couture / giorno 1

L’alta moda di Parigi si apre all’insegna del barocco e del surreale

Da Dior a Schiaparelli a Giambattista Valli le novità della haute couture in passerella (digitale)

di Angelo Flaccavento

Dior

3' di lettura

Tra i generi letterari della moda contemporanea, la haute couture è certamente il fantasy: galoppante, rutilante, sconfinato, sdilinquito. Potrebbe invero essere il poema epico o quello cavalleresco, al meglio anche la lirica - toccante e metaforica, slegata dalla contingenza della comunicazione diretta - ma fantasy, con il suo misto un po' raffazzonato ma visivamente trascinante di mito e soprannaturale, tra falso storico e videogioco a prova di deficit dell'attenzione di pubblici assai distratti, rende meglio l'idea. Questa componente fantastica, adesso, in una temperie soffocante che chiama fughe folli o fantasmagoriche per naturale compensazione ai giorni inani e noiosi del confinamento e dell'ansia, esplode proprio.

La sessione parigina della couture - digitale, nemmeno a dirlo, ma comunque in essere: il ciclo non si interrompe, e già questo rassicura - si è aperta oggi all'insegna del barocco, del surreale, dell'assurdo; di un immaginario ad alta visibilità, adatto a Instagram o Tik Tok: la cultura dominante è questa.

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Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Christian Dior, posa con le modelle nella sede della maison a Parigi (Photo by STEPHANE DE SAKUTIN / AFP)

Per la seconda volta, Maria Grazia Chiuri, da Dior, collabora con il regista Matteo Garrone, il cui Racconto dei racconti è un paradigma fantasy, e invece del fashion show produce un vero e proprio fashion film, o film tout court, dal titolo emblematico: Le Château du Tarot. Ambientato nell'architettura eclettica del Castello di Sammezzano, protagonista una spaesata Agnese Claisse alle prese con il congiungimento del proprio femminile e del proprio maschile, il film mette in scena, per quadri successivi ed episodi visuali invece che narrativi, un mazzo di tarocchi.

Da Dior  a Giambattista Valli le novità della haute couture in passerella (digitale)

Da Dior a Giambattista Valli le novità della haute couture in passerella (digitale)

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I tarocchi viscontei miniati da Bonifacio Bembo, per essere precisi. Perché, appunto, il tema di stagione sono queste carte simboliche, utili forse più per l'introspezione che per la visione del futuro: monsieur Dior nutriva una fascinazione per le arti divinatorie, senza dimenticare che l'insorgenza dell'irrazionale è tipica delle epoche di crisi. In questa cornice, addosso ai diversi personaggi - quindi, a tutti gli effetti, in forma di costumi - si dipana una collezione solenne e regale, fatta di abiti dalle vite alte, di mantelli opulenti, di colori metallici ma anche di tailleur pantaloni di affilata e vellutata precisione. Il godimento dell'occhio è assicurato, ma la moda passa in qualche modo in secondo piano, impastata nella narrazione: il limite ultimo del fashion film, in fondo, è tutto qui.

Schiaparelli e l’esaltazione pop dell’alta moda

Fresco del trionfo americano della scorsa settimana - ha vestito Lady Gaga in occasione della cerimonia di insediamento di Joe Biden: una immagine che ha spopolato ovunque e che è già parte dell'immaginario collettivo della agognata rinascita - Daniel Roseberry continua a dare il proprio imprinting - surreale, fumettistico, a prova di celebrity e decisamente americano nella semplificazione di temi complessi - a Schiaparelli.

Ne pompa al massimo la surrealtà di maniera - orecchini come denti, bustini come addominali scolpiti o con annessi poppanti che suggono il latte, abiti che definiscono fisici bestiali, cappucci e maniche ruscellanti, e il lucchetto come borsa - che serve con una muscolarità degna di un comic strip della Marvel. Non sorprende l'onda travolgente del successo con personaggi ulta-esposti quali Kim Kardashian o Madonna, che tanto sta giovando alla visibilità del marchio: quel che a Roseberry manca in sottigliezza è compensato in dosi energiche di pop. Un pop postabile, accattivante: è moda ad alta visibilità la sua, perfetta per questi tempi.

Lady Gaga in Schiaparelli durante la cerimonia per l’insediamento del presidente degli Stati Uniti Joe Biden. (Photo by Win McNamee/Getty Images)

Stravaganza, o come dice lui in una crasi melodica di francese e italiano “estravaganza”, è una parola che ricorre da sempre nella lingua di Giambattista Valli. Il couturier romano, parigino di adozione da più di due decadi, non ha mai fatto mistero delle proprie fonti, alte come basse, sempre personali e sempre colte, tra le quali spiccano gli anni sessanta dell'inimitabile Diana Vreeland a Vogue America - altro che Wintour e September issue.

Questa stagione la follia fiammeggiante è spinta in alto, in una visione di glamour andaluso che volumizza tutto, incluse le cofane degne di Benedetta Barzini al picco della carriera e gli occhi dilatati come manga. Il pretesto di una vacanza a Siviglia, accompagnato dalla fascinazione per una cultura nella quale l'ispanico cattolico si fonde con l'islamico, diventa occasione per un tour di equilibrio virtuosistico: volume e leggerezza, gioia e teatro, tra volant che si moltiplicano, code che s'allungano, maniche che si gonfiano. È dramma puro, che eleva e slancia: la couture al meglio, fuga dalla realtà rimanendo nella realtà.

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