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L’ambasciatore tedesco Elbling: «Una cooperazione più stretta renderà Italia e Germania più forti»

Viktor Elbling, ambasciatore tedesco in Italia, analizza le relazioni tra i due Paesi alla vigilia della visita del presidente Frank-Walter Steinmeier

dalla nostra corrispondente Isabella Bufacchi

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(Imagoeconomica)

Viktor Elbling, ambasciatore tedesco in Italia, analizza le relazioni tra i due Paesi alla vigilia della visita del presidente Frank-Walter Steinmeier


6' di lettura

FRANCOFORTE - La pandemia ha «avvicinato» Germania e Italia, «le due potenze industriali più forti in Europa, interdipendenti» e che si rafforzano con una cooperazione più stretta. Anche l’Europa in crisi è più unita per soluzioni comuni e «apre la stagione degli investimenti per il futuro». Viktor Elbling, ambasciatore tedesco in Italia da due anni, commenta così questo momento storico alla vigilia dell’incontro a Milano tra il presidente della Repubblica Federale di Germania Frank-Walter Steinmeier e il presidente Sergio Mattarella.

Il presidente della Repubblica federale Frank-Walter Steinmeier incontrerà domani a Milano il presidente Sergio Mattarella in un momento in cui le relazioni tra i nostri due Paesi sono messe a dura prova dalla crisi senza precedenti della pandemia Covid-19 e da una violenta recessione. Quali sono i temi principali dell'incontro?

I due presidenti affronteranno il tema della lotta contro la pandemia in Italia, in Germania e in Europa. La Germania ha seguito da vicino con partecipazione e solidarietà la pandemia in Italia, che è stata feroce nel vostro Paese e ci siamo attivati con sostegni umanitari forti. E questo spiega anche perché la visita di Steinmeier ha luogo a Milano. Proprio con la Lombardia, nelle prime fasi della pandemia, abbiamo costruito un ponte-aereo per 44 pazienti italiani gravissimi. I due presidenti parleranno anche del futuro, in chiave di costruzione dell’Europa e di sviluppo del rapporto bilaterale tra i nostri due Paesi. E in quanto alla cooperazione, discuteranno come rafforzarla e ravvivarla a livello di comuni e regioni, parleranno del futuro dei gemellaggi tra città, ne abbiamo oltre 400 tra Germania e Italia.

Sulla cooperazione bilaterale, altro tema importante dell’incontro tra i due presidenti, viene messa in risalto la necessità di una maggiore cooperazione “dal basso”. Bisogna andare oltre il livello di cooperazione tra governi e fare di più a livello di società civile, di comuni, regioni, città. Dopo la Seconda guerra mondiale come sappiamo sono stati costruiti molti gemellaggi tra comuni. L’idea ora è di dare una nuova vivacità a questi partenariati: ce ne sono più di 400 tra Italia e Germania, è importante trovare il modo di sviluppare oltre questi rapporti. I due presidenti hanno scritto una lettera congiunta ai sindaci di questi 400 partenariati ringraziandoli per il loro lavoro fatto finora e sottolineando l’importanza di incentivare ancora di più gli scambi, soprattutto tra i giovani.

Gli aiuti dalla Germania, arrivati in soccorso all’Italia per affrontare l’emergenza sanità, hanno fatto notizia. Un altro settore colpito in maniera feroce dal coronavirus è stato quello del turismo, l’Italia ha aspettato il turista tedesco alla riapertura delle frontiere… Quale lezione possiamo trarne per il futuro?

E’ stato molto positivo annunciare insieme il via libera ai viaggi nell’Unione europea, questo ha dato impulso al turismo da giugno. L’attrattività dell’Italia per i tedeschi continua a essere altissima, abbiamo visto qui in Ambasciata grandi numeri di turisti tornati dopo il lockdown. E così anche nell’emergenza sanità, questa crisi ha dimostrato che è assolutamente necessario avere più Europa per combattere la crisi in corso e prepararsi a crisi future. Ora stiamo collaborando in modo preventivo, per esempio per i vaccini Covid-19, per garantirli a tutti. Se c’è una lezione che abbiamo tratto da questa terribile crisi è che abbiamo bisogno di più integrazione, abbiamo bisogno di un’Europa più forte, più unita, più solidale, più sovrana. E stiamo andando in questa direzione.

Le crisi possono allontanare, possono dividere. Germania e Italia, dopo Covid-19, si può dire invece che sono più vicine?

Sì sono molto sicuro che questa crisi ci abbia avvicinati di più. L’Europa è sempre cresciuta nelle crisi. E questa crisi ha dimostrato che il processo di integrazione va rafforzato, va accelerato, e di passi in avanti in questa direzione ne sono stati fatti negli ultimi mesi. L’Europa c’è.

C’è anche molta Germania in Europa per il semestre tedesco. La presidenza della Germania del Consiglio Ue vuole dare un impulso forte per rilanciare la crescita, rendere l’Europa più competitiva, più innovativa, più digitalizzata, più verde. Che impatto avrà questo sull’Italia?

