La crisi nelle stalle

L’allarme degli allevatori: entro giugno il 30% in meno di mucche in Lombardia

Copagri chiede con urgenza un nuovo tavolo del latte, per far fronte ai produttori schiacciati dai costi. Assolatte: il governo sostenga l’export

di Micaela Cappellini

(michelangeloop - stock.adobe.com)

2' di lettura

I profitti dei produttori di latte sono al tracollo ed entro giugno si rischiano di avere il 30% di vacche in meno in Lombardia, la regione che da sola assicura la metà della produzione lattiero-casearia nazionale. Mentre il tavolo sul prezzo del latte non è ancora stato riconvocato, la situazione nelle stalle si fa sempre più drammatica, sostiene la Copagri: «Con le stalle che chiudono - ha detto il responsabile nazionale del comparto lattiero-caseario della Copagri, Roberto Cavaliere - c’è la concreta eventualità di perdere 12-15 milioni di quintali di latte, pari al 10% circa della produzione nazionale, con danni irreparabili al tessuto produttivo del Paese».

Franco Verrascina, presidente dell’associazione, fa i conti in tasca agli allevatori europei: «Negli ultimi trent’anni il margine netto di profitto per 1 chilo di latte, corrispondente a poco meno di 1litro, è passato dai 12,36 centesimi di fine anni ’90 agli attuali 4,17 centesimi. E questo margine, in cui sono inclusi ammortamenti, salari, affitto, interessi e tasse, non tiene peraltro conto dei rincari senza precedenti dei costi di produzione e delle tariffe energetiche di questi ultimi mesi, sommando i quali si arriva a cifre negative». Per questo ancorare il prezzo del latte ai costi di produzione diventa un elemento essenziale per la salvaguardia degli imprenditori agricoli: «Ci aspettiamo una forte presa di posizione del governo - dice Verrascina - la nostra richiesta non può prescindere dal mettere nero su bianco un accordo che preveda un riconoscimento di almeno 50 centesimi al litro per il prezzo del latte alla stalla, prendendo a riferimento il mercato della regione Lombardia».

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Secondo i dati del Crea, che ha calcolato l’impatto della guerra in Ucraina sui costi delle aziende agricole italiane, gli allevatori di bovini da latte sono oggi la seconda categoria piàù colpita dagli aumenti dei costi correnti, pari al 57% in più rispetto a quanto registrato prima della crisi.

Dall’altra parte, anche le industrie della trasformazione si trovano ad affrontare crescenti difficoltà produttive. In un incontro con il sottosegretario agli Affari esteri, Manlio Di Stefano, i vertici di Assolatte hanno lanciato l’allarme sulla necessità di risolvere l'emergenza mangimi, intervenendo su possibili speculazioni sulle materie prime, diversificando le fonti di approvvigionamento e aprendo all'import da altri paesi. Sul fronte dell’export, Assolatte chiede l'intervento del governo attraverso sostegni per le aziende finanziariamente esposte in Ucraina e interventi mirati alla promozione all'estero: «Ora più che mai è importante diversificare i mercati di esportazione», ha detto il suo presidente, Paolo Zanetti. Tra i mercati su cui puntare ci sono gli Stati Uniti, dove ormai sono venuti meno i dazi imposti dall'amministrazione Trump, ma anche Germania, Francia, Spagna, Polonia, Romania, Svezia e Danimarca.

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