ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’assemblea di Federchimica

L’allarme della Chimica: «Se ci fermiamo noi si blocca il Paese»

Il presidente Lamberti. Aziende a rischio senza azioni di sostegno. Produzione a -8% tra giugno e dicembre. Ue decisiva ma lavori per semplificare.

di Luca Orlando

4' di lettura

Prima un “avanti adagio”, un progresso di quattro decimali nel primo semestre. Poi, in coincidenza con i picchi di prezzo dell’energia, una caduta verticale, culminata in agosto con una frenata di quasi 15 punti per la produzione industriale, il dato peggiore tra tutti i comparti monitorati dall’Istat.

Frenata, quella della chimica, che ha tuttavia implicazioni ben più ampie rispetto al perimetro delle 2800 aziende del settore, ieri riunite nell’assemblea annuale della Federazione di categoria.

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«Siamo materia prima per l’intera economia - scandisce il presidente di Federchimica Paolo Lamberti - e se si chiude la chimica si ferma il Paese».

Il rischio concreto, per un comparto energivoro sia dal lato dei consumi che negli input di materie prime, è quello di subire uno shock in termini competitivi, perdendo quote di mercato e di redditività proprio nel momento in cui le imprese sono impegnate a investire nella transizione tecnologica: per il secondo semestre la stima è quella di un calo di otto punti per la produzione. «Ove la situazione non cambiasse fortemente - spiega Lamberti - in alcuni casi le nostre imprese non riusciranno a sopravvivere».

Da qui la necessità di un’azione di sistema, e la richiesta di un’attenzione specifica, sia nel varo di azioni di sostegno, sia nell’ipotesi di interventi di limitazione dell’attività produttiva per affrontare l’eventuale carenza di gas.

Tempesta perfetta, quella descritta da Lamberti, su cui si innesta per il settore il nodo della revisione normativa, i cui effetti sono spesso deleteri. «Perché quasi sempre nelle decisioni pubbliche - spiega Lamberti - si enfatizzano i vantaggi ambientali sottostimando i costi industriali. Per scoprire, purtroppo tardi, quanto sia vero il contrario».

Chimica che rifiuta l’immagine di “nemico” dell’ambiente ormai attribuitale per default, (in 30 anni i consumi di energia si sono ad esempio dimezzati) con le imprese a chiedere norme più semplici, sostegno alla capacità di ricerca, decisioni razionali e non adottate sulla base di spinte emotive.

Un esempio è la normativa di riferimento sulla sicurezza Reach, cornice di regole «costosa oltre le attese, ma il cui merito è stato quello di spingere il comparto ad accelerare sull’innovazione».

Schema di gioco tuttavia per nulla stabile, lamenta Lamberti, tenendo conto dei tanti cambiamenti innescati dal target della neutralità climatica al 2050.

In pochi mesi, spiega, si stanno ad esempio definendo provvedimenti sui criteri di packaging, nuove misure per le plastiche bio-based, aggiornamenti sulle emissioni così come una revisione delle regole sulla sicurezza.

«Non piccole modifiche migliorative - commenta Lamberti - ma lo stravolgimento dell’impianto stesso della legislazione europea, revisione profonda del sistema attuale che pure è già il più complesso al mondo».

Un quadro fatto dunque di incertezza e complessità, che per Lamberti richiede un’attenzione immediata da parte del nuovo Governo, a cui si chiede di fornire rapidamente risposte chiare ai bisogni di cittadini e imprese, sfruttando anche la crisi come spinta per sciogliere nodi irrisolti da tempo.

Come l’efficienza della Pubblica Amministrazione, snodo critico per attuare il Pnrr. Grave sarebbe dissipare i fondi per ritardi o inconcludenza; un disastro per tutti e un gravissimo vulnus per il progresso del Paese perdere l’occasione delle riforme.

Da attuare ad ogni modo in una cornice più ampia che deve restare la stella polare del Paese, cioè l’Europa. La cui unità è un valore in assoluto: nazionalismi, egoismi da stress per la situazione attuale, fughe in avanti di alcuni paesi rischiano di spaccare il mercato unico, «rischiando di superare l’emergenza energetica creandone un’altra, non meno pericolosa».

Salto di qualità richiesto a Bruxelles ma anche a ciascuno di noi. «Il populismo - conclude Lamberti, è in fondo questo: tanti diritti e pochi doveri. Ma se si vive di soli diritti, di diritti si muore».

Bonomi: le promesse elettorali aspettino, priorità all’industria

A rilanciare le preoccupazioni per la fase attuale dell’economia è il Presidente di Confindustria. «Le priorità per il Governo - spiega Carlo Bonomi - sono l’energia, che è un’emergenza che dobbiamo affrontare subito, e il lavoro». Nodo, quello dell’energia, da affrontare «all’interno di un quadro di finanza pubblica, perché non possiamo scassare i conti dello Stato».

«Un grande successo politico» per Bonomi è quello conseguito dall'ex presidente del consiglio Mario Draghi all'ultimo consiglio europeo, a cui deve seguire però qualche fatto tecnico. A preoccupare sono alcuni caveat «messi ancora una volta da tedeschi e olandesi e la speranza è che ai tavoli tecnici il lavoro vada nella direzione che ha chiesto il consiglio europeo».

Se quest’anno l’extragettito legato alla crescita consente di agire senza danneggiare i conti, i nodi verranno al pettine nel 2023. L’auspicio è che non sia necessario ma potrebbe trattarsi di una scelta inevitabile. «Se non arrivano soluzioni europee - spiega Bonomi - dovremo spiegare a Bruxelles che i nostri interventi su deficit e debito sono obbligati, tenendo conto delle azioni asimmetriche adottate da alcuni paesi, tedeschi in primis, in violazione del mercato unico». Sul piano immediato, Bonomi vede poi con favore la scelta di tenere l'ex ministro Cingolani come consulente, «ottima scelta perché dà continuità su un dossier delicato come quello dell'energia. Noi avevamo sempre chiesto di avere competenze a partire dal primo giorno e questo va nella giusta direzione».

La richiesta alla Politica è chiara, da un lato non animare diffidenze vero Europa e Nato e non disperdere il patrimonio di credibilità acquisito da Draghi; dall’altro affrontare l’emergenza senza distrazioni con scelte rapide ed efficaci. «Io capisco - spiega - la legittima aspirazione dei partiti di rispondere alle promesse elettorali che hanno fatto, ma questo non è il momento. Ci sarà tempo e modo, daremo anche tutto il mostro contributo, però oggi dobbiamo mettere in sicurezza l’asset più importante del paese, che è l’industria italiana: le risorse disponibili vanno messe lì».

«O l'Europa fa l'Europa o saremo costretti a intervenire sui nostri conti, perché dobbiamo salvaguardare l'industria. Sono a rischio migliaia di imprese italiane e centinaia di migliaia di posti di lavoro, e quindi centinaia di migliaia di redditi di famiglie. Non ce lo possiamo permettere». L'auspicio del presidente di Confindustria è che nella legge di bilancio si inizi ad aggiustare la spesa pubblica. «Spendiamo più di 1000 miliardi all'anno - osserva - e riconfigurare il 4-5% ci metterebbe a disposizione quelle risorse per poter tamponare e non agire sul debito pubblico. Però se fossimo costretti in ultima istanza ad agire sul debito pubblico, dev'essere fatto perché stiamo salvaguardando l'industria».

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