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Coronavirus, nuovo Dpcm in arrivo: smart working fino al 75%. Stretta sulla movida: verso la chiusura dei locali alle 22

Sono 4.913 i focolai attivi, di cui 1.749 nuovi. Il virus corre: record di contagi e di tamponi. Raddoppiano le vittime, aumenta il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica

di Nicoletta Cottone

Coronavirus, Rt sopra 1 in 17 regioni e nelle due province autonome: i dati

Sono 4.913 i focolai attivi, di cui 1.749 nuovi. Il virus corre: record di contagi e di tamponi. Raddoppiano le vittime, aumenta il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica


7' di lettura

«Lavoriamo insieme sui trasporti. Serve una mossa netta sullo smart working, direi di arrivare anche al 70-75%», ha detto il ministro per la Salute, Roberto Speranza durante il vertice governo-Regioni sull’emergenza Covid-19, per varare un giro di vite per arginare i contagi in crescita esponenziale. Si susseguono ogni giorno nuovi record di contagi e di tamponi. Raddoppiano le vittime del Coronavirus. E governo e ministero della Salute sono pronti a varare un nuovo decreto. Il progredire della curva dei contagi, con diecimila casi in più in un solo giorno, ha fatto sì che il tema entrasse in maniera dirompente nell’agenda dell’esecutivo. Nella tarda serata di venerdì 16 così il consiglio dei ministri si è riunito con il presidente Conte di rientro da Bruxelles e da altri impegni. E questa mattina è in corso una riunione fra governo e regioni per trovare la quadra.

Speranza: «Intervenire sulle attività non essenziali»

«Se guardo i numeri degli altri Paesi le nuove misure sono necessarie per evitare di arrivare a quei livelli», ha detto il ministro per la Salute Roberto Speranza durante il vertice governo-Regioni. «Ieri sera nella riunione notturna sul Covid abbiamo deciso di lavorare su un nuovo dpcm condividendo con voi le misure, raccogliendo vostre osservazioni e indicazioni del Cts». Poi la movida. «Sulla movida - ha detto il ministro - potremmo fare uno sforzo in più, valutiamo se è il caso di una una stretta sugli orari serali per evitare assembramenti». L'idea di base, ha sottolineato durante il vertice governo-Regioni, «è l'irrigidimento delle misure con una distinzione di base tra attività essenziali e non essenziali perché abbiamo necessità di limitare i contagi. Interveniamo adesso con più forza sulle cose non essenziali per evitare di dover incidere domani sull'essenziale che per il governo è rappresentato da lavoro e scuola. Se decidiamo come governo di chiedere a qualche comparto di cessare o limitare le proprie attività ci facciamo carico del ristoro».Il Governo è al lavoro per pubblicare nel più breve tempo possibile al nuovo dpcm, in «massima sintonia tra Governo e Regioni».

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Le anticipazioni sulle misure

Le anticipazioni che filtrano da Palazzo Chigi parlano di un Dpcm da varare tra domenica e lunedì che prevederebbe:

- Coprifuoco alle ore 22,00 in tutta Italia, con la chiusura anticipata di tutti i locali pubblici come bar, ristoranti e pub entro quell'ora. Senza arrivare al lockdown. Non un divieto assoluto di uscire, ma una misura che ha l’obiettivo di ridurre drasticamente la movida e la circolazione delle persone in orario serale e notturno. E nel weekend misure ancor più stringenti.

- Rafforzamento dello smart working

- Nessuna chiusura delle scuole, ma rafforzamento degli orari scaglionati. Rimarrebbe fuori dal nuovo decreto la chiusura delle scuole, anche se lo stesso comitato tecnico scientifico raccomanda la didattica a distanza almeno per le scuole superiori.

Salvi parrucchieri e centri estetici

Non sono entrate nel decreto la chiusura di parrucchieri e centri estetici, che in un primo momento risultavano come misure sul piatto. Una esclusione difesa da Italia viva, che ha tenuto alta la guardia perchè le due misure non tornassero sul tavolo. Le indiscrezioni iniziali indicavano l’ipotesi di chiusura di palestre, parrucchieri, estetiste e centri estetici, cinema e teatri. Misure che sarebbero state destinate solo alle Regioni con un indice di contagio alto, che poi non sono entrate nel dpcm. Solo su palestre e piscine il premier Giuseppe Conte ha chiarito nel corso della conferenza stampa del 18 ottobre che hanno una settimana di tempo per adeguarsi ai protocolli anti contagio.

