Antiche ricette

L’amaro di Recco sbarca in Australia

Debutta il prossimo anno una bottiglia anni Sessanta dall'impronta storica

di Raoul de Forcade


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Stefano Bergamino, alla guida della Sangallo, che produce 150mila bottiglie l'anno

2' di lettura

Novantasei anni di storia e, negli ultimi quattro, una nuova giovinezza che ha portato l’artigianale Amaro Camatti a sbarcare in Usa e in Australia. Un percorso del tutto nuovo per un liquore nato negli anni ’20 del ’900 a Recco (Genova) ma, a vederci lungo, con approdi in fondo prevedibili, visto che, già dalle origini, quell’amaro veniva venduto come un toccasana per chi affrontava una navigazione . E infatti l’etichetta attuale, identica a quella d’un tempo, recita, con l’impronta démodée di un marketing d’antan, «Amaro Camatti: utile nei viaggi di mare, indispensabile agli sportivi, che rianima, che rincuora, dando inoltre un senso di piacevole sollievo».

A produrlo oggi, mantenendo la ricetta originale, è la Distilleria Sangallo, guidata da Stefano Bergamino insieme al socio Marco Demarchi, che ha fatto del Camatti il suo prodotto di punta. L’azienda, spiega l’imprenditore, «oggi produce 150mila bottiglie l’anno di liquore. Di queste, 50mila sono di Camatti. È diventato il nostro prodotto più importante, insieme al Limoncino Cinque Terre, fatto col limone di quella zona». E su un fatturato di circa 1,4 milioni, 350mila euro arrivano proprio dal Camatti.

A inventare quest’amaro è stato il farmacista ed erborista Umberto Briganti con la moglie Teresa Camatti. Lui è toscano: nato nel 1872 a Cecina; lei è di Montecreto, sull’appennino modenese. Si trasferiscono nel 1923 a Recco e vi aprono una distilleria.

«Alla morte di Umberto - spiega Bergamino - la ditta è andata al figlio Cesare e poi al nipote Umberto. Nel 1989 mio padre Enzo (scomparso due anni fa, ndr), che già aveva, dal 1964, la Sangallo, ha acquistato il marchio Camatti. Abbiamo quindi cominciato a produrlo a San Salvatore di Cogorno (Chiavari, ndr) e, da marzo 2018, lo facciamo nel nuovo stabilimento di San Colombano di Certenoli in Fontanabuona». La Sangallo produceva grappe, liquori agli infusi di frutta, limoncino. «Poi - racconta Bergamino - abbiamo acquisito il marchio dell’amaro Alpicella di Chiavari e infine il Camatti, che dal 1989 produciamo seguendo la ricetta di Briganti, senza alcun tipo di variazione. Prendiamo erbe, radici e fiori, facciamo l’infusione, lo zucchero caramellato e mettiamo a bollire le radici. Nonostante sia aumentata la produzione riusciamo continuare così, con metodo artigianale. Anche l’etichetta è la stessa; e adesso abbiamo fatto rifare gli stampi di una bottiglia degli anni ’60 e, dal 2020, usciremo con quella, per dare un’impronta storica all’amaro». Per la distribuzione «abbiamo vari grossisti a Genova e siamo presenti nella gdo con Metro, SoGegross e Carrefour. Abbiamo anche due piccoli canali di export, in alcuni Stati Usa e in Australia: dal 2016 abbiamo mandato circa 5mila bottiglie negli Stati Uniti e 2mila nel continente australiano». Nella Ue, invece, «per ora no. Perché, per motivi di accise, ci è più difficile esportare in Europa che fuori. Però a Monaco di Baviera c’è un un bar che vende prodotti italiani e si chiama Camatti. È improntato, anche a livello di design, sullo stile del nostro amaro, perché l’ha aperto una signora che l’ha bevuto qui e si è innamorata del prodotto».

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