Letteratura africana

L’ambigua avventura di Ezeulu: è completo il capolavoro di Achebe

di Lara Ricci

 Chinua Achebe, nato Albert Chinualumogu Achebe il 16 novembre 1930 a Ogidi, nell’Est della Nigeria muore il 21 marzo 2013 a Boston

4' di lettura

«Il mondo sta cambiando. E non mi piace. Ma io sono come l’uccello Eneke-nti-oba. Quando i suoi amici gli chiesero perché fosse sempre in volo, rispose: “Gli uomini hanno imparato a sparare senza sbagliare mira, e io ho imparato a volare senza mai posarmi”». Così Ezeulu, sommo sacerdote di un gruppo di villaggi nigeriani che resistono all’assimilazione coloniale, annuncia al figlio Oduche che dovrà andare a scuola nella chiesa dei bianchi. Essere i suoi occhi e le sue orecchie: «Il mondo è come una Maschera che danza. Se vuoi vederla bene, non devi stare fermo in un solo posto. Il mio spirito mi dice che coloro che oggi non si fanno amico l’uomo bianco, domani diranno: “Se l’avessimo saputo…”».

Non sarà sufficiente tutta la sua saggezza e lungimiranza e si poserà, un giorno, l’indomito Ezeulu, anziano protagonista dello splendido La freccia di Dio (Arrow of God, 1964) in cui Chinua Achebe mostra le ultime maschere del suo popolo danzare, prima che diventino enigmatici cimeli da museo.

Loading...

Torna in libreria dopo anni di assenza, nella nuova e bella traduzione di Alberto Pezzotta, e va a completare la grandiosa trilogia in cui il maestro nigeriano racconta la trasformazione della società igbo sotto i colpi della cristianizzazione e della colonizzazione.

Sono gli anni cinquanta del secolo scorso e alcuni giovani intellettuali africani cercano di cristallizzare nella forma europea del romanzo la testimonianza di un’immensa cultura orale che si sta perdendo e di creare allo stesso tempo una base scritta da cui ripartire, raccontando i cambiamenti culturali e politici che stavano portando ai moderni Stati africani.

In Senegal c’è Cheikh Hamidou Kane, di etnia fulbe: in francese pubblica L’ambigua avventura (risalente al 1952, dato alle stampe nel 1961), romanzo di formazione, anzi, iniziatico, che narra i timori dell’equivoca seduzione dell’Occidente su un ragazzo del clan. Inviato alla scuola dei bianchi per acquisire quella conoscenza che li ha resi così potenti e riportarla nella comunità, si troverà a cavallo tra due mondi.

In Nigeria c’è l’igbo Achebe (e poco dopo lo yoruba Wole Soyinka), il cui Le cose crollano, Things Fall Apart (1958), il primo volume della trilogia, è divenuto libro di testo nelle scuole dell’Africa anglofona come L’ambigua avventura lo è diventato in quella francofona. Qui Achebe restituisce maestosità tragica a un mondo che non c’era già più: quello dei suoi nonni negli anni precoloniali, fino a quando gli igbo si trovarono a fronteggiare l’irruzione degli europei, traditi dai primi figli che si convertirono al cristianesimo (lui stesso era figlio di convertiti).

Nel secondo romanzo, Non più tranquilli (No Longer at Ease, 1960), fa un salto di due generazioni: narra la storia di un loro nipote che studia in Inghilterra e diventa funzionario dell’amministrazione pubblica nigeriana negli anni ’50.

Torna indietro di trent’anni nella Freccia di Dio, romanzo che con grande sottigliezza psicologica racconta sia il punto di vista dei neri sia quello dei bianchi. Qui dipinge il periodo cruciale in cui l’amministrazione britannica, armata di fucili e religione, si incaricava di “pacificare” gli indigeni dopo averne fomentate le divisioni. Per esempio favorendo i villaggi che si convertivano («È come quando un adulto dice a due bambini che litigano: “Finché io sono qui in giro, statevene tranquilli”. Così il più piccolo e il più debole dei due comincia a fare il prepotente»). O anche affiancando re di nomina britannica ai re locali, dove c’erano, perché ad esempio gli igbo all’epoca non avevano sviluppato alcun tipo di autorità centrale. Tanto che Achebe fa pronunciare al capitano Winterbottom, l’ufficiale del distretto con cui si confronta Ezeulu, un elogio - dal suo punto di vista - dei francesi «che non si vergognano di insegnare la loro cultura a razze arretrate» mentre loro, gli inglesi, «non solo permettono ai vecchi tiranni selvaggi di restare sul loro trono (...) ma sping[ono] anche a inventare tiranni dove non ce n’erano» (in una battuta il modello multiculturalista anglosassone e quello assimilazionista francese).

In tale contesto storico prende le mosse La freccia di Dio, racconto poetico e avvincente della vita dell’ultimo sacerdote del culto di Ulu che aveva unito - nella notte dei tempi («quando le lucertole andavano da sole o a gruppi di due»)- un gruppo di sei villaggi che prosperarono grazie a una saggia politica che favoriva la collaborazione e scoraggiava la competizione e a una religione ad essa funzionale.

Ma anche un appassionante documento storico e antropologico, ricco com’è di miti, descrizioni di usanze, danze, formule di cortesia, proverbi, modi di dire, sapide parabole (come quella del «grande lottatore la cui schiena mai aveva conosciuto la terra» che atterrò tutti gli uomini e poi anche gli spiriti fino a quando questi non gli mandarono il suo chi, «il suo dio personale, uno spirito piccolo e iracondo che lo afferrò con una sola mano e lo schiantò sulle rocce»).

Achebe scrive in una lingua che è precisa e burocratica quando dialogano i colonizzatori e infarcita di parole, metafore e massime igbo quando la usa il suo popolo. Proponendosi di «modellare un inglese che sia universale e al tempo stesso in grado di veicolare la sua esperienza particolare», non meno ambizioso è il risultato che raggiunge sul piano dei contenuti. Dà vita a un’opera cui gli scrittori africani e afroamericani di oggi guardano come a un romanzo di fondazione. Un’opera che parla a donne e uomini di ogni età e cultura: rappresentazione dell’inconciliabile dilemma tra chi accetta ciò che crede essere il volere di dio e chi pensa che faber est suae quisque fortunae, potente allegoria dello spasmo tra la fedeltà ai padri e la necessità del futuro, tra una tradizione che diviene trappola mortale e la resa a un incessante tradirsi.

La freccia di Dio

Chinua Achebe

traduzione di Alberto Pezzotta, La Nave di Teseo, pagg. 352, € 19,50 in libreria da giovedì prossimo

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti