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«L’alluvione ha messo in crisi 300 imprese, agire subito o chiuderanno»

di Michele Romano

Confindustria Marche. Claudio Schiavoni

2' di lettura

Claudio Schiavoni, presidente di Confindustria Marche, lo aveva ripetuto come un mantra durante le settimane che hanno preceduto il voto: «Agite subito o tante aziende finiranno per chiudere». Da giovedì 15 settembre è diventata una necessità assoluta, dopo l’alluvione che ha messo in crisi 300 aziende manifatturiere di ogni dimensione nelle province di Ancona e Pesaro-Urbino, perché fango e pioggia hanno dato un colpo fortissimo all'intero sistema manifatturiero regionale, già appesantito da difficoltà congiunturali e strutturali. Gli ultimi dati di produzione (+ 3,6% su base tendenziale nel 2° trimestre) e vendite (+4,6%) sono «un piccolo segnale di ottimismo, che deve poter contare su un lungo periodo di responsabilità, così da continuare a lavorare sia sui grandi temi aspettano il Paese, sia sulle sfide che vanno rinnovate a livello regionale, perché questi segnali non possono durare a lungo se non si affrontano anche i problemi del territorio».

In cima alla lista delle priorità, Schiavoni mette le infrastrutture, materiali e immateriali, «ad oggi carenti e inadeguate, che condannano le Marche ad essere una regione marginalizzata». Fra le tante, il completamento della terza corsia dell'A14 nel tratto sud delle Marche, da Porto Sant'Elpidio verso sud, l’uscita dal Porto di Ancona verso la Statale Adriatica (progetto in agenda da oltre trent'anni, ndr.), poco più di 3 chilometri di strada per la cui realizzazione sono stati stanziati 147 milioni, il potenziamento dell'aeroporto di Falconara, che passa anche attraverso i nuovi programmi del nuovo amministratore delegato Alexander D’Orsogna. E nella lista c'è la Fano-Grosseto, altra infrastruttura ferma ormai da diversi lustri ed oggi stoppata dal parere negativo Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che ha emesso parere negativo sull’utilizzabilità immediata del traforo della Guinza, una sola canna lunga 6 chilometri e mai aperta al traffico. Per ultimo, ma non per importanza, c’è il potenziamento e la velocizzazione della ferrovia lungo la dorsale adriatica: gli industriali chiedono al prossimo governo che si progetti l’arretramento a monte dell'intero tratto. «Le opere preannunciate dal ministro Giovannini e che riguardano solo la parte alta della nostra regione non sono soddisfacenti per tutte le Marche - osserva Schiavoni, che parla anche a nome di tutte le altre associazioni datoriali - , chiediamo che si attivi un intervento organico e complessivo di riprogettazione dell’infrastruttura, che veda poi la realizzazione anche per stralci in diversi momenti temporali. Servono dunque un piano organico, risorse adeguate e tempi certi».

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«Altro tema caldo - osserva il presidente di Confindustria Marche - è quello della formazione: occorre investire in quella formazione professionale valorizzando il coinvolgimento delle imprese nelle attività dei nostri Its e delle università e dall'altro sulla formazione manageriale, al fine di alzare il livello di eccellenza del capitale umano».

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