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L’Amaro del Capo conquista lo storico Petrus Boonekamp

Il gruppo calabrese Caffo rileva da Diageo l'olandese Wed. A.P. Boonekamp. Sebastiano Caffo: puntiamo a 100 milioni di fatturato fra crescita e acquisizioni

di Nino Amadore

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Il gruppo calabrese Caffo rileva da Diageo l'olandese Wed. A.P. Boonekamp. Sebastiano Caffo: puntiamo a 100 milioni di fatturato fra crescita e acquisizioni


3' di lettura

È conosciuto come il padre degli amari e ricordato per quella pubblicità un po’ perentoria dell’«Amarissimo che fa benissimo». Erano gli anni Settanta e, nello spot in bianco e nero che andava in onda su Carosello: una mano in armatura, appoggiava la bottiglia su un tavolo, sottolineando la sua forza e il suo carattere. Da qualche giorno quell’amaro olandese, il Petrus Boonekamp, è stato acquisito dal calabrese Gruppo Caffo 1915 che ha rilevato la Wed. A.P. Boonekamp B.V. di Amsterdam dalla multinazionale Diageo. «Quando ero molto giovane, l’amaro Petrus era un punto di riferimento in quanto all’apice del suo successo in Italia - racconta il presidente del Gruppo calabrese Giuseppe Caffo -. Un successo così clamoroso che per lanciare Vecchio Amaro del Capo avevo inventato una sorta di pubblicità “comparativa” che iniziava proprio, con “Non è olandese …”. Certamente, a quei tempi, mai avrei immaginato che un giorno sarebbe entrato a far parte del nostro gruppo aziendale».

E si tratta della seconda acquisizione di un grande marchio (la precedente era stata quella di Borsci) per Gruppo Caffo 1915, noto soprattutto per la produzione del Vecchio Amaro del Capo, con sede a Limbadi in provincia di Vibo Valentia, leader in Italia con il 32% di quota nella vendita di amaro, un fatturato l’anno scorso di 80 milioni. Dopo essere stato gestito dalla famiglia olandese dei Boonekamp, l’amaro Petrus nell’ultimo secolo, ha cambiato diverse proprietà: in Italia era stato lanciato dalla Gio.Buton azienda storica bolognese del settore alcolici; era poi passato, per un periodo, al Gruppo Cinzano che è stato successivamente acquisito con tutti i suoi marchi, Petrus compreso, dall’inglese Guinness prima che quest’ultima confluisse nella multinazionale Diageo.

«Questa acquisizione è parte di un più ampio progetto di crescita per linee esterne, diversificazione e di internazionalizzazione del gruppo - dice Sebastiano Caffo vicepresidente e Ad del Gruppo Caffo 1915 -. Petrus Boonekamp è il più antico tra gli amari in commercio (dal 1777), sicuramente il padre di tutti gli amari. Essendo noi leader in Italia nella categoria, abbiamo intuito subito le potenzialità di questo prodotto apprezzato dai consumatori che scelgono i cosiddetti amarissimi e che non è quindi in concorrenza diretta con Vecchio Amaro del Capo, il nostro brand principale. Petrus appartiene ad una categoria di amari (cosiddetta magenbitter) graditi in Germania ed in generale in tutto il nord Europa».

Il piano di rilancio di Petrus prevede la riorganizzazione e il potenziamento della presenza dell’amaro all’estero, partendo dai mercati più interessanti come il Nord Europa e in particolare l’Olanda e i Paesi vicini come il Belgio, Lussemburgo e Germania «storicamente interessati al consumo di questa tipologia di amari» spiegano dall’azienda.

In pratica un altro tassello fondamentale nel percorso di crescita dell’azienda calabrese, già molto presente all’estero con il Vecchio Amaro del Capo: «Quest’anno - spiega ancora Sebastiano Caffo - puntiamo a raggiungere i 100 milioni di fatturato tra crescita organica e acquisizioni. L’acquisto di Petrus ci consentirà in particolare di conquistare mercati nel Nord Europa. Per quanto riguarda l’Italia il nostro obiettivo nel 2020 è di arrivare ad avere una quota del 35% nel settore degli amari». Nella trattativa per l’acquisto di Petrus Boonekamp il Gruppo Caffo è stato assistito dal Gruppo Equita: i dettagli dell’operazione non sono stati resi noti alla luce dell’accordo di riservatezza firmato con la multinazionale Diageo.

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