Proprietà

Ospitalità, il successo delle signore del lusso

Pioniere da generazioni oggi le donne sono le protagoniste
di strutture accoglienti dalle atmosfere calde e dedicate al culto del cliente

di Paola Dezza

5' di lettura

L’albergo si fa casa, dimora accogliente dove sentirsi a proprio agio e muoversi come nel salotto della propria abitazione, in spazi comuni caldi e ospitali. E quando l’atmosfera di un hotel vira verso questa sensazione di calore spesso si riconosce il tocco femminile.

La presenza delle donne nell’hôtellerie non è scoperta recente, ma esempi di padrone di strutture alberghiere ricorrono dai secoli passati, quando l’ospitalità in Europa muoveva i primi passi. Donne che, spesso accanto al marito, si occupavano di alcune mansioni in hotel.

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Oggi la presenza di una figura femminile anche nella gestione vera e propria del business è sempre più frequente, senza lasciare al caso arredo e design, accoglienza e dettagli. Nella maggioranza dei casi la gestione coincide con la proprietà.

Da Cinzia Cannavacciuolo, moglie del celebre chef Antonino ma erede di una famiglia che da generazioni si occupa di ospitalità, ad Alessandra Garin proprietaria dell’Auberge de la Maison di Courmayeur passando per eccellenze come Giuditta Gallo, proprietaria e general manager del Relais San Maurizio fino a Daniela Fantini di Casa Fantini e Laura Roullet dello storico Bellevue di Cogne. Donne intraprendenti, focalizzate su ospitalità, servizio e accoglienza di alto livello con focus su food, benessere e sostenibilità.

«Abbiamo scelto di aprire Casa Fantini – spiega la proprietaria Daniela – per accogliere i nostri clienti (dell’azienda Fantini, leader nelle rubinetterie di disegn) in nove camere e due suite a Pella, sul Lago d’Orta. Abbiamo rilevato prima una vecchia casa sul lago, la storica abitazione del custode della nostra azienda, Carletto, e abbiamo chiesto all’architetto Piero Lissoni di realizzare una dimora di lusso». Daniela è nuova al tema dell’ospitalità, ma presto ha capito quali sono i cardini dell’accoglienza. «Servizio perfetto – dice – e ambiente curato in ogni dettaglio, senza sbavature. Abbiamo scelto di arricchire il territorio dove l’azienda di famiglia è nata nel 1946. Come un regalo a una zona che ci ha dato molto, a questo paesino di mille abitanti di fronte all’isola di San Giulio che ha ricchezze da visitare, molte nascoste». L’accoglienza è fatta di dettagli – dai grandi vasi di fiori degli ambienti comuni, sempre perfetti, alla cucina per coccolare gli ospiti. «Da quando abbiamo aperto nel 2018 – dice Daniela – abbiamo scelto di basare il nostro servizio anche sul food. Vogliamo che l’ospite si senta a casa nel miglior senso di questa parola».

A Cogne è una istituzione. Il Bellevue è l’hotel per eccellenza, che detta la linea dell’accoglienza in questo affascinante paesino incastonato nel parco del Gran Paradiso, tempio dello sci di fondo ma ancor più dell’estate in montagna. Una dimora in vetta, arredata riccamente con mobili antichi e caldi, una casa dove sentirsi a proprio agio per l’ora del tè o la cena in uno dei quattro ristoranti della proprietà, di cui uno stellato. Il cliente si sente a casa, in camera, nei salotti comuni, nella Spa di recente ampliata e arricchita con affaccio con grandi vetrate sul prato di Sant’Orso, imbiancato dalla neve in inverno, verde in primavera ed estate. Laura Roullet è la regina della casa, mentre i suoi genitori, proprietari dell’hotel da generazioni, dirigono da dietro le quinte investimenti e riqualificazioni della struttura. «Ho viaggiato molto da giovane e lavorato all’estero, Francia, Germania e Usa, per poi tornare a casa - racconta Laura -. La mia è la quarta generazione che si occupa dell’hotel. Stiamo portando avanti due progetti: abbiamo acquistato una casa da ristrutturare con nuove camere per lo staff e riqualificheremo anche la baita a Valnontey che usiamo soprattutto d’estate». Laura ama definirsi “Maitre de maison”, la padrona di casa che si occupa di ogni dettaglio, dalla gestione all’aspetto umano.

