negoziato infinito

Regioni, lo scontro sull’autonomia riparte dalla scuola

Il dibattito infinito sull'autonomia delle regioni ricomincia da Cernobbio. Il presidente della Lombardia Attilio Fontana (Lega): «Se non ci danno le competenze sulla scuola faremo una nostra legge». De Luca (Campania, Pd): «La regionalizzazione degli insegnanti non si farà mai».

di Gianni Trovati


Dallo stop all’Iva a Roma Capitale: il programma giallorosso

3' di lettura

L'autonomia differenziata non scalda i cuori degli imprenditori riuniti a Cernobbio. Certo, la platea internazionale non è quella giusta per far sognare sulle magnifiche sorti del trasferimento di competenze ai territori, e il tema finisce per svilupparsi sornione in una domenica mattina svuotata dalle assenze governative per il calendario sfortunato che ha fatto piombare il Forum alla vigilia della fiducia al Conte-2. Ma a rendere ostica l'autonomia è soprattutto il tratto bizantino ormai assunto da un negoziato infinito, che ora pare ricominciare da capo.

GUARDA IL VIDEO: Autonomia, Conte: no ad allargare divario tra regioni

«Bisogna ripartire da lavoro fatto fin qui», rilancia il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini che con il cambio di governo vede il "modello Bologna" occupare il centro della scena scalzando la strada Lombardo-veneta cara alla Lega. L'autonomia "moderata" che passa dalla definizione di costi standard e livelli essenziali delle prestazioni, abbozzata nel programma di governo giallorosso, è senza dubbio parente stretta della proposta emiliana: «L'ho detto fin dall'inizio», rivendica Bonaccini, secondo cui le spinte leghiste hanno dato argomenti a chi «in buona o cattiva fede ha lanciato allarmi sui rischi per l'unita del Paese». Ma ora, dopo due anni di altalena avviata con il governo Gentiloni e sviluppata dal Conte-1 gialloverde in una teoria infinita di vertici e polemiche governative, la questione dei tempi di attuazione diventa l'incognita decisiva. Nella nuova maggioranza è forte la voglia di ridiscutere da capo le competenze da assegnare alle regioni, di ripensare alle radici i meccanismi di finanziamento e di coinvolgere in via preventiva il Parlamento su tutti i punti chiave. E da Cernobbio, per ora, una possibilità di accordo non si vede.

Basta una breve rassegna delle parole dei governatori per capirlo. Per Attilio Fontana, presidente leghista della Lombardia , «evocare i costi standard sa di presa in giro perché a volerli siamo stati prima di tutto noi, con la legge Calderoli del 2009, ma allora ci dicevano che volevamo spaccare il Paese. Adesso apprendiamo invece che servono all'esatto contrario». Fontana, come il collega veneto Luca Zaia, ha chiesto ruoli regionali degli insegnanti per evitare la fuga dalle cattedre. Ma questo «non si farà mai - giura il presidente della Campania Vincenzo De Luca, uomo forte del Pd al Sud - perché è assurdo pensare a una scuola di serie A e una scuola di serie B». «Se non ci daranno l'autonomia sulla scuola faremo una nostra legge», rilancia Fontana. Dal canto suo Bonaccini torna a rivendicare che «non chiediamo un euro in più allo Stato», e sul punto la musica è simile in Lombardia e Veneto. Ma stona rispetto al "fondo di perequazione" che è indispensabile per il programma Pd-M5S. «Da De Luca non ci dividono le posizioni, ci dividono i conti», chiosa Fontana con sintesi efficace.

Il compito di mettere insieme le tessere di un puzzle travolto dal cambio di maggioranza toccherà al neo ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, che ha fatto sapere di non voler « rispondere alle provocazioni». Boccia nelle prossime settimane avvierà gli incontri con i governatori sui territori: «Partiamo dalla centralità dei servizi che dobbiamo fornire a tutti - ha aggiunto il ministro -: io credo ci si debba tenere per mano, la stella polare sarà la lotta alle diseguaglianze, che ci sono al nord come al sud». Ma a complicare il suo tour c'è il fatto che l'autonomia spacca geograficamente anche i partiti della nuova maggioranza. In Lombardia e Veneto Pd e M5S a suo tempo hanno raccolto le firme per i referendum autonomisti, anche per non lasciare al Carroccio l'esclusiva sul tema; a Bologna lo stesso Pd ha evitato la strada del referendum per non colorare di toni rivendicazionisti i dossier sulle competenze amministrative. A Roma, fin qui, il Pd è stato quanto meno freddo sul tema, e i Cinque Stelle si sono schierati nettamente all'opposizione.

Ma l'insuccesso sull'autonomia gialloverde può (ri)aprire faglie territoriali anche in una Lega che nei suoi 14 mesi di governo ha puntato più su Europa e migranti che sui temi identitari del vecchio Carroccio. Ma ora anche dietro la compattezza della Lega («Salvini non ha sbagliato nulla», giurano in coro i leghisti arrivati a Cernobbio) si affaccia qualche riflessione nuova. «Gli imprenditori del Nord non vogliono l'Eurexit», ha detto Zaia, e da Cernobbio Fontana gli fa eco: gli esponenti più eurocritici come Claudio Borghi e Alberto Bagnai, spiega, «non sono la Lega, sono una voce della Lega». Che ne ha anche un'altra, nordista, ansiosa di tornare a farsi sentire.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...