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L’alta sartoria Dolce&Gabbana tra quadri e manoscritti della Pinacoteca

Dopo alta moda e gioielleria da donna, i due stilisti hanno presentato le creazioni di alta sartoria e orologeria in un luogo simbolo di Milano che non aveva mai ospitato un evento di moda - Protagonisti i capolavori di Caravaggio e il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci

di Giulia Crivelli

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Dopo alta moda e gioielleria da donna, i due stilisti hanno presentato le creazioni di alta sartoria e orologeria in un luogo simbolo di Milano che non aveva mai ospitato un evento di moda - Protagonisti i capolavori di Caravaggio e il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci


5' di lettura

Fanno venire voglia di (ri)ascoltare, studiare, (ri)osservare, le parole usate da Domenico Dolce e Stefano Gabbana per presentare il lungo weekend milanese dedicato alle loro collezioni più sofisticate e semplici al tempo stesso. Due sfilate e altrettante presentazioni per alta moda, alta sartoria, alta gioielleria e alta orologeria: abiti e accessori che sono sofisticati prima di tutto perché pezzi unici. Ma anche semplici, nel senso di palesemente, inequivocabilmente, universalmente belli.

Il racconto della nascita delle collezioni
Potrebbero tutti parlare da soli, gli abiti da donna e da uomo e i gioielli e orologi, ma è giusto che i due stilisti raccontino come è nata questa nuova incursione nel mondo dell’altissimo di gamma (la settima). E che raccontino, con felice umiltà, l’emozione di sfilare sul palco della Scala a poco più di 24 ore dalla giornata dell’anno più importante per il teatro milanese, l’apertura della stagione lirica, che da sempre si tiene il 7 dicembre, Sant’Ambrogio, patrono della città. Emozione simile a quella di sfilare alla Pinacoteca Ambrosiana: entrambi i luoghi non avevano mai ospitato eventi di moda e Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno potuto non solo abitarli per il tempo della sfilata (un’ora giovedì alla Scala, un’altra ora circa ieri alla Pinacoteca); hanno avuto anche l’onore (questa la parola scelta dai due creativi-imprenditori) di poter osservare da vicino ogni angolo segreto del teatro e ogni quadro, scultura, manoscritto tra i moltissimi custoditi in Pinacoteca.

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Il ringraziamento per il «sogno che si avvera»
Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno spiegato che sfilare sul placo della Scala a poche ore dalla prima di Tosca e con la scenografia “in anteprima” con l’alta moda è stato l’avverarsi di un sogno. «Qualcosa che anni fa ci sarebbe sembrata impossibile, persino impensabile», hanno detto. Sensazioni simili per l’allestimento alla Pinacoteca Ambrosiana, che a sua volta non si era mai aperta a una sfilata. «Sono luoghi sacri ma anche fragili, delicati: qui alla Pinacoteca ad esempio abbiamo avuto chiarissime istruzioni di non far entrare più di 200 persone e ovviamente abbiamo seguito le istruzioni alla lettera». In occasione della sfilata alla Scala un ringraziamento particolare era andato ad Alexander Pereira, il sovrintendente con il quale i due stilisti hanno costruito un rapporto di stima e fiducia e che hanno definito «visionario», per la sua capacità di aprirsi a collaborazioni e partnership con il mondo della moda e quello di Dolce&Gabbana in particolare. Un ringraziamento sentito anche per monsignor Alberto Rocca, “dottore”, come si dice secondo tradizione, della Veneranda Biblioteca Ambrosiana e direttore della Pinacoteca, nonché della Classe di Studi Borromaici Milano.