Manfredi: «Garantire agli studenti diritto studio e sicurezza»

«Modulare gli interventi per garantire il diritto allo studio e, allo stesso tempo, aumentare il livello di sicurezza sanitaria dei territori», ha detto Gaetano Manfredi, ministro dell'Università, commentando l'ordinanza regionale di Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, sulla sospensione delle lezioni in presenza. «Oggi dobbiamo avere la massima flessibilità - ha affermato - modulare gli interventi con una concertazione e in questa direzione andremo anche a livello governativo». Ha ricordato che già si utilizza «un sistema flessibile con una parte di lezione in aula e una parte a distanza - ha aggiunto - bisogna utilizzare questo sistema che va modulato territorio per territorio per rispondere a quelle che sono le necessità di sicurezza sanitaria, senza ridurre il diritto allo studio degli studenti».

Preoccupazione per l’impennata dei contagi

Sin dal mattino di venerdì era salita la preoccupazione per l’impennata dei contagi, tanto che fonti del Pd riferivano di aver chiesto a Conte e al governo «di valutare eventuali provvedimenti che possano evitare un futuro e drammatico lockdown». Quando sarebbe troppo tardi per frenarlo. «Credo serva un principio di proporzionalità - aveva detto poco prima il ministro dell’Università Gaetano Manfredi - tenendo conto dei differenti impatti, considerando che l’epidemia è in fase di espansione». In accordo con le regioni potrebbero anche essere istituiti del lockdown locali, direttamente dai governatori.

In prima linea è sceso subito il governatore campano Vincenzo De Luca annunciando: «Nel weekend di Halloween, americanata che è monumento all’imbecillità, chiuderemo tutto alle 22. Sarà il coprifuoco, non sarà consentita neanche la mobilità». Seguito dal suo collega lombardo Attilio Fontana che nella serata di venerdì 16 ha firmato un’ordinanza piuttosto restrittiva.

Ricciardi: «Stop mirati nelle regioni con Rt oltre 1»

«Data la situazione molto grave di circolazione del virus, abbiamo indicato chiusure mirate nelle regioni con altissima circolazione del Sars-Cov2 finalizzate a consentire lo svolgimento delle attività scolastiche e produttive. Le chiusure, nelle zone dove l'indice di contagio è superiore a 1, dovranno riguardare punti di aggregazione come circoli, palestre, ed esercizi commerciali non essenziali. Mentre lo smart working dovrebbe diventare la forma ordinaria di lavoro in tutto il Paese. Punto cruciale è la sicurezza nei mezzi di trasporto pubblico e il loro rafforzamento», dice Walter Ricciardi, consigliere del ministro della salute per l'emergenza Covid e ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di medicina della Cattolica di Roma. Dagli ultimi dati contenuti nel report del ministero della salute-Iss, solo due regioni hanno Rt sotto 1.

Difficoltà nei tracciamenti dei contagi

Ricciardi ha anche evidenziato le difficoltà delle Asl nel tracciare i contagi: «Le asl non sono più in grado di tracciare i contagi, quindi la strategia di contenimento del virus non sta funzionando. Questo è dovuto a due fenomeni in atto in molte regioni: il mancato o ritardato rafforzamento dei Dipartimenti di prevenzione (basso numero di medici igienisti a disposizione) e ai migliaia di focolai in atto. La situazione è molto grave, le regioni stanno andando verso la perdita del controllo dei contagi».

Il Comitato tecnico scientifico

«Il Cts non sta facendo alcun pressing sul governo», dice Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico. «Stiamo pensando di convocare una riunione del Cts nelle prossime ore ma nessuno ci ha chiesto nulla - ribadisce - né noi abbiamo chiesto nulla». Nelle scorse ore ambienti vicini al Comitato avevano reso noto che «alla luce dei nuovi dati emersi e della nuova fase servono misure più stringenti per far fronte al progressivo aumento dei contagi».

Servono provvedimenti più restrittivi in tempi rapidi che superino l’attuale Dpcm, anche in vista del week end. Obiettivo, evitare un nuovo lockdown, come ha confermato il ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli: «Stiamo attuando e pensando a tutte le misure necessarie per evitare un lockdown totale. Questo è il primo obiettivo, ma non ci sono bacchette magiche o sfere di cristallo, bisogna osservare l'andamento epidemiologico e il coefficiente di riempimento delle terapie intensive, ma anche degli ospedali in generale». Intanto scattano i primi lockdown locali, si intensificano le zone rosse.

