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L’ansia del canone

Un pool di seicento fra scrittori, critici, librai, editor, giornalisti hanno selezionato i titoli meritevoli fra le ultime uscite editoriali

di Giovanni Bitetto

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Walter Siti (Ansa)

Un pool di seicento fra scrittori, critici, librai, editor, giornalisti hanno selezionato i titoli meritevoli fra le ultime uscite editoriali


3' di lettura

Canone della narrativa 2000-2020: un'impresa affascinante e impossibile
La fine di un decennio stimola a guardareindietro e a tirare le somme di ciò che è stato. Come in tutte le arti, anche in letteratura quest'ansia classificatoria si traduce nel tentativo di mappare le tendenze, enucleare i temi e gli approcci della narrativa del nuovo millennio. Si tratta di un esercizio difficile per tre motivi: la vicinanza con l'oggetto osservato; la complessità multiforme che ha assunto la letteratura in questo spicchio di millennio, segmento di un reticolo mediale più ampio, tanto che non ci pare strano che sia Bob Dylan a vincere il premio Nobel; il rapporto ormai inestricabile fra letteratura globale e letteratura italiana, ridotta ad ancella di mode esterofile quali l'ultratlantismo - ma questo è tratto comune all'Occidente tutto - o l'ossessione per la letteratura sudamericana.


Qualche tempo fa ci provò Andrea Cortellessa a selezionare un paniere di titoli esemplificativi, intervento che ebbe il merito di generare non poco dibattito, e a cui risposero le voci più disparate, chi commentando e correggendo - come Tiziano Scarpa -, chi proponendo un canone “inverso” - è il caso di Davide Brullo. Stavolta a tentare l'impresa non è una mente singola, ma un pool di seicento fra scrittori, critici, librai, editor, giornalisti letterari. Si tratta dei giurati delle “Classifiche di qualità” de L'indiscreto che tre volte l'anno eleggono i titolo meritevoli fra le ultime uscite editoriali. Il lockdown e il conseguente blocco temporaneo dell'editoria ha creato un buco nelle classifiche di maggio che vengono colmati votando i migliori titoli di narrativa degli anni Duemila.
Un canone a tutti gli effetti che presenta, nella decina di punta, molte conferme e alcune sorprese: non meraviglia la presenza di autori già da tempo canonizzati, quali Walter Siti, Michele Mari, Francesco Pecoraro - La vita in tempo di pace forse il vero romanzo del ventennio - e Antonio Moresco.

Allo stesso modo si confermano i nomi di autori amati dalla critica - Giorgio Vasta, Laura Pugno - e dal pubblico - Elena Ferrante -, anche se in questo caso stupisce che Roberto Saviano compaia “solo” alla quattordicesima posizione. Sorprende invece la presenza di autori irregolari, come Filippo Tuena - con il romanzo d'avventura Ultimo parallelo - e Vitalino Trevisan - con Works, autofiction incentrata sul tema del lavoro -, e di una giovane ma già affermata autrice: Claudia Durastanti con La straniera, già finalista allo Strega 2019.


Un esercizio del genere segnala un'evidente criticità: essendo un lavoro collettivo, non sono chiari i criteri con cui hanno votato i giudici. Certo, è normale che ogni canone si configuri seguendo un particolare metro di giudizio, ma tali parametri, partoriti da un'unica voce , concorrono a rendere le scelte coerenti.

Harold Bloom

Ad esempio, il celebre quanto vituperato canone occidentale di Harold Bloom ha il pregio di strutturarsi secondo una limpida prospettiva storicista.

Gianluigi Simonetti

Allo stesso modo la recente mappatura della narrativa e della poesia contemporanea di Gianluigi Simonetti (La letteratura circostante, il Mulino, 2018) si muove seguendo l'eredità e la mutazione della letteratura novecentesca negli anni Duemila. In questo caso ci troviamo di fronte a parametri e giudizi antitetici: c'è chi ha inteso il canone come descrittivo, rilevando i titoli più influenti di questi due decenni, e chi, al contrario, ha preferito dare spazio a titoli o autori che avrebbero meritato più attenzione.

Un canone è sempre parziale, dettato da logiche interne e scelte soggettive. Tanto più che un canone contemporaneo deve tener conto di mille variabili che, messe alla prova del tempo, muteranno di segno. Per questo è da intendersi come un tentativo, più o meno riuscito, di circoscrivere un campo di possibilità nei cui meandri ognuno può strutturare un proprio percorso. Se non altro l'esercizio tassonomico attesta che la critica, parafrasando ciò che diceva Sanguineti della poesia, non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina. E a volte ha ancora la capacità di polarizzare e interrogarsi su quel che rimane della letteratura.

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