IL CASO INALPI

L’algoritmo che premia gli allevatori

di Luca Orlando


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3' di lettura

Nessuna trattativa, nessun litigio. Solo numeri.

Per i 400 allevatori che conferiscono il proprio latte ad Inalpi il prezzo di vendita è definito da un algoritmo. Quattordici variabili legate a prezzi di mercato dei derivati del latte e costi di produzione degli allevatori vanno a costruire un valore base, sul quale poi si innestano premialità aggiuntive parametrate alla qualità del prodotto dei singoli allevatori. «Al momento - spiega il presidente di Inalpi Ambrogio Invernizzi – sulla base di questo metodo paghiamo in media il 5% in più rispetto al valore di mercato. Ma lo facciamo volentieri, perché ci consente di mantenere viva la nostra filiera stimolandola però allo stesso tempo a continui miglioramenti». Percorso misurato anche in questo caso in modo rigoroso, sia attraverso gli otto parametri definiti nel protocollo di filiera ( tra cui igiene e sanità, salute e benessere del bestiame, sostenibilità), sia rilevando su base quotidiana le caratteristiche del prodotto in termini di grasso, proteine, agenti batterici. E migliorare in effetti “paga”, perché le aziende agricole più performanti possono spuntare grazie a questo meccanismo anche il 15% di margine aggiuntivo rispetto al prezzo di mercato. Una manciata di centesimi in più al litro paiono poca cosa. E tuttavia per Inalpi l’impegno economico non è affatto irrilevante: sulla base dei volumi di latte acquisiti si tratta di oltre quattro milioni di euro, risorse “extra”, che finiscono sul territorio, tra gli allevatori di Cuneo, Torino e Asti. «La quantità non conta - aggiunge Invernizzi - perchè noi non facciamo differenze tra piccoli e grandi produttori. Questo ci consente di sostenere e valorizzare anche realtà minori, che grazie all’accordo possono fare una pianificazione pluriennale dei propri investimenti».

L’intesa, nata nel 2007 coinvolgendo Ferrero e la facoltà di Agraria dell’Università di Piacenza, è stata progressivamente affinata, anche attraverso continue innovazioni tecnologiche. Un portale web dedicato consente ad esempio ad ogni allevatore di visualizzare in tempo reale la qualità della propria fornitura, misurata giornalmente attraverso campionature automatiche.

Un sistema in movimento, dunque, che di mese in mese aggiorna i valori e che storicamente negli anni ha sempre generato prezzi più alti rispetto al mercato. «La quantità dei parametri in campo - aggiunge l’imprenditore- consente anche di evitare strappi eccessivi, evitando rialzi o ribassi repentini legati a fattori contingenti, come accaduto in passato, dando così agli allevatori la garanzia di una relativa stabilità delle entrate».

La logica sottostante, più qualità=migliori performance, è confermata dai numeri, con Inalpi in grado di arrivare lo scorso anno al nuovo record di ricavi, 172 milioni di euro realizzati con burro, formaggi e latte in polvere, per il 40% legati all’export. Punto di svolta il 2008, con il maxi-investimento per l’impianto di produzione di latte in polvere, unicum in Italia. Un azzardo per un gruppo che ai tempi fatturava appena 15 milioni e che chiedeva alle banche fiducia (e denaro) per un investimento di 30. «Purtroppo questo coincise con la crisi Lehman Brothers - aggiunge Invernizzi - e un grande istituto di credito si sfilò dal progetto, considerandolo troppo rischioso. Questo, pur avendo noi già siglato con Ferrero un contratto di fornitura “certo” per i successivi 15 anni. Per fortuna fummo sostenuti dalle banche del territorio, dal credito cooperativo. Anche grazie a loro siamo qui a poter raccontare il nostro percorso di crescita».

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