SFILATE e CReATIVITà in tempi di pandemia

L’alta moda e sartoria di Dolce&Gabbana dal centro di Milano nel mondo: quando la tecnologia aiuta (davvero) la creatività

Le collezioni di pezzi unici in passerella nel palazzo di Corso Venezia e poi sugli smartphone dei clienti globali - Nelle stesse ore alla Scala va in scena la prima “virtuale” e i due stilisti firmano alcuni dei costumi

di Giulia Crivelli

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Le collezioni di pezzi unici in passerella nel palazzo di Corso Venezia e poi sugli smartphone dei clienti globali - Nelle stesse ore alla Scala va in scena la prima “virtuale” e i due stilisti firmano alcuni dei costumi


4' di lettura

È quasi pronto il vaccino. Anzi, i vaccini. Arriveranno anche farmaci innovativi, sicuramente. Perché la pandemia ha accelerato ogni cosa, ricerca medica compresa. Nel frattempo però ogni persona e azienda ha dovuto adattarsi ai cambiamenti e alle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria portata dal Covid e naturalmente da quella economica e sociale. Per la moda questo ha significato cambiare il modo di distribuire e vendere, ma anche di creare, perché il Covid ha stravolto supply chain globali e ogni attività manifatturiera e commerciale. La pandemia ha colpito la moda inoltre su un altro fronte, quello degli eventi, cancellando sfilate, presentazioni dal vivo e incontri tra clienti. Una parte fondamentale per il segmento più esclusivo della moda, l’haute couture, come la chiamano i francesi. Che per Dolce&Gabbana, dal 2012, significa alta moda (donna), alta sartoria (uomo), alta gioielleria e orologeria. Collezioni presentate due volte all’anno di pezzi unici e dal valore altissimo, che i due stilisti e imprenditori avevano sempre mostrato organizzando eventi di tre, quattro giorni invitando i clienti da tutto il mondo in alcuni dei luoghi italiani più suggestivi, dal lago di Como alla Valle dei Templi di Agrigento.

Da Milano nel mondo: i look di alta e alta sartoria Dolce&Gabbana

Da Milano nel mondo: i look di alta e alta sartoria Dolce&Gabbana

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Il felice intermezzo di Firenze
In settembre, tra un lockdown e l’altro, dopo aver saltato l’appuntamento che avrebbe dovuto essere in estate, Dolce&Gabbana organizzarono un week end lungo a Firenze; per dicembre, si pensava appena tre mesi fa, l’evento sarebbe stato a Milano, in corrispondenza con la prima della Scala, nel giorno di Sant’Ambrogio, consolidando il rapporto che lega Domenico Dolce e Stefano Gabbana al teatro milanese.

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L’articolo del 3 settembre: Dolce&Gabbana a Firenze con Monica Bellucci madrina del Rinascimento

Niente da fare, purtroppo. Tutto si è svolto, dal vivo ma senza pubblico, in corso Venezia, nel palazzo storico di proprietà di Dolce&Gabbana. Due sfilate (alta moda e alta sartoria) allestite come se il pubblico ci fosse. Filmate e poi inviate via web ai clienti di tutto il mondo. Non è la stessa cosa, vedere una sfilata, anche se dal device più avanzato del momento, o viverla. Ma è quello che si può (e deve fare) in tempi di pandemia. Sperando, come dice il titolo della “prima senza pubblico” della Scala, di tornare presto a rivedere le stelle. Il riferimento è a Dante, ovviamente. Per Dolce&Gabbana e tutto il mondo della moda, orfano della sua parte più emozionante, quella fisica, vissuta dal vivo, rivedere le stelle significa rivedere vestiti e accessori. Scintillanti, certo, specie nelle collezioni invernali, come le stelle, appunto. La scintilla della creatività però resta ed è quella che ha permesso a Domenico Dolce e Stefano Gabbana di “re-inventare” anche la “comunicazione” dell’alta moda e sartoria.

