Criminalità

L’allarme della Dia: «Rischio infiltrazioni mafiose nei fondi Pnrr»

Cresce la tendenza ad infiltrare il tessuto economico e sociale sano da parte delle organizzazioni criminali. Il riciclaggio di denaro sporco in aumento al Nord

di Marco Ludovico

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2' di lettura

«Durante il perdurare dell’emergenza sanitaria, la tendenza a infiltrare in modo capillare
il tessuto economico e sociale “sano” si sarebbe dunque ulteriormente evidenziata». Il pudore del condizionale sembra un esercizio di stile ma il documento è ufficiale, depositato in Parlamento. È la relazione del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, sull’attività svolta nel secondo semestre 2020 dalla Dia (Direzione investigativa antimafia), guidata da Maurizio Vallone, in capo al dipartimento di Pubblica sicurezza al comando di Lamberto Giannini. L’allarme è ripetuto. I dati a riscontro, diretto e indiretto, ormai fioccano.

La doppia opportunità per i mafiosi

La relazione sottolinea le due grandi occasioni da sfruttare per i mafiosi da quando è scoppiata la pandemia. «Poter rilevare a buon mercato imprese in difficoltà». Accadeva già prima, sempre di più. Adesso è un gioco da ragazzi: la montagna di liquidità criminale diventa ossigeno indispensabile nell’asfissia economica e finanziaria di tante piccole e medie imprese. Quelle che lo cercano, che si prestano, che non riescono a dire di no: tante, troppe. La seconda ghiotta occasione è «accaparrarsi le risorse pubbliche stanziate per fronteggiare l’emergenza sanitaria». In ballo ci sono le mafiose «attenzioni operative verso i fondi comunitari che giungeranno a breve».

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L’allarme di Draghi

La relazione della Dia giunge proprio all’indomani dell’impegno ufficiale del presidente del Consiglio, Mario Draghi: «L’Italia è determinata a prevenire e reprimere qualsiasi tentativo di frode e di infiltrazione criminale nell’utilizzo dei fondi che finanziano il Piano nazionale di ripresa e resilienza, a tutela dei suoi cittadini, delle sue imprese e dell’Unione europea». Il fronte della sicurezza economica, in questa fase, è strategico, dal punto di vista di Draghi esemplare. Notano gli analisti della Dia come nel secondo semestre 2020, a fronte di una diminuzione dei reati più tipici di mafia, l’omicidio e l’associazione, salgono i cosiddetti «reati spia».

I trend in aumento dell’azione d’impresa criminale

Dice la relazione: «Si osserva un aumento dei delitti connessi con la gestione illecita dell’imprenditoria, le infiltrazioni mafiose nei settori produttivi e l’accaparramento di fondi pubblici. Ci si riferisce prima di tutto alla corruzione, concussione e induzione indebita, nonché alla turbativa d’asta e al traffico di influenze illecite, per giungere al riciclaggio di denaro. In tutti i casi - sottolineano gli analisti al comando di Maurizio Vallone - il trend risulta in aumento nonostante la fase stagnante dell’economica». Aumentano anche usura ed estorsione. Rimangono in gran parte sotto traccia.

Al Nord in crescita più investimenti mafiosi

Nel Nord Italia le holding della criminalità organizzata intensificano gli affari: lì il lucro criminale è più redditizio. «Nelle aree del nord, ove notoriamente l’economia è più effervescente, si nota un deciso incremento delle attività di riciclaggio e impiego di denaro, in controtendenza a quanto risulta nel resto della penisola ove queste condotte sono in flessione rispetto al 2019». Nel riciclaggio e impiego di denaro, le segnalazioni di reati al Nord sono state 335 nel secondo semestre 2020 contro le 278 dello stesso periodo 2019. Al Sud, invece, il quadro è il solito: «Si nota un sensibile incremento di tutte queste fattispecie di reato che può ritenersi indicativo dei possibili crescenti tentativi di infiltrazione e di condizionamento della Pubblica amministrazione attraverso funzionari/amministratori infedeli». Presto detto: corruzione e concussione.

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