Alessandra Garin ha preso il testimone dai genitori, che hanno aperto l’Auberge de la Maison nel 1996 a Courmayeur. «Dalla giurisprudenza sono tornata all’ospitalità frequentando l’École hôtelière di Losanna - racconta - e dal 2004 ho preso in mano la nostra struttura». Alessandra è fiduciosa sul futuro, nonostante il momento che stiamo vivendo. E per questo ha rilevato un ristorante in centro a Courmayeur, il Cadran solaire. Il food è un punto di forza dell’hotel, con una cucina gourmet autentica con prodotti a km zero, una sostenibilità che si sposta anche nella scelta delle fibre naturali per le camere e nei trattamenti Spa. «Nel nostro caso il tocco femminile si intravede nell’accoglienza di alto livello ma non fredda, cerchiamo di conciliare un servizio senza sbavature con standard organizzati, procedure pensate e studiate, coniugate con accoglienza e sensibilità umana» dice.

Le nuove generazioni si stanno dunque appassionando alla cultura dell’accoglienza e molti giovani restano in famiglia, in Italia e all’estero.

Cinzia Primatesta, moglie di Antonino Cannavacciuolo, vive in hotel da quando era bambina. «La mia famiglia ha gestito alberghi e ristoranti da quando sono nata e ho assorbito in modo automatico il culto dell’ospitalità -dice -. Mia mamma, nata del 1950, era all’avanguardia nella gestione del cliente. Creava un rapporto continuativo, scrivendo cartoline per Natale e inviando regali durante l’anno». Cinzia e Antonino stanno per aprire, con un investimento di otto milioni di euro, la catena Laqua con tre hotel, uno esistente ma completamente ristrutturato, al quale si aggiungono Laqua by the Lake a Pettenasco, sul lago d’Orta, e Laqua countryside a Ticciano (Vico Equense).

«La donna ha come caratteristica intrinseca l’accudimento - spiega Cinzia -. L’accoglienza è una caratteristica femminile». La cura degli altri che diventa anche cura dell’ambiente con l’attenzione alla sostenibilità, tanto che sul lago d’Orta la struttura sarà a impatto zero.

Giuditta Gallo, proprietaria e general manager del Relais San Maurizio, si occupa della struttura dal 2005, dopo la laurea in Bocconi e alcune esperienza lavorative all’estero. «La mia è la seconda generazione che si occupa del Relais - racconta -, nato da una idea di mio padre - Pierdomenico Gallo, nome noto dell’alta finanza - di ridare vita a un monastero del 1619 rimasto abbandonato per anni. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di mantenere la filosofia del luogo nel più rigoroso rispetto della natura». Dopo cinque anni di lavori per il restauro conservativo, dal 1997, l’hotel ha aperto diventando location di culto per gli amanti della cucina stellata e del benessere in Spa. La sorella Arianna si occupa della parte finanziaria e di altri progetti del gruppo, che acquistando una tenuta agricola si è concentrato su iniziative sostenibili e prodotti a chilometro zero. Tra gli altri progetti anche la scelta di lavorare con una onlus che ricicla saponette. «Abbiamo una seconda struttura alberghiera in Sicilia, Antica Badia, e altri progetti allo studio» dice ancora Giuditta, che sottolinea come la presenza femminile nell’ospitalità sia importante anche nella definizione dei dettagli, dalla linea delle amenities agli arrangiamenti floreali. «Sono appassionata di interior design e da quando sono arrivata ho rinnovato le camere e lavorato sulla scelta di tessuti e arredi» spiega Giuditta. Al Relais oggi il cliente è al centro e in questa casa accogliente e nel parco circostante si possono provare esperienze legate alla natura, come la scelta delle verdure da portare a casa dall’orto prima di partire o la cena tra spezie e alberi da frutta.

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