La formula degli “short movies”
Le collezioni saranno presentate ai clienti, per essere precisi, attraverso short movies - realizzati all'interno dei Saloni Dolce&Gabbana di Corso Venezia, Milano - e che, come ogni film, breve o lungo, hanno una trama. Nel caso dell’alta moda e sartoria raccontano un ritratto di famiglia, un confronto tra generazioni che interpretano e vivono a modo proprio il mondo dell'alta moda. «Una famiglia cosmopolita, che raccoglie personalità molto diverse. Le collezioni sono espressione di una nuova estetica, dove classico e contemporaneo si contaminano. Ogni look interpreta al meglio l'individualità del singolo, enfatizzandone unicità e personalità - spiegano Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Donne e uomini “d'esperienza” indossano look più classici, mentre quelli dei ragazzi sono una sorta di specchio rotto; mettono insieme, in modo nuovo, stili molto diversi. Le nuove generazioni mixano liberamente capi e accessori senza avere un'idea precisa; in questo modo rendono tutto possibile e alimentano la creatività».

E nel frattempo alla Scala...
Dolce&Gabbana sono presenti però, fisicamente e allo stesso tempo e in prospettiva, digitalmente, alla Scala. Il rapporto tra il teatro alla Scala e la moda italiana ha radici storiche: se nel dopoguerra il foyer è stato una delle passerelle privilegiate per un sistema moda che conquistava sempre nuovi spazi internazionali, negli anni seguenti grandi stilisti hanno partecipato al sogno scaligero disegnando favolosi costumi, spesso offrendo il loro sostegno al Teatro. Il binomio Scala-Moda si conferma e si rinnova in occasione della serata “A riveder le stelle” che sarà trasmessa da RaiCultura su Rai 1, Radio 3 e Raiplay a partire dalle ore 17 di oggi.

Dolce&Gabbana, che da anni collaborano con la Scala, hanno vestito cinque soprano: le italiane Eleonora Buratto, interprete di “Morrò, ma prima in grazia” da Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi e Rosa Feola che veste i panni di Norina nell'Elisir d'amore di Donizetti con l'aria “So anch'io la virtù magica”; Sonya Yoncheva, nata in Bulgaria, che canterà “La mamma morta” da Andrea Chénier di Umberto Giordano; la polacca Aleksandra Kurzak con l'aria “Signore, ascolta” da Turandot di Puccini e la lettone Marina Rebeka, che presenta “Un bel dì vedremo” da Madama Butterfly di Puccini. Giorgio Armani ha vestito con due abiti diversi il mezzosoprano francese Marianne Crebassa, interprete della Habanera da Carmen di Georges Bizet e del finale del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, quindi il soprano lettone Kristine Opolais che canterà “Tu, piccolo iddio” da Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Vestirà Armani anche il soprano americano Lisette Oropesa, che avrebbe dovuto essere protagonista della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti prevista per inaugurare la Stagione, di cui canterà comunque l'aria del primo atto “Regnava nel silenzio”. Anche i primi ballerini Nicoletta Manni, Martina Arduino, Virna Toppi, Timofej Andrijashenko, Claudio Coviello e i solisti Marco Agostino e Nicola Del Freo, che durante le esibizioni indosseranno costumi di scena, vestiranno abiti Armani per la serata. Valentino ha vestito il mezzosoprano lettone Elīna Garanča, interprete dell'aria della principessa Eboli “O don fatale” da Don Carlo di Verdi.

Anche le attrici impegnate nello spettacolo indosseranno abiti degli stilisti: Maria Chiara Centorami alternerà Marco De Vincenzo e Curiel, la “Musa” Linda Gennari avrà un abito Dolce&Gabbana, Laura Marinoni cambierà Curiel e Gianluca Capannolo, Michela Murgia indosserà un abito di Valentino, Caterina Murino alternerà tre capi di Dolce&Gabbana. Gli smoking di Davide Livermore e Massimo Popolizio sono di Dolce&Gabbana.

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