le ricadute previdenziali

L’annullamento della posizione può portare al cumulo

La pensione arriverà dal Fondo dipendenti e dalla gestione separata

di Antonello Orlando


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(Fotolia)

3' di lettura

Capita spesso che un collaboratore percorra una carriera brillante, arrivando alla dirigenza, fino alla carica di direttore generale. Lo step successivo, anche per avere libertà decisionale per sveltire i processi autorizzativi, diventa quello della nomina ad amministratore (unico, delegato, presidente o semplice membro del Cda).

Retribuzione e pensioni

Il motivo per cui le due condizioni (dipendente e amministratore) coesistono e la seconda non assorbe la prima risiede in due elementi propri della condizione di dirigente: per chi ha contributi versati prima del 1996, l’intera retribuzione è assoggettata a contribuzione pensionistica (Ivs), consentendo un futuro tasso di sostituzione fra pensione e stipendio più alto. Un amministratore che percepisca un compenso compreso fra 200mila euro e anche un milione, invece, accantonerà contributi presso la gestione separata Inps secondo un massimale che per il 2019 è di poco inferiore a 103mila euro di compenso, generando una futura pensione (tutta calcolata con il metodo contributivo) ben più bassa rispetto agli emolumenti percepiti durante il lavoro.

La seconda ragione risiede nel welfare contrattuale: i due Ccnl maggioritari per dirigenti (Industria e Commercio) garantiscono fondi di previdenza complementare e assicurazioni sanitarie integrative che giocano un peso notevole nel presente e nel futuro della qualità della vita del manager. Questa prassi, fortemente diffusa, prevede anche che l’amministratore non percepisca compensi veri e propri ma accetti una clausola di reversibilità che attrae i compensi nella retribuzione da dipendente, azzerando così i versamenti dovuti alla gestione introdotta dalla legge 335/1995. Questo equilibrio può rivelarsi molto precario, soprattutto alla luce del messaggio Inps 3359/2019, che ha sintetizzato gli indirizzi giurisprudenziali consolidati dall’Istituto a proposito della compatibilità fra la carica di amministratore e il rapporto di lavoro subordinato (anche dirigenziale). Il presupposto inderogabile per legittimare il doppio binario risiede nell’ampiezza delle deleghe dell’amministratore: nel caso di ambiti decisionali e di potere circoscritti e non del tutto sovrapposti rispetto all’incarico dirigenziale, ad esempio con conferimento di poteri specialmente di rappresentanza, le due cariche potranno coesistere.

L’annullamento della posizione

La compatibilità viene meno nel caso dell’amministratore unico o, ancora, nel caso dell’amministratore delegato con deleghe così ampie (anche in materia di assunzioni, provvedimenti disciplinari e licenziamento) da non ammettere un soggetto che anche solo astrattamente sia sovraordinato rispetto ai suoi poteri.

Che cosa succede, dunque, nel caso in cui, in seguito a un verbale ispettivo, la posizione da dipendente venga annullata? Con il messaggio 9869/2012, l’Inps aveva considerato annullabile l’intera posizione assicurativa da dipendente senza alcun limite prescrizionale (di cinque o dieci anni), visto l’originario difetto di assicurabilità che caratterizzava la sua storia contributiva. Inutile invocare la colpa dell’Istituto che aveva incamerato per anni contributi da dipendente pur potendo già rilevarne l’illegittimità: la sentenza della Corte di cassazione 2327/2016 ha escluso una responsabilità dell’Istituto nei casi in cui la parte “danneggiata” avesse potuto prevedere l’invalidità del rapporto assicurativo. D’altra parte, l’Inps, in assenza di dolo, rimborserà alla società la contribuzione indebita nei limiti della prescrizione decennale che regola l’indebito contributivo. La società, a sua volta, risarcirà la propria quota di contribuzione al dipendente applicando la tassazione separata.

Se il soggetto avrà versamenti in gestione separata negli stessi anni, potrà godere sicuramente di un trattamento pensionistico (puramente contributivo) al raggiungimento di almeno 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia o anticipata per contributivi, a oggi erogabile rispettivamente a 67 o 64 anni).

Se il disconoscimento contributivo fosse però limitato nel tempo e la posizione fosse costituita da due distinti spezzoni, prima da dipendente e poi amministratore, sarà possibile chiedere un unico trattamento tramite il cumulo contributivo gratuito.

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