L'alta sartoria di Dolce&Gabbana alla Pinacoteca Ambrosiana

L'alta sartoria di Dolce&Gabbana alla Pinacoteca Ambrosiana

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Pezzi unici dei quali non si fa il prezzo
Oltre centocinquanta le modelle e poi i modelli che hanno indossato le creazioni Dolce&Gabbana, destinate a una clientela arrivata a Milano da tutto il mondo. Persone che non chiedono quale sia il prezzo di ciò che compreranno, perché ne comprendono il valore. Che non si misura (solo) in euro o dollari o yuan o rubli, bensì in ore di lavoro creativo (quello degli stilisti) e poi artigianale e manuale e in ricerca quasi ossessiva di nuove lavorazioni o dettagli, di tocchi sempre più preziosi (è la prima volta ad esempio che i bottoni di alcune giacche da uomo sono piccoli gioielli in oro e pietre semipreziose). Ma ciò che stupisce di più è la trasposizione che Dolce&Gabbana hanno saputo fare di capolavori della lirica e dell’arte in abiti. È come se avessero colto lo spirito delle opere di Bellini, Mascagni, Puccini, Bellini e Verdi (dodici quelle alle quali si sono ispirati), per trasferirlo in una collezione di alta moda; e poi avessero dipinto e scolpito usando – al posto di “semplici” colori e marmo – tessuti, pelli, pellicce e combinando fili, perline, paillettes. Nella collezione da uomo spiccavano riproduzioni “indossabili” di Caravaggio e Giovan Battista Moroni, il ritrattista più famoso all’epoca del cardinale Federico Borromeo, arcivescovo di Milano dal 1595 al 1631, al quale si deve l’apertura della Pinacoteca e della attigua Veneranda Biblioteca. Non sembri un’eresia dire che un capo – come la cappa ispirata dalla Canestra di frutta del Caravaggio – possa rivaleggiare con il quadro al quale si rifà: all’eccezionalità dell’originale (vale per i dipinti ma anche per i manoscritti, come il Codice Atlantico, da cui è “nato” un orologio), l’opera di Dolce&Gabbana e di tutti gli artigiani ha portato nuova linfa vitale. Perché la Canestra (o la Tosca, per tornare alla sfilata della collezione donna) da capolavori di un singolo sono diventate opere corali e accessibili, in un certo senso. Qui sta parte della magia, della linfa vitale, appunto. Gli originali si possono “solo” guardare o ascoltare, le loro “copie conformi” si possono toccare, odorare e indossare (e c’è da scommettere che, come è accaduto per le collezioni precedenti, alcuni temi di alta moda e alta sartoria torneranno nel pret-à-porter, grazie ai vasi comunicanti dell’universo creativo di Domenico Dolce e Stefano Gabbana).

Il progetto (o sogno) per il futuro
«Siamo coscienti, ovviamente, che solo a pochissimi è riservato il piacere di vivere sulla propria pelle, è proprio il caso di dirlo, questa metamorfosi di capolavori musicali che si trasformano in abiti. O di capolavori della pittura che diventano abiti da uomo – spiegano gli stilisti –. Esattamente per questo vorremmo, in un futuro molto prossimo, fare un passo ulteriore, qualcosa di più inclusivo, che rendesse partecipi tante persone di questo “travaso” di creatività e bellezza dal passato al presente. A ispirarci è proprio la figura del cardinale Borromeo: il patrimonio dell’Ambrosiana è ancora oggi costituito dalle sue raccolte personali di volumi, dipinti e disegni, che donò all’istituzione che egli stesso aveva creato. Il suo era un mecenatismo lungimirante – concludono –.Non solo sapeva giudicare e selezionare la bellezza, ma era anche capace di promuoverla e veicolarla al grande pubblico. Mutatis mutandi e nel nostro piccolo, con lo strumento che abbiamo, la nostra creatività, sviluppata in 36 anni di lavoro insieme e di sfilate, ci piacerebbe fare lo stesso. Continuare a nutrirci di bellezza e permettere a quante più persone possibile di fare altrettanto. Non sempre è necessario comprare, possedere, per sentirsi appagati».

La forza della moda
In fondo, hanno lasciato intuire con passione Dolce&Gabbana, la moda (non solo quella alta, ovviamente) può fare proprio questo: non ha la potenza creatrice che fu di Leonardo o Caravaggio, ma riesce a mettere in comunicazione. Con sé stessi, con gli altri, con la contemporaneità, ma anche con il bello custodito nel passato. «L’idea di contribuire a rendere più conosciuti, ancora più eterni, capolavoro di altre epoche, siano questi opere liriche o quadri o affreschi, ci rende orgogliosi».

Il confronto con il passato (personale)
Forse Domenico Dolce e Stefano Gabbana non avrebbero potuto immergersi nell’avventura della Scala e della Pinacoteca anni fa. Oggi hanno la consapevolezza, gli strumenti e la leggerezza per farlo. Per la gioia dei clienti di alta moda e alta sartoria, certo. Clienti con budget incredibili e altrettanto incredibile necessità di essere stupiti e conquistati. L’alta moda è un piacere anche per i due stilisti, lo è in sé, lo hanno detto più volte. «Ci divertiamo, è un processo creativo dove non ci poniamo limiti di alcun tipo e al quale ci dedichiamo con tempi e ritmi che non possiamo permetterci per il pret-a-porter». Presto, però, questo piacere e questa gioia potrebbe essere anche quello di persone “normali”, grazie a quell’esperienza inclusiva che sembra essere il prossimo sogno da realizzare di Dolce&Gabbana.

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