servizi finanziari

L’allarme del credito: i big del tech mettono a rischio il sistema bancario

di Biagio Simonetta


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Reuters

3' di lettura

Il processo di digitalizzazione che ha investito il settore dei pagamenti appartiene a quell’insieme di innovazioni definite distruptive. Un termine che la dice lunga sulla portata del fenomeno, e che oggi trova sponda nel grido d'allarme lanciato da alcuni personaggi chiave del sistema bancario europeo. Francisco González, presidente esecutivo della spagnola Bbva, e Ralph Hamers, Ceo dell'olandese ING, hanno espresso tutte le loro preoccupazioni sull'avvento di nuovi player come Facebook, Amazon, Google e Alibaba nel mondo dei servizi finanziari. Del resto, il quadro è composto da aziende che figurano ai primi posti al mondo per quotazione di mercato e valore. E se sono questi i nuovi competitor, il mondo bancario non può rimanere a guardare. Va detto che il connubio hi-tech e finanza dura da tempo. Le banche, da un lato, sono arrivate a spendere circa 50 miliardi di dollari l’anno in sistemi informatici; e, dall'altro, hanno loro stesse investito nel FinTech (circa 23,2 miliardi di dollari nel 2016). Quindi tracciare una netta separazione tra nuovi soggetti e tradizionali istituti non è così facile. Va detto però che gli istituti finanziari mondiali indicano che il 24% dei loro ricavi potrebbe andare perso, nel prossimo quinquennio, a causa delle società hi-tech.

La PSD2 che apre la banca
Tutto nasce dall'introduzione della PSD2, entrata in vigore lo scorso 13 gennaio. Una serie di nuove norme che di fatto ridefinisce il mercato comunitario dei pagamenti e segna un solco importante col passato, aprendo le porte dell'open banking e sgretolando alcuni dei vecchi equilibri bancari. Per esempio vengono abilitati i servizi di pagamento digitale con i fornitori dei servizi che possono bypassare le banche nella gestione delle transazioni. Ma non è finita qui: il nuovo regolamento punta molto sul principio dell'open banking. In sostanza, grazie alla PSD2, gli istituti bancari devono mettere a disposizione di terze parti i dati dei clienti, ovviamente dopo che questi ultimi hanno prestato il loro consenso. E siccome i nuovi competitor (i big del mondo tech) vivono proprio sui dati, gli scenari che si aprono sono infiniti. Il nuovo “rischio” individuato dal settore bancario è quello creditizio. Colossi come Alibaba, Facebook, Google e Amazon potranno presto porsi come istituti di credito, fornendo forme di finanziamento, piccoli prestiti, investimenti. Il tutto con una maggiore capacità di lettura dei dati e una forza finanziaria imponente.

L'allarme dei bancari
Il modello disegnato dalla PSD2, insomma, è quello di un settore bancario sempre più aperto, dove la vera sfida si giocherà sul filo dell’innovazione. E non lascia tranquilli i big bancari europei. L'amministratore delegato di ING, Ralph Hamers, riferendosi al nuovo regolamento europeo, al Financial Times ha parlato di vera e propria «minaccia per le banche tradizionali». Il Ceo dell’istituto olandese è convinto che sarà una guerra impari, considerato che i big di Internet «hanno molti più soldi da bruciare». Stessa linea d'onda per Francisco Gonzales, presidente esecutivo della spagnola Bbva, secondo il quale i nuovi player del mondo tech potranno così «rimpiazzare molte banche». Gonzales ha esortato organismi come il G20 a prendere posizione per fare ordine in questo «cambiamento epocale». Per il boss di Bbva «Oggi le banche sono responsabili di tutto ciò che accade al loro interno. Lo stesso livello di responsabilità deve essere applicato alle piattaforme che i giganti di Internet stanno diffondendo, e per questo abbiamo bisogno di un'architettura giuridica diversa». L'allarme, insomma, stavolta è scattato per davvero. E la sensazione è che questa storia sia solo all'inizio.

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