sviluppo del territorio

L’Altopiano della Sila, nuovo distretto turistico con agevolazioni ministeriali

di Donata Marrazzo


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4' di lettura

L’Elephas antiquus rinvenuto qualche mese fa sulle rive del Lago Cecita, in provincia di Cosenza, all’interno del Parco nazionale della Sila, attesta l’importanza archeologica, paleontologica e storica dell’altopiano calabrese: negli ultimi mesi ha attirato l’attenzione di ricercatori, studiosi e appassionati di tutto il mondo. I fossili emersi raccontano la storia più remota di quei luoghi e di tempi geologici lontanissimi: praterie arborate e pascoli d’altura di 700mila anni fa. Tutto valore aggiunto per il territorio.

L’archeologia è una grande occasione di riscoperta sostenibile dei territori e rappresenta un segmento sempre più esteso del turismo culturale. Anche per questo l’Altopiano della Sila è un’area in grande fermento. Va assumendo la fisionomia di un vero polo turistico regionale: per la peculiarità del territorio, i suoi elementi di attrazione e l’offerta integrata, il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini lo ha inserito fra i nuovi distretti turistici. Zone a burocrazia zero, con relative agevolazioni per favorirne lo sviluppo economico e sociale.

La straordinaria e fortuita scoperta dei fossili dell’elefante è opera di un gruppo di tecnici della Soprintendenza archeologica della Calabria che stava eseguendo sulla riva meridionale del lago la perlustrazione di un’area destinata alla produzione di armi da parte dei Longobardi. I resti dell’omero, della mandibola e di un molare, del cranio e di una zanna dell’animale (alto 4 metri al garrese) saranno sottoposti ad ablazione laser e datazione radiometrica presso il Laboratoire de Géochronologie del Cnrs francese. Ulteriori interventi di pulizia, consolidamento e restauro verranno eseguiti nel laboratorio archeologico dell’Università del Molise. Registrata fra i sedimenti la presenza delle scapole e il resto dello scheletro: partiranno presto nuove campagne di scavo. Del resto quella archeologica in Calabria è un’attività ricorrente: «Abbiamo programmato nuovi scavi a Castiglione di Paludi dove sono conservati importanti testimonianze di architettura militare della Magna Grecia e concluso quelli a Spezzano della Sila. I reperti, molti dei quali preistorici, verranno custoditi all’interno del centro visite espositivo di Camigliatello», anticipa Salvatore Patamia, segretario regionale del Mibact.

Nel perimetro dell’Altopiano della Sila tracciato dal ministero rientrano 29 comuni (in provincia di Cosenza,quelli di Acri, Aprigliano, Bocchigliero, Campana, Casali del Manco, Celico, Lappano, Longobucco, Luzzi, Parenti, Pietrafitta, Rose, Rovito, San Giovanni in Fiore, San Pietro in Guarano e Spezzano della Sila. Nella fascia catanzarese Albi, Cerva, Magisano, Sersale, Taverna e Zagarise. In provincia di Crotone, Castelsilano, Cerenzia, Cotronei, Mesoraca, Petilia Policastro e Savelli). «Da qualche anno, grazie a nuove politiche e ad attente programmazioni, nei nostri territori montani in provincia di Cosenza, ad esempio, crescono le piccole imprese e si rafforzano quelle esistenti – afferma Francesco De Vuono, direttore del Gal Sila –. Si moltiplicano bed & breakfast, agriturismi, fattorie didattiche, ristorantini, servizi per il noleggio delle attrezzature sportive. Il risultato sono 20mila presenze alle sagre, come a quella del fungo, o, per questo Natale, i 2500 posti letto della Sila Grande prenotati fino al 6 gennaio. Il 10% in più dello scorso anno».

La Patata della Sila Igp e il Caciocavallo Silano Dop fanno il giro del mondo. Le mucche podoliche sono presidio Slow Food. Grandi chef comunicano nei piatti il territorio anche in occasione di eventi internazionali. Il vecchio treno a vapore accompagna turisti esperienziali da Moccone a Silvana Mansio, battelli attraversano i laghi. I parchi avventura fanno il pieno di visitatori. E le aziende fanno rete: ne è un esempio “Sila Autentica”, club di prodotto turistico che è anche una App. Traccia tutti i possibili percorsi di visita (a piedi, in bicicletta) connettendo i vari punti di interesse del territorio e presentando le aziende locali che operano nel settore della ricettività, dei servizi e delle produzioni agricole e artigianali tipiche. “Destinazione Sila” coinvolge 7 imprese che propongono un’offerta turistica integrata, attraverso lo sviluppo di servizi comuni e prodotti innovativi. La start up è stata premiata da Invitalia.

Ma il vero motore di questa nuova effervescenza è la natura di per sé, il Parco nazionale e la sua biodiversità: 74mila ettari con l’80% di superficie boscata. Montagne, colline, valli, terrazze: pezzi di Alpi sovrapposti agli Appennini. I giganti di Fallistro, bosco ultrasecolare di pini laricio affidato al Fai (Fondo Ambiente Italiano) e l’aria più pulita d’Europa. Ventuno i comuni (nelle province di Cosenza, Catanzaro, Crotone), 700 i km di sentieri tracciati dal Club alpino italiano, decine di km di piste da sci tra gli impianti di Camigliatello, San Giovanni in Fiore, Villaggio Palumpo, Lorica. La Federazione europea dei parchi ha assegnato all’Ente Parco la Carta europea del turismo sostenibile. Il prossimo passo è la candidatura a patrimonio dell’umanità, un percorso già avviato con il sostegno del ministro Dario Franceschini, del presidente del Fai Andrea Carandini e del presidente della Regione Calabria Mario Oliverio.

L’Unesco ha approvato l’iscrizione della Sila tra le riserve della Biosfera italiana: è la decima nella rete mondiale dei siti di eccellenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Un’area di 68 comuni di cui il Parco costituisce il fulcro. Tutto frutto del lavoro di un management specializzato. «Abbiamo dovuto innanzitutto preparare il territorio, comunicare e informare prima di promuovere – dichiara Sonia Ferrari, commissario straordinario, docente di Marketing territoriale e del turismo all’Unical – ora sosteniamo i giovani imprenditori desiderosi di impegnarsi in nuove attività con iniziative per la formazione e progetti per rafforzare le potenzialità dei sistemi produttivi e creare occupazione qualificante e stabile». Con questo intento è nato il Piano locale per il lavoro “Silavoro”, approvato dalla Regione: 1 milione di euro per le imprese esistenti e per le nuove nei settori dell’agro-silvo-pastorale, dell’artigianato, del turismo, della tutela dell’ambiente, delle energie rinnovabili e in quello per i servizi connessi allo sviluppo del territorio. La prospettiva è creare nuovi contratti di rete. Nuova economia.

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