L’integrazione europea è sempre stata una ragion di Stato della Repubblica federale della Germania. Ci siamo sempre visti come facilitatori di questa integrazione. Un semestre non è abbastanza lungo per trovare soluzioni a tutti i problemi ma abbiamo già dato un messaggio molto forte con NextGenerationEu per rilanciare l’Europa verso il futuro, pensando alle prossime generazioni. E poi c’è il grande tema migratorio, la Commissione entro fine mese presenterà la sua proposta per una nuova politica di Asilo e Migrazione. Già queste due iniziative avranno ricadute molto importanti per l’Italia. E’ segno della crescita di una forte consapevolezza in Europa che i problemi vanno risolti insieme. Questa consapevolezza ci posiziona meglio, rispetto al passato, per trovare soluzioni comuni. E questo mi rende piuttosto ottimista.

Di fronte a questa crisi epocale, sta emergendo anche una maggiore consapevolezza della Germania verso la necessità degli Stati di poter spendere di più per uscire dalla crisi e finanziare ripresa e crescita. Fine dell’austerità?

In Germania si è sempre cercato di spendere in tempi di crisi, come è accaduto negli anni ’70, ma di risparmiare nei tempi migliori. Il fatto di aver risparmiato negli ultimi anni, quando la maggior parte dei Paesi europei in media è cresciuta, non è stato sbagliato, ci sta dando ora la possibilità di spendere in un momento di crisi. E’ importante ora investire, non solo in Italia ma anche in Germania dobbiamo investire di più in infrastrutture, nella digitalizzazione, nella formazione. Si è aperta ora una stagione di investimenti per il futuro: il punto importante è come investire queste risorse, che sono ingenti, senza precedenti, e la Commissione darà a breve le sue linee guida a questo proposito. Queste risorse andranno spese in modo sostenibile, stiamo prendendo a prestito per le prossime generazioni e spetterà a loro ripagare questi nostri nuovi debiti. In quanto all’austerità, noi non ci siamo mai visti come un Paese “austero”, per noi, per la Germania, è importante risparmiare e tenere in ordine i conti, per poi essere resilienti e potersi difendere da shock esogeni come questa pandemia.

Questa resilienza è data anche da una più stretta collaborazione a livello industriale, tra Pmi italiane e Mittelstand tedesche per esempio. Ci sono progressi su questo fronte?

Esiste una profonda integrazione tra l’industria tedesca e quella italiana, siamo le due potenze industriali più forti in Europa. La Germania non ha avuto un vero e proprio lockdown delle industrie, hanno chiuso del tutto solo quelle del settore automobilistico perché non avevano gli indotti, soprattutto dall’Italia. Questo dimostra l’interdipendenza enorme tra i nostri due Paesi. Vedo due settori in particolare dove ambedue possiamo migliorare e collaborare: la formazione professionale e la ricerca scientifica. Intendiamoci, non vedo la Germania come un modello da seguire, ognuno deve trovare le proprie soluzioni. In Germania abbiamo un buon mercato di lavoratori formati professionalmente, sono giovani, molto competenti, molto ben preparati e molto ben pagati e rafforzano le nostre Pmi. Inoltre nel modello Fraunhofer abbiamo 70 centri di eccellenza scientifica : vengono incaricati dalle Pmi che non hanno risorse proprie per fare ricerca per loro conto per sviluppare prodotti innovativi. Su questi temi ci stiamo anche confrontando con le autorità italiane.

Le idee e il personale non bastano. Occorrono le risorse finanziare. Possiamo aspettarci progressi importanti nel semestre tedesco per il mercato dei capitali unico e per l’Unione bancaria?

Negli ultimi due anni abbiamo già fatto importanti passi avanti nel Mercato Unico dei Capitali e nell’Unione bancaria. Sono già operativi due pilastri nella Banking Union, la vigilanza unica e la risoluzione unica. Negli ultimi mesi abbiamo fatto grandi progressi sul terzo pilastro, Edis, la garanzia unica dei depositi bancari: è un tema sul quale si sta discutendo in queste settimane e speriamo poter raggiungere un accordo su una road map entro la fine dell’anno per completare il terzo pilastro. Sull’unione del mercato dei capitali, la Germania e l’Italia hanno bisogno di poter attingere a un mercato transfrontaliero dei capitali per aumentare la liquidità per finanziare Pmi, grandi industrie, start-up.

Il gruppo Deutsche Börse mira mira a unire le forze con l’Italia sul mercato dei capitali europeo acquisendo Borsa italiana?

Posso confermare che c’è stata un’offerta di Deutsche Börse per aggregarsi alla Borsa Italiana insieme a un partner italiano. La Borsa di Milano è molto importante. E anche qui la complementarità tra i nostri due Paesi è essenziale. Deutsche Börse è sesta per capitalizzazione nel mondo ed è un global player. Insieme a Borsa italiana, creerebbero un gruppo al quinto posto nel mondo, . L’offerta garantisce autonomia di titolo, di gestione, di governance. La vedo come una proposta vantaggiosa per tutt’e due, ma anche come un passo importante per un’integrazione ancora più profonda tra le nostre due economie.


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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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