Cassazione

L’amica le porta via il marito? Niente «sconti» per la moglie stalker

La fiducia tradita, non può rientrare nel concetto di fatto ingiusto e non giustifica una pena mitigata per un comportamento aggressivo e persecutorio

di Patrizia Maciocchi


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(Adobe Stock)

3' di lettura

Il fatto che l’amante del proprio marito sia una buona amica della tradita, non fa scattare per quest’ultima l’attenuante della provocazione se, con l’aiuto delle figlie, stalkerizza la sua ex confidente diventata poi molto intima del marito. E non è un’attenuante neppure il contesto degradato in cui si consumano tradimenti e vendette. Le precisazioni arrivano dalla Cassazione (sentenza 2725) che ha confermato la condanna senza sconti - la cui entità non è nota - per una moglie vittima di un doppio tradimento da parte dell’amica e del marito.

La sentenza

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Il triangolo con l’amica
La reazione non si può definire di calma britannica. La donna aveva coinvolto nella rappresaglia anche le sue due figlie, finite anche loro in tribunale, con l’aiuto delle quali aveva perseguitato e picchiato la rivale in amore e le figlie di questa.

Già il giudice monocratico di Napoli, dove era avvenuta la vicenda, in primo grado, aveva negato sconti e respinto la tesi della difesa che chiedeva comprensione per violenze che maturano «in un contesto socio-culturale degradato in cui il tradimento assume una connotazione particolarmente negativa». Le tre le imputate, di 55 anni, 25 e 24 sono state condannate per vari episodi di violenza portati avanti dal gennaio 2014.

Le spedizioni punitive
Le “giustiziere” non hanno affatto pensato che la vendetta è un piatto che va mangiato freddo. Appena scoperta la tresca hanno fatto irruzione a casa dell’ex amica di famiglia per picchiarla. Non soddisfatte della spedizione punitiva con aggressione fisica, hanno iniziato ad insultarla su Facebook e in ogni altro luogo possibile, non importa se reale o virtuale. Questo trattamento era durato fino al novembre 2015, quando le vittime per terrore avevano cambiato casa ed erano tornate nel condominio solo per salutare il loro padre, sperando di passare inosservate. Una vaga illusione perché, malgrado le precauzioni prese, erano state scoperte e una
delle figlie della “rivale” era stata addirittura bruciata al volto con una sigaretta dal trio. La paura aveva indotto le figlie dell’adultera a chiudersi per tre anni in casa della nonna.

Il doppio tradimento
La Suprema corte non mostra la comprensione invocata dalla difesa e chiarisce che il comportamento della stalker, come reazione al coinvolgimento del marito nella relazione dell’amica, non può costituire un contegno ingiusto sotto il profilo giuridico, morale o sociale, tale da giustificare una sanzione mitigata, rispetto alle aggressioni. La persona offesa era un soggetto estraneo al rapporto di coniugio tra il fedifrago e la moglie. Per quanto riguarda l’instaurarsi di legami che “feriscono” la fiducia, i supremi giudici ritengono che queste situazioni non sono nella società d’oggi percepite come una “ingiustizia” di tipo “morale e sociale”.

No all’attenuante
Per i giudici il venire meno al dovere di lealtà legato all'amicizia della famiglia dell’amica vittima dell’adulterio è un tema che non rientra nelle condizioni che possono condurre all'applicazione dell’attenuante della provocazione, «trattandosi di dinamiche squisitamente affettivo-interpersonali caratterizzate da un possibile margine di opinabilità, che non rispondono a regole (neanche di ordine morale) generalmente riconosciute e sufficientemente stabilizzate e che, pertanto, non possono trovare sbocco in termini di attenuazione della risposta punitiva dello Stato». Le tre donne pagano anche le spese del processo. Ma nella vicenda non ci sono notizie del marito che aveva instaurato il triangolo.

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