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L’All Star Game di Chicago nel ricordo di Kobe Bryant e di Gianna

Dal 14 al 16 febbraio si svolgerà allo United Center di Chicago l’All Star Game. La Nba è ancora scossa per la morte di Kobe Bryant e della figlia Gianna

di Benedetto Giardina


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AFP

3' di lettura

Mercato chiuso(almeno per gli scambi), squadre pronte per l’ All Star Game (dal 14 al 16 febbraio) e un salary cap già programmato per la prossima stagione. L’Nba, ancora scossa per la morte di Kobe Bryant e della figlia Gianna, porta avanti i propri impegni, sia sul campo che fuori. La tragica scomparsa dell’ex cestista dei Lakers renderà il consueto appuntamento di metà stagione una vera e propria commemorazione sul parquet dello United Center di Chicago , mentre il gelo che da mesi va avanti con la Cina ha costretto la lega a rivedere le stime per i ricavi della prossima stagione, con conseguenze sul tetto salariale. Nulla di catastrofico, perché alla fine il cap verrà posto a 115 milioni di dollari (circa 105 milioni di euro) contro i 116 previsti un anno fa.

Guerra fredda tra Nba e Cina

Dura dallo scorso 6 ottobre, da quando Daryl Morey (general manager degli Houston Rockets) ebbe l’ardire di solidarizzare via Twitter con i manifestanti di Hong Kong. Adam Silver, commissioner della Nba, si è schierato dalla parte del dirigente texano, conscio però del rischio economico. Nel 2018, infatti, la stima sul valore delle attività in Cina della Nba si aggirava sui 4 miliardi di dollari (3,7 miliardi di euro), guidate dai proventi televisivi e dalla vendita del merchandising. Quest’estate, il gigante del broadcasting Tencent ha siglato un accordo da 1,5 miliardi di dollari a stagione per trasmettere le partite della Nba fino alla stagione 2024/25, garantendo più del doppio rispetto a quanto previsto dal precedente contratto. Le tensioni tra Nba e Cina hanno però costretto l’emittente a “embargare” le partite di preseason, salvo poi tornare a trasmettere le gare di regular season.

Basketball related income
Situazioni da non sottovalutare, anche perché i proventi internazionali vanno nel paniere dei cosiddetti Basketball related income, ovvero l’insieme dei i ricavi generati dall'attività cestistica che costituiscono la base su cui calcolare il salary cap anno dopo anno. Al termine della stagione 2017/18, questi ricavi hanno superato i 7 miliardi di dollari (eccedendo di quasi 2 miliardi le aspettative della lega) e hanno portato a un innalzamento del tetto salariale oltre i 100 milioni. Nella passata stagione è stato posto a 101,9 milioni di dollari per squadra (con la soglia per non pagare la luxury tax fissata a 123,7 milioni di dollari), mentre per l’annata in corso, il salary cap è di 109,1 milioni di dollari (con soglia di 132,6 milioni per la luxury tax). L’ufficializzazione dei paletti per la stagione 2020/21 conferma un ulteriore spostamento dell’asticella verso l’alto sia per il tetto salariale che per la luxury tax, prevista a 141 milioni e ora fissata a 139 milioni.

Trade deadline

Le tempistiche con cui la Nba ha voluto comunicare alle 30 franchigie il nuovo salary cap, per quanto anticipate, rispecchiano la consapevolezza di quanto possa influire sulle strategie di mercato un solo milione di differenza. I dirigenti sono stati informati a pochi giorni dalla chiusura del mercato degli scambi, la “trade deadline” che giovedì 6 febbraio ha cambiato di fatto pochi scenari all’interno del campionato. In questo modo, chi ha voluto alleggerire il monte salari, lo ha potuto fare sapendo già le limitazioni fissate per la prossima stagione. Non a caso, l’ultimo giorno di scambi si è basato più sulle operazioni di “scarico” che su campagne di rafforzamento, come nel caso di Andre Drummond e dei suoi 27 milioni di stipendio (con opzione di rinnovo a suo favore da 28,7 milioni). I Detroit Pistons lo hanno ceduto a Cleveland in cambio di 2 giocatori in scadenza (Henson e Knight) più una scelta al draft 2023 per liberarsi del suo contratto in vista di una rifondazione. In totale, nella deadline di giovedì 6, sono stati mossi contratti per oltre 323,7 milioni. I più pesanti sono quelli di D’Angelo Russell e Andrew Wiggins: il primo passa da Golden State a Minnesota, il secondo fa il tragitto inverso.

All Star Game
Nessuno dei giocatori scambiati in quest’ultima giornata di mercato prenderà parte all’All Star Game, in programma a Chicago da venerdì 14 febbraio. Un evento che annualmente genera un indotto superiore agli 80 milioni di dollari nelle città ospitanti, come accaduto lo scorso anno a Charlotte, con un impatto economico stimato in 87,7 milioni di dollari dall’amministrazione della cittadina del North Carolina. Quello di quest’anno, inoltre, sarà il primo All Star Game senza Kobe Bryant, che da giocatore è stato il più giovane esordiente nella “parata” di stelle, nonché 4 volte Mvp della rassegna. I giocatori delle 2 squadre, capitanate da LeBron James e Giannis Antetokounmpo, indosseranno le casacche numero 24 e 2, ovvero l’ultimo numero di Bryant ai Lakers e il numero della figlia Gianna, che giocava nella academy fondata dal padre.

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