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L’allarme di Confindustria: con guerra e prezzi ad aprile la produzione crolla a -2,5%

L’ulteriore calo della produzione porta la variazione acquisita per il secondo trimestre a -2,5%, pregiudicando la dinamica del Pil italiano nel secondo trimestre

di Marzio Bartoloni

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Il protrarsi del conflitto e delle tensioni sui prezzi delle commodity , a partire dall’emergenza del gas, gela la produzione industriale che segna -2,0% a marzo e -2,5% ad aprile. Queste le nuove stime del Centro Studi Confindustria che registra il calo dopo il rimbalzo di febbraio (+4,0%) che ha seguito la caduta di gennaio (-3,4%) e dicembre (-1%). «Le indagini sul sentiment imprenditoriale e le ridimensionate dinamiche di ordini e attese delle imprese - si legge-non lasciano intravedere miglioramenti significativi nel breve termine».

La gelata della produzione industriale

Nel primo trimestre 2022, quindi, il Centro studi di Confindustria stima una diminuzione della produzione industriale di -1,6% rispetto al quarto trimestre del 2021. L'ulteriore calo della produzione rilevato dal CsC in aprile (-2,5%) porta la variazione acquisita per il secondo trimestre a -2,5%, pregiudicando la dinamica del Pil italiano nel secondo trimestre, dopo la flessione nel primo. Gli ordini in volume diminuiscono a marzo di -0,6% su febbraio, ad aprile di -0,4%. Confindustria sottolinea come continuano ad incidere i fattori che ostacolavano l’attività produttiva italiana già prima della guerra (rincari delle materie prime, scarsità di materiali), che nel primo trimestre si sono confermati molto rilevanti. L’insufficienza percepita di impianti e/o materiali si è significativamente acuita. I giudizi sui principali ostacoli alle esportazioni sono ancora negativi. La percentuale di imprese manifatturiere che hanno segnalato difficoltà in termini di costi e prezzi più elevati e tempi di consegna più lunghi è rimasta elevata, sebbene in attenuazione rispetto al quarto trimestre del 2021.

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Cala la fiducia e crolla l’indice delle attese delle imprese

Tali fattori hanno contribuito alla contrazione della fiducia delle imprese registrata tra marzo ed aprile (in particolare l'indice per quelle manifatturiere è arrivato a 110,0, il valore più basso da maggio 2021) e all'ulteriore flessione del PMI manifatturiero (fino a 54,5 punti, il punto di minimo da gennaio 2021). A questi fenomeni si è aggiunta una sensibile diminuzione nei giudizi e nelle attese sugli ordini (sia interni che esteri, questi ultimi in area di contrazione dopo cinque mesi consecutivi di espansione) e nei giudizi e nelle attese sui livelli di produzione delle imprese manifatturiere, il cui valore non toccava livelli così bassi da marzo dello scorso anno. L’indice delle attese sull'economia italiana ha registrato un crollo da +0,6 a inizio anno fino a - 34,8 di aprile, valore comparabile a quello di dicembre 2020. Il peggioramento dell’indice di incertezza della politica economica che per l’Italia è salito a 139,1 punti a marzo per poi attestarsi su un valore poco inferiore in aprile (129,2 punti, +28,5% rispetto al 4° trimestre del 2021), accresce i rischi di un ulteriore indebolimento

Pesa il boom dei prezzi del gas e del petrolio

Ovviamente a pesare tra i tanti fattori di incertezza c’è in particolare quello dell’aumento dei prezzi delle commodity, a partire proprio dal gas: ad aprile il prezzo medio del gas naturale era il 698% più alto rispetto a prima dello scoppio della pandemia; quello del petrolio del mare del Nord il 56% in più. L’aumento dei prezzi delle commodity sono dunque «ancora elevati, frenando l'attività produttiva lungo tutte le filiere». Insomma per il Centro stdui di Confindustria dopo il dato positivo di febbraio, prevalentemente dovuto ad un effetto base statistico, continuano ad incidere i fattori che ostacolavano l'attività produttiva italiana già prima della guerra (rincari delle materie prime, scarsità di materiali), che nel 1° trimestre si sono confermati molto rilevanti.

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