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L’allarme di Lactalis e Granarolo: il latte rischia di superare i 2 euro al litro

I due colossi, rivali sul mercato, uniscono le voci per chiedere l’intervento del Governo e salvare dal caro-energia uno dei prodotti base del carrello degli italiani

di Micaela Cappellini

(beats_ - stock.adobe.com)

2' di lettura

Serve un provvedimento urgente del Governo, o entro la fine dell’anno gli italiani rischiano di pagare il latte più di 2 euro al litro. L’allarme arriva da Granarolo e Lactalis, i due principali produttori nel nostro Paese. Due rivali, per dimensioni e per fatturato, che per una volta hanno deciso di unire le voci per richiamare l’attenzione delle istituzioni su una vera e propria emergenza, quella del prezzo di vendita di uno dei beni base del paniere di spesa nazionale.

L’inflazione non può più essere assorbita dalle aziende, dicono i due colossi, l’uno di proprietà francese e l’altro, Granarolo, di proprietà della cooperativa di allevatori Granlatte. Entrambe le società dichiarano di essersi finora fatte carico di un aumento dei prezzi tra il 25% e il 30%. Nonostante questo, dalla primavera il prezzo del latte per il consumatore è cresciuto fino a raggiungere (dati Nielsen) quota 1,80 euro al litro. Finora gli aumenti hanno toccato in maniera importante quasi tutte le voci di costo che compongono la filiera del latte: dall’alimentazione animale, che ha reso necessario un aumento quasi del 50% del prezzo del latte riconosciuto agli allevatori, fino al packaging in carta e in plastica.

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Oggi, però, la preoccupazione maggiore è rappresentata dall’incremento dei costi energetici: «Se non avviene un’inversione di rotta, si tratta di una inflazione del 200% nel 2022 rispetto al 2021 e un rischio di oltre il 100% nel 2023 rispetto al 2022 - ha detto il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari -. È un’inflazione insostenibile anche per una grande azienda, dal momento che si protrae nel tempo e che, se fosse scaricata tal quale sul mercato, colpirebbe significativamente i nostri consumatori, con inevitabili conseguenze sui consumi»

Lactalis denuncia numeri simili: «L’aumento del costo energetico sulla nostra organizzazione ha generato un impatto devastante - afferma Giovanni Pomella, ad di Lactalis in Italia - parliamo di un +220% di spesa registrato nel 2022 rispetto al 2021, e una stima di un +90% nel 2023 rispetto al 2022. Le imprese sono allo stremo, hanno già fatto ben oltre le loro possibilità ed è arrivato il tempo della responsabilità pubblica. In questo drammatico frangente, come imprenditori abbiamo messo da parte le rivalità di mercato ed abbiamo unito il nostro appello al mondo politico per ribadire la necessità di intervenire responsabilmente a tutela dell’intera filiera e del consumatore

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