I DATI DEL CONTAGIO
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IL TREND GIORNO PER GIORNO
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L’epidemia accelera, le dieci regioni più a rischio

L’epidemia da Coronavirus intanto accelera come ha segnalato il report settimanale di ministero della Salute e Istituto superiore di sanità. Il virus circola in tutto il Paese, aumenta il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica e in alcune regioni e province autonome si ritiene che saranno raggiunti valori critici già nel prossimo mese.

Il report della settimana 5-11 ottobre segnala che sono dieci le regioni con un rischio definito alto per la tenuta delle terapie intensive: sono Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Valle d'Aosta. Secondo il monitoraggio hanno una probabilità di superare la soglia del 30% delle terapie intensive occupate da pazienti Covid nel prossimo mese, da alta a massima.

Le regioni segnalate con il livello più alto di rischio per questo parametro sono la Lombardia, la Liguria. In pochi giorni il numero di casi sintomatici è quasi raddoppiato (15.189 casi sintomatici nel periodo 28 settembre-11 ottobre contro 8.198 casi sintomatici nel periodo 21 settembre-4 ottobre).

Le regioni valutino misure aggiuntive

Arriva un invito alle Regioni, «in raccordo con il ministero della Salute, a realizzare una rapida analisi del rischio, anche a livello sub-regionale, e di valutare il tempestivo innalzamento delle misure di contenimento e mitigazione nelle aree maggiormente affette»: si legge nel monitoraggio settimanale di ministero della Salute e Iss. Serve «una rapida analisi del rischio sub-regionale per il tempestivo innalzamento delle misure di contenimento e mitigazione nelle aree maggiormente affette sulla base delle linee di indirizzo» fornite dal ministero della Salute.

Ultimo aggiornamento 20 ottobre ore 13.45

Rt nazionale a 1.17, solo due regioni sotto 1

Nel periodo 24 settembre–7 ottobre 2020, l’Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 1,17. Solo due regioni hanno l’Rt sotto 1: il Molise a 0,83, la Calabria a 0.94. In 17 Regioni e nelle due province autonome di Trento e Bolzano il valore dell’indice di trasmissibilità Rt è sopra l'1. Il valore più alto in Valle d'Aosta (1.53), seguita da Piemonte (1.39) e Provincia autonoma di Bolzano (1.32). Registra 1 la Basilicata. Ecco tutti gli indici: Abruzzo 1.18, Basilicata 1, Calabria 0.94, Campania 1.29, Emilia Romagna 1.12, Friuli Venezia Giulia 1.24, Lazio 1.14, Liguria 1.02, Lombardia 1.15, Marche 1.14, Molise 0.83, provincia autonoma di Bolzano 1.32, Piemonte 1.39, provincia autonoma di Trento 1.15, Puglia 1.14, Sardegna 1.1, Sicilia 1.23, Toscana 1.28, Umbria 1.4, Valle d'Aosta 1.53, Veneto 1.15.

In tutto 4.913 focolai (1.749 nuovi)

Il report segnala complessivamente 4.913 focolai attivi, di cui 1.749 nuovi, in aumento per l’undicesima settimana consecutiva. Nella precedente settimana di monitoraggio erano stati segnalati 3.805 focolai attivi di cui 1.181 nuovi. Il report ricorda che la definizione adottata di focolaio prevede l’individuazione di 2 o più casi positivi tra loro collegati. Sono stati registrati focolai in102 province su 107. La maggior parte continua a verificarsi in ambito domiciliare (80,3%). Stabile la percentuale dei focolai rilevati nell'ambito di attività ricreative (4,2% contro 4,1% la settimana precedente).

Dal report risultano in aumento i focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico, ma la trasmissione intra-scolastica rimane complessivamente una dinamica di trasmissione limitata: 3,8% di tutti i nuovi i focolai in cui è stato segnalato il contesto di trasmissione.

Aumentano i ricoveri

A livello nazionale il report segnala un importante aumento nel numero di persone ricoverate (4.519 contro 3.287 in area medica, 420 contro 303 in terapia intensiva nei giorni 11 ottobre e 4 ottobre, rispettivamente) e, conseguentemente, aumentano i tassi di occupazione delle degenze in area medica e in terapia intensiva, con alcune Regioni e province autonome sopra 10% in entrambe aree.

L’invito a rispettare le regole

«Rimane fondamentale - conclude il report - mantenere un’elevata consapevolezza della popolazione generale circa il peggioramento ormai chiaro e più rapido della situazione epidemiologica e sull'importanza di continuare a rispettare in modo rigoroso tutte le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali lavaggio delle mani, l'uso delle mascherine e il distanziamento fisico».

(aggiornato il 20 ottobre 2020)

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