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L’Alto Adige mette in rete il welfare

di Barbara Ganz


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3' di lettura

L’azienda che supera i mille dipendenti e quella che raggiunge a stento la dozzina, quella alimentare e quella metalmeccanica. Il nuovo contratto di rete presentato in Assoimprenditori Alto Adige mette insieme realtà di diverse dimensioni e settori, con un unico obiettivo: offrire ai propri dipendenti le prestazioni di welfare aziendale più ampie e differenziate fra quelle previste dalla norma. È la prima esperienza del genere nella provincia autonoma, mentre casi simili si contano a Trento, Varese, Brescia, Reggio Emilia e Avellino.

«Grazie alle disposizioni introdotte in Italia dalla legge di Stabilità, i benefit erogati a titolo di welfare aziendale non vengono tassati: in questo modo aumenta la retribuzione reale per i dipendenti», spiega il direttore di Assoimprenditori, Josef Negri. Le ricadute positive sono dunque per chi lavora, per le imprese stesse che usufruiscono della detassazione e possono investire in responsabilità sociale mantenendo l’equilibrio finanziario, ma anche per l’intero territorio, poiché fornitori locali di beni e servizi saranno convenzionati generando un volano per l’economia.

Rete #Welfare Alto Adige/Südtirol raggruppa attualmente dieci aziende per complessivi 2.700 dipendenti. Riunisce Aquaeforst , Birra Forst, Ecorott, Intercable, Loacker, Röchling Automotive (con Röchling Automotive Italia, Röchling Automotive Filters e Röchling Automotive Srl), Thun e Tpa, ma non sono escluse future nuove adesioni.

La presidente è Tamara Tonioni, direttore Risorse umane Europe South di Röchling Automotive: «Il welfare aziendale sostiene il reddito dei dipendenti e migliora la vita privata e lavorativa. Per le imprese aderenti alla rete significa rafforzare il benessere delle persone, la competitività aziendale e il rapporto tra l’impresa e il territorio. Con questo accordo dimostriamo che le nostre aziende sanno essere innovative sotto molti punti di vista».

Il dipendente accede ai servizi tramite una piattaforma online sviluppata e gestita da Willis Towers Watson: simile a un sito di shopping, facile da usare, consente di scegliere fra le diverse sezioni il servizio desiderato, senza annullare le differenze fra le singole realtà aderenti: «Ogni azienda mantiene la propria autonomia, anche per motivi fiscali. Inoltre, a seconda dei contratti collettivi di riferimento e della scadenza dei contratti integrativi, ciascuna azienda sceglie quando iniziare, trovando un supporto pronto che elimina costi e burocrazia – sottolinea Barbara Ambrogioni di Wtw – Le nostre statistiche ci dicono che le prestazioni più richieste riguardano la sanità, cure mediche, assistenza, buoni spesa e benzina, ma senza dimenticare che c’è una vita dopo il lavoro, e per questo abbiamo inserito viaggi e palestre».

Nella rete l’azienda grande e quella piccola trovano le stesse opportunità, sfruttando la massa critica raggiunta; la logica di questa collaborazione apre anche a possibili sviluppi su progetti diversi, dal marketing all’export alla formazione del personale, come è nella logica di questo strumento, che conta ormai oltre 3.600 contratti di rete in Italia, per 19mila aziende coinvolte.

«La rete – spiega Antonello Montante, presidente di RetImpresa – è una grande opportunità per sperimentare nuove forme di sinergia e coinvolgere e valorizzare anche imprese di minori dimensioni che da sole avrebbero più difficoltà ad offrire piani di welfare strutturati. Questa iniziativa - conclude Montante - rientra in un progetto di sistema più ampio per la diffusione delle reti di impresa, sulle quali Confindustria punta come strumento di cooperazione trasversale per la crescita competitiva di aziende e territori e modello culturale per una società più inclusiva e corresponsabile».

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