hi-tech

L’America chiede agli alleati (Italia compresa) di boicottare Huawei

di Marco Valsania

Huawei: nel 2019 a Bruxelles centro europeo cybersicurezza


2' di lettura

Gli Stati Uniti stringono un inedito «cordone sanitario» attorno al colosso tecnologico cinese Huawei, coinvolgendo nell’offensiva i più stretti alleati tra i quali l’Italia. L’amministrazione Trump, aprendo un nuovo capitolo della sfida per la supremazia nell’hi-tech con Pechino e preoccupata dai rischi di sicurezza nazionale, ha iniziato una campagna di forti pressioni sui Paesi alleati perché isolino il gruppo asiatico e i suoi prodotti nelle telecomunicazioni. Questi prodotti, visti i legami dell’azienda con lPechino, sono accusati di creare rischi di cybersecurity, sia sul fronte militare che economico e finanziario.

Lo sforzo americano ha visto funzionari dell’amministrazione organizzare una intensa serie di incontri e briefing informali con esponenti governativi e dirigenti del settore delle Tlc su scala globale per far avanzare la loro causa: tra i paesi coinvolti, ha rivelato il Wall Street Journal, oltre all’Italia ci sono la Germania e il Giappone. La ragione è che in simili nazioni le tecnologie targate Huawei sono considerate diffuse e si trovano allo stesso tempo importanti basi militari statunitensi che, stando a Washington, potrebbero essere a rischio di spionaggio e sabotaggio.

Il Pentagono ha un proprio sicuro sistema di comunicazione e ricorre a satelliti per la gestione delle informazioni più segrete. La maggior parte del normale e comunque delicato traffico nelle basi e istituzioni militari all’estero passa tuttavia spesso attraverso normali network commerciali. La Casa Bianca è talmente preoccupata da aver anche sfoderato un’arma economico-finanziaria per convincere alcuni alleati a schierarsi al suo fianco senza remore. Starebbe prendendo in considerazione speciali aiuti per lo sviluppo nel settore telecomunicazioni a nazioni che rifiutino di far entrare nei loro confini le attrezzature della società cinese.

Particolare urgenza deriva oggi dal fatto che società wireless e fornitori di servizi Internet si apprestino ad acquistare e adottare rapidamente tecnologie di nuova generazione e superveloci per i nuovi sistemi mobili 5G, capaci di gestire dall’Internet delle cose alle auto self-driving. L’avvento di questa realtà potrebbe mettere in pericolo e rendere vulnerabili, oltre alle forze armate, impianti industriali e infrastrutture vitali. Le paure in materia di cibersicurezza e telecomunicazioni, a fronte della minaccia cinese, erano iniziate già prima dell’arrivo di Trump. Ma la sua amministrazione ha adottato toni generalmente molto più duri a tutto campo con la potenza asiatica, anche sul fronte economico. Atteggiamenti protezionistici ha inoltre preso anche contro alleati, potenzialmente indebolendo un «cordone» anti-cinese.

«Huawei è sorpresa dai comportamenti del governo Usa: se il comportamento di un governo si estende oltre la sua giurisdizione, tale attività non dovrebbe essere incoraggiata». È questa la reazione di un portavoce di Huawei. «Prodotti e soluzioni Huawei sono ampiamente usati in oltre 170 Paesi in tutto il mondo, servono 46 dei primi 50 operatori mondiali, aziende di Fortune 500 e centinaia di milioni di consumatori. Ci scelgono perché si fidano pienamente», ha concluso.

Il nuovo assedio diplomatico-industriale che vede al centro Huawei avviene mentre l’amministrazione Trump è già impegnata in un duro confronto commerciale con Pechino che potrebbe non ammorbidirsi neppure in occasione del G20 in Argentina a fine mese. Gli Stati Uniti hanno imposto dazi su centinaia di miliardi di dollari di import cinese e Pechino ha riposto decidendo rappresaglie, con ulteriori escalation ancora possibili.

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