teatro

L’altra monaca di Monza

Allo Sperimentale di Pesaro la Marianna de Leyva di Giovanni Testori è interpretata da Federica Fracassi

di Asia Vitullo

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Allo Sperimentale di Pesaro la Marianna de Leyva di Giovanni Testori è interpretata da Federica Fracassi


3' di lettura

Spesso seppelliamo i nostri ricordi dentro sepolcri oscuri. Il passato, dal quale vogliamo fuggire, si immobilizza e rimane incastrato lì, in una tomba. Le parole di Giovanni Testori prendono forma paralizzandosi sul palcoscenico e trascinando il pubblico negli abissi stretti e angusti della claustrofobica morte apparente. L'opera teatrale di Testori, La monaca di Monza (Feltrinelli, 1967), diversa dalla Gertrude manzoniana e più aderente alla realtà dei fatti – è modellata dal drammaturgo milanese sugli atti processuali pubblicati negli anni Sessanta –, si mostra al pubblico attraverso il riadattamento di Valter Malosti e la sublime interpretazione di Federica Fracassi. In tempi di corona virus una bella iniziativa è quella di raccontare uno spettacolo come questo, visto a teatro poco tempo fa, e lasciare al lettore la forza dell’immaginazione.

La storia di Marianna de Leyva (suor Virginia) si risveglia dall'oblio della dimenticanza, ma resta intrappolata dentro un tumulo trasparente. Il regista ricrea un dialogo a tre voci che si disperde dentro un involucro verticale, richiamando alla mente vere e proprie tombe dalle quali le anime dei personaggi, come in Huis clos di Sartre, resuscitano per raccontarsi agli spettatori. Prima fra tutte la coscienza di Marianna, spezzata da una vita senza giustizia e senza morale. Le sue parole rimbombano in un urlo di disperazione, di vergogna e di amore; Malosti lascia totale spazio alla potenza del verbo che si crea e si distrugge in un tempo surreale.

La protagonista rievoca la sua passione blasfema e i molteplici omicidi che, come lei, sono inerti e compressi dentro una cella. Attraverso il gioco di luci e colori sul palcoscenico, gli attori si svelano a mano a mano nella loro intimità. Gian Paolo Osio, interpretato da Davide Paganini, è il nobile dal cuore nero, che ha inseguito per tutta la vita la voglia sadica di bestemmiare Dio e la smania feroce di sostituirsi a lui facendo innamorare la fragile suora. Il legame tra Gian Paolo e Marianna è un amore criminale che lascia impronte di violenza e sangue sul loro cammino. Un fuoco di perdizione che arde nel ricordo dei delitti compiuti, come quello della giovane suora Caterina (Giulia Mazzarino), la quale, vestita di rosso e di morte, rievoca gli abomini realizzati dalla monaca e dal suo amante.

I tre personaggi, tutti già morti, respirano di nuovo dinnanzi a noi, si toccano e si muovono come ombre già consapevoli del loro destino. Suor Virginia si sveste del velo intriso di pudicizia e oscenità che l'aveva legata forzatamente alla vita religiosa dissacrata per amore di Gian Paolo. E quest'ultimo, bestemmia in carne e ossa, confessa (a Dio o al pubblico?) l'illuminazione causata dalla visione della donna, un bagliore di oscurità consumato tra rapporti clandestini e figli nascosti.

Infine Caterina, la suora novizia, che pur minacciando di svelare la relazione dei due, vuole essere trascinata dal flusso ardente del desiderio. La giovane diventa così testimone del peccato che macchia Gian Paolo e Marianna e, come una martire, sacrifica sé stessa per rivelare in eterno le vicissitudini che le ruotano attorno. I tre, simili a sagome inanimate, si spengono e scompaiono nel buio del passato aspettando soltanto di essere rievocati ex novo.

La monaca di Monza, di Giovanni Testori, adattamento per tre voci e regia Valter Malosti, con Federica Fracassi, e Davide Paganini, Giulia Mazzarino;
Produzione TPE - Teatro Piemonte Europa, Centro Teatrale Bresciano
Teatro Franco Parenti, Teatro di Dioniso con il sostegno di Associazione Giovanni Testori

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