GLI EFFETTI

Allarme alberghi: con il decreto dignità perdiamo gli stagionali

di Marzio Bartoloni


Fuga dal mare italiano: ecco le destinazioni che perdono più turisti

2' di lettura

La stagione turistica estiva sta entrando nel vivo e si trova ad affrontare gli effetti del decreto dignità che compie un anno. I paletti sui rinnovi dei contratti stanno infatti complicando la vita agli alberghi costretti spesso a rinunciare agli stagionali più fidati che a loro volta vedono aumentare il rischio precarietà. Tanto che nei giorni scorsi Confindustria Alberghi con le principali sigle sindacali hanno scritto ai ministri del Lavoro, Luigi Di Maio, e del Turismo, Gian Marco Centinaio per segnalare questo rischio.

Nelle imprese alberghiere il ricorso al lavoro a termine di tipo stagionale è fisiologico e ora dopo l’approvazione del decreto dignità che dispiega per la prima volta questa estate tutti i suoi effetti coiminciano a sorgere i primi problemi. «Il problema non è solo quello di reperire i lavoratori, ma anche e forse soprattutto quello di gestire le nuove regole del decreto dignità che rivedono un contributo aggiuntivo che ad ogni rinnovo di contratto aumenta in modo esponenziale» si legge in una nota di Confindustria Alberghi. Che segnala come dall'applicazione della nuova disciplina deriva un pericoloso incremento del turn over dei lavoratori con una perdita di continuità occupazionale e della tutela delle professionalità.

Il decreto dignità prevede che ad ogni rinnovo di un contratto di lavoro stagionale col medesimo lavoratore vi sia un incremento del contributo addizionale a carico azienda. Questo incremento - avvertono imprese e sindacati del settore - progressivo ed illimitato del costo disincentiva la riassunzione del dipendente già formato, che spesso fa affidamento su un periodico reimpiego presso lo stesso datore ed in tal senso organizza la propria vita. Si favorisce in sostanza la ripetuta sostituzione delle risorse da assumere: un vero incentivo alla precarietà in esatto contrasto con la dichiarata volontà della legge, ed in contraddizione con le altre norme e dei contratti nazionali, che invece tendono a favorire il diritto di precedenza del lavoratore già assunto in passato.

Da qui l’«avviso comune» di Federturismo Confindustria, Confindustria Alberghi e Filcams-CGIL, Fisascat-CISL e UilTucs-UIL con cui nei giorni scorsi hanno chiesto al Governo di intervenire sul punto eliminando la «grave distorsione insita nel decreto dignità». «L’attività turistica, come già riconosciuto nell'Accordo di rinnovo del Ccnl Industria turistica del 2016, è - si legge nell’avviso - per sua connotazione fortemente stagionale. I contratti a termine sottoscritti dalle aziende del comparto sono uno strumento necessario, nonché l'unico utilizzabile, per imprese la cui attività è condizionata da una domanda per sua natura soggetta a variazioni difficilmente programmabili». «È quindi evidente - spiega ancora l’avviso - che la crescita esponenziale dei costi determina ripercussioni devastanti anche sul piano occupazionale».

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