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ECONOMIA DIGITALE

L’Alto Adige fonde bit e natura: l’internet delle cose è ovunque

di Antonio Larizza


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Smart region. Il progetto nato al NOI Techpark di Bolzano puntaa coprire tuttii comuni dell’Alto Adige con la rete di dispositivi Beacon

4' di lettura

Una rete di 3.500 sensori trasformerà l’Alto Adige nel territorio naturalistico più smart d’Europa, per attrarre a Bolzano - dall’Italia, ma anche dall’estero - le eccellenze tra sviluppatori, start-up e aziende attive nella community dell’Internet delle cose.

Il Beacon - in italiano “faro” - è un sensore non collegato a internet con un impatto ambientale prossimo allo zero che invia, con una frequenza di tre volte al secondo, un codice univoco via Bluetooth riconoscibile da qualsiasi smartphone.

Come un faro digitale, il segnale “illumina” le applicazioni presenti sul telefono che, sfruttando il codice univoco, possono sapere, con una precisione dell’ordine dei centimetri, dove si trova il telefono. A questo punto, gli algoritmi dell’app si attivano per offrire informazioni ad hoc basate sulla posizione dell’utente. Il sensore è passivo: non raccoglie, cioè, dati degli utenti, a totale garanzia della privacy. A differenza del Gps, la tecnologia Beacon rende possibile la localizzazione anche in spazi chiusi.

App dal turismo alla sanità

Le prime applicazioni arriveranno negli ambiti del turismo e della mobilità pubblica. Grazie ai segnali ricevuti dai Beacon l’app ufficiale «Südtirol Mobile Guide» capirà meglio dove si trova l’ospite: in un negozio, alla fermata dell’autobus, su un sentiero escursionistico o in un museo. Applicando algoritmi sviluppati ad hoc, suggerirà punti di interesse nelle vicinanze o possibili visite da organizzare per il giorno successivo, mettendo in relazione anche dati su meteo, orari di apertura e viabilità. E proponendo anche esperienze “alternative” come la visita a botteghe di artigiani o negozi particolari. Anche l’azienda di trasporto pubblico Sasa sfrutterà i Beacon per interagire con i passeggeri durante gli spostamenti.

    Già allo studio anche applicazioni in ambienti chiusi: la Fiera di Bolzano e gli ospedali cittadini stanno valutando l’uso dei Beacon per guidare tramite smartphone i loro utenti negli spostamenti interni, per esempio per raggiungere un padiglione o un reparto specifico. I giardini botanici Castel Trauttmansdorff di Merano sfrutteranno i fari digitali per guidare i visitatori. Mentre il Gruppo FOS sta sviluppando un prodotto per la prevenzione delle slavine basato sull’uso combinato di droni e Beacon.

    Fari digitali in tutti i Comuni

    La rete Beacon dell’Alto Adige potrà contare su 3.500 nodi, distribuiti sui territori comunali dei 74 comuni che hanno già comunicato i punti di installazione (si veda l’infografica). I primi 200 sensori saranno installati a partire dai prossimi giorni in quattro aree pilota: all’interno del NOI Techpark - il parco tecnologico di Bolzano - nei comuni di Merano e Prissiano e nell’Associazione Turistica di Castelfeder-Salorno. L’infrastruttura sarà completata entro l’autunno, con l’obiettivo di coprire tutto il territorio altoatesino man mano che i comuni che ancora oggi devono comunicare i punti di installazione si attiveranno (per loro, saranno utilizzati parte dei Beacon installati presso il parco tecnologico).

    La rete è nata da una collaborazione tra il NOI Techpark e la Provincia Autonoma di Bolzano, sfruttando un finanziamento di 545.300 euro del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr).

    «Questa infrastruttura digitale – spiega Arno Kompatscher, presidente della Provincia autonoma di Bolzano – crea le condizioni necessarie per potenziare le imprese, sviluppare servizi per cittadini e turisti e rendere più attrattivo il territorio altoatesino». Nella visione della Provincia, la prima Rete Beacon 100% pubblica nata in Italia non sarà però unicamente a beneficio del territorio. «Essendo una piattaforma di sviluppo totalmente aperta e gratuita – continua Kompatscher – potrà essere utilizzata liberamente da sviluppatori, startup o aziende di qualunque territorio. Grazie a questa infrastruttura l’Alto Adige diventa una potenziale terra di elezione per sviluppatori, ricercatori ed esperti di tutta Italia intenzionati a sperimentare la nascita e l’utilizzo di nuove applicazioni e tecnologie basate sull’Internet delle cose».

    L’obiettivo dell’operazione è mettere a disposizione della comunità la tecnologia abilitante per creare nuovi servizi e modelli di business. «Sappiamo che ci sono molte imprese e molti sviluppatori con le competenze necessarie per progettare servizi o prodotti sfruttando la tecnologia dei Beacon – aggiunge Patrick Ohnewein, capo dell’unità “Digital technologies ICT” presso il NOI Techpark – ma anche che nessuno di loro avrebbe mai avuto le risorse per installare una rete su un’area così ampia».

    Il white paper sull’Iot altoatesino

    Il progetto Beacon rientra in un più ampio disegno di digitalizzazione di tutta l’area dell’Alto Adige, che nella visione dei suoi attuali amministratori può avere l’ambizione di diventare un modello di smart green region. La seconda gamba del progetto è la nascita di una rete LoRaWan (Long Range Wide Area Network), sistema di connessione internet pensato per mettere a disposizione delle imprese locali una rete di sensori capaci di trasmettere informazioni in tempo reale, con le prime applicazioni pensate per l’agricoltura di precisione. Spiega Ohnewein: «Con il Fraunhofer Italia, che ha sede proprio presso il NOI Techpark, stiamo conducendo uno studio per mappare le competenze che possono abilitare un ecosistema di Internet delle cose presenti sul territorio provinciale: esperti o imprese specializzate in sensori, reti e grandi database».

    I risultato saranno raccolti in un white paper (Internet of things: potenziale, ambiti di applicazione e linee guida per lo sviluppo di progetti per le imprese dell’Alto Adige) e presentati il prossimo 15 novembre al NOI Techpark in occasione della «South Tyrol free software conference 2019». Durante il festival sarà organizzato anche un hackathon: nel concorso team di sviluppatori e artigiani locali lavoreranno fianco a fianco per integrare il digitale in prodotti e servizi tipici del territorio.

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