MACCHINE DA GIARDINAGGIO

L’alleanza reggiana Emak-Warrant Hub accelera la ricerca 4.0

Obiettivo far crescere R&S e innovazione. Dal Mise finanziamento da 5,6 milioni

di Ilaria Vesentini


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Linea produttiva dello stabilimento Emak a Bagnolo del Piano

3' di lettura

Oltre 1,4 milioni di euro a fondo perduto e altri 4,2 milioni di finanziamento a tasso quasi zero per progetti di ricerca all'insegna dell'intelligenza artificiale, dell’Internet of things e dei big data: sono le risorse che il gruppo reggiano Emak, uno dei più grandi player globali nella produzione di macchine per giardinaggio, ha ottenuto grazie alla collaborazione con Warrant Hub, la società conterranea di consulenza che da 25 anni si occupa di finanza agevolata e che da fine 2017 è controllata da Tinexta Group (ex Tecnoinvestimenti).

È una partnership di lunga data quella tra le due quotate reggiane (Emak debutta in Borsa nel ’98 e dal 2001 è sul listino Star, come Tinexta Group). «Collaboriamo da 15 anni con Emak nell’ambito di progetti di R&S ed innovazione – sottolinea Fiorenzo Bellelli, fondatore e Ad di Warrant Hub, che nel portafoglio clienti ha nomi come Brembo, Dallara, Ferrari, Bonfiglioli, Nestlè – in particolare sui bandi del Fondo crescita sostenibile del Mise, uno strumento complesso, ma capace di supportare investimenti di importo molto rilevante con grande efficacia». Come nell’ultimo finanziamento ottenuto: 5,6 milioni di euro sui 7 milioni richiesti.

Aiuti, quelli di Roma al pari di quelli di Bruxelles, che permettono di accelerare i tempi per passare dai laboratori al mercato, salvaguardando il vantaggio competitivo anche in periodi meno brillanti per le marginalità, senza sacrificare progetti e risorse per la R&S: nel nuovo centro di ricerca realizzato da Emak nel quartier generale di Bagnolo di Piano oggi 70 profili tra ingegneri e tecnici lavorano a tempo pieno sulle nuove tecnologie 4.0 in grado di rendere le attrezzature smart, connesse e a basso impatto ambientale, attraverso motori a basse emissioni, batterie green e soluzioni digitali remote per la manutenzione predittiva.

In un contesto di mercato – quello delle tecnologie per giardinaggio – sempre più altalenante e soggetto alla concorrenza dei competitor low-cost asiatici, Emak può vincere infatti solo continuando a giocare d’anticipo con innovazioni di frontiera. Digitalizzazione e innovazione 4.0 sono una delle quattro leve del piano strategico presentato dal gruppo reggiano, nato nel 1992 dall’unione di due marchi storici del territorio nelle macchine per il giardinaggio (Oleo Mac) e nel settore forestale (Efco) e diventato oggi – anche attraverso una serrata campagna acquisti – una multinazionale da oltre 450 milioni di euro di fatturato e 2mila dipendenti, tra le tre divisioni dell’outdoor power equipment, delle pompe e della componentistica, con filiali dirette in 14 Paesi. L’innovazione va di pari passo con una costante espansione geografica nei mercati ad alto potenziale, con acquisizioni finalizzate ad allargare non solo i mercati ma anche il portafoglio prodotti e tecnologie (ultima operazione il merger del 30% della brasiliana Agres, specializzata in componenti per l'agricoltura di precisione), e con il potenziamento della lean organization.

«La diffusione Ia, big data e IoT e i clienti sempre più connessi e interattivi ci hanno spinto negli ultimi tempi a studiare l’applicazione di queste tecnologie ai nostri prodotti. In particolare, abbiamo avviato un progetto di ricerca per sviluppare da un lato una nuova generazione di prodotti professionali per la cura del verde “handheld outdoor power equipment” (decespugliatori, motoseghe, tagliasiepi), che integrano dispositivi elettronico-digitali per il monitoraggio remoto dei principali parametri operativi; e, dall’altro lato, un avanzato sistema di gestione della produzione dei pezzi di ricambio, basato su funzionalità di manutenzione predittiva implementabili proprio grazie alla disponibilità del monitoraggio remoto», spiega Fausto Bellamico, presidente e Ceo di Emak.

«I fondi pubblici sono linfa vitale per sostenere l'innovazione e quindi la capacità produttiva e la redditività del made in Italy – sottolinea l'ad di Warrant Hub - e la nostra specializzazione diventa cruciale soprattutto per le aziende medio-piccole che hanno ancora una scarsa propensione alla ricerca, poca cultura di trasformazione digitale, faticano a lavorare in team con altre società come richiesto dai bandi Ue».

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