DOPO IL CASO Cambridge Analytica

L’Antitrust apre un’istruttoria su Facebook per pratiche commerciali scorrette

di An.C.

(Italy Photo Press)

2' di lettura

L’Antitrust ha annunciato l’apertura di un’istruttoria su Facebook «per informazioni ingannevoli su raccolta e uso dati». È quanto si legge in un tweet dell’Autorità, che cita un’intervista a Sky tg24 del presidente Giovanni Pitruzzella. Le ipotesi su cui si basa l’istruttoria sono due distinte pratiche commerciali scorrette con un indebito condizionamento degli utenti.

Antitrust: per Facebook ipotesi doppia pratica scorretta
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, si legge infatti nel comunicato dell’Autorità, ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti di Facebook per presunte pratiche commerciali scorrette, concernenti innanzitutto l’informativa fornita dal professionista in fase di registrazione alla piattaforma Facebook, con riferimento alle modalità di raccolta e utilizzo dei dati dei propri utenti a fini commerciali, incluse le informazioni generate dall’uso da parte dell’utente Facebook di app di società appartenenti al gruppo e dall’accesso a siti web/app di terzi.

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L’istruttoria, continua la nota, riguarda poi l’automatica attivazione della piattaforma di scambio dei propri dati da/a terzi operatori per tutte le volte che l’utente accederà o utilizzerà siti web e app di terzi, con validità autorizzativa generale senza alcun consenso da parte dell’utente, con sola facoltà di opt-out. In particolare, spiega l’Antitrust, l’opzione a disposizione dell’utente di rinunciare o meno a tale modalità risulterebbe preimpostata, tramite spunta nell’apposita casella, sul consenso al trasferimento dei dati.

Secondo l’Autorità, tali comportamenti potrebbero integrare due distinte pratiche commerciali scorrette in quanto, da un lato, Facebook non informerebbe adeguatamente e immediatamente, in fase di attivazione dell’account, l’utente dell’attività di raccolta e utilizzo, a fini commerciali, dei dati che egli cede e dall’altro, Facebook avrebbe esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei consumatori registrati, i quali presterebbero il consenso alla raccolta e all’utilizzo di tutte le informazioni che li riguardano in modo inconsapevole e automatico.

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