RELAZIONE RUSTICHELLI

L’Antitrust attacca Fca: «Rilevanti danni allo Stato dal trasferimento fiscale a Londra»

La concorrenza fiscale europea penalizza l’Italia con 8 miliardi all’anno

di Gerardo Graziola e Fabio Bonanni


Paradisi fiscali Ue tolgono 35mld a Roma,Parigi,Madrid

4' di lettura

Il recente trasferimento della sede fiscale di Fca a Londra e della sede legale e fiscale in Olanda delle sue società controllate ha provocato «un rilevante danno economico per le entrate dello Stato». Roberto Rustichelli, neo presidente dell'Antitrust, punta il dito sul caso del gruppo automobilistico nato a Torino che cita come «quella che era la principale azienda automobilistica italiana» per lamentare la penalizzazione che subisce l'Italia dalla concorrenza fiscale all'interno della Ue. Rustichelli cita anche, nel successivo passaggio della sua prima relazione annuale, «la proprietà» delle grandi imprese italiane che mantiene «comportamenti fiscali lodevolmente etici nei confronti del nostro Paese» pur subendo «un grave svantaggio competitivo».

SCOPRI DI PIÙ / Da Mediaset a Fca: Olanda paradiso delle holding

Dalla concorrenza fiscale danni per 8 miliardi
La concorrenza fiscale all'interno dell'Unione europea mina la fiducia nel mercato unico e penalizza in particolare l'Italia con un danno annuo stimato fino a 8 miliardi. È questo il tema che Roberto Rustichelli mette in vetrina: «La concorrenza fiscale genera esternalità negative che costano a livello globale 500 miliardi di dollari l'anno, con un danno stimato per l'Italia tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari l'anno. Una concorrenza fiscale di cui, di fatti, beneficiano le più astute multinazionali pone le imprese italiane, soprattutto quelle piccole e medie, ma anche le grandi società la cui proprietà mantiene comportamenti fiscali lodevolmente etici nei confronti dei nostro Paese, in una situazione di grave disagio competitivo».

ANALISI / È tempo che le multinazionali tornino a casa dai paradisi

Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Regno Unito nel mirino
Rustichelli punta il dito contro il dumping fiscale di alcuni paesi membri «divenuti ormai veri e propri paradisi fiscali» citati per nome: Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Regno Unito. Alcuni paesi «ci guadagnano ma è l'Europa a perderci». Per Rustichelli, «l'Europa e i governi nazionali possono e devono fare di più: innanzitutto rimuovendo quelle asimmetrie e distorsioni competitive che impediscono al mercato unico di funzionare correttamente a beneficio di tutti».

«Malsana competizione»
Il dumping fiscale realizzato da alcuni Paesi membri viene definito da Rustichelli «malsana competizione» che «è frutto di egoismi nazionali e rischia di incrinare i valori che hanno finora sorretto il processo di integrazione europea». La concorrenza fiscale genera evidenti vantaggi per taluni Paesi nota ancora Rustichelli. «Il Lussemburgo, paese di circa 600 mila abitanti, è in grado di raccogliere imposte sulle società pari al 4,5% del Pil, a fronte del 2% dell'Italia. Anche l'Irlanda (2,7%) fa meglio dell'Italia, nonostante un'aliquota particolarmente bassa, che è, però, in grado di attrarre imprese altamente profittevoli con un margine operativo lordo mediamente pari al 69,4% del valore aggiunto prodotto. Gli investimenti internazionali si adattano alla geografia della concorrenza fiscale: l'Italia attira investimenti esteri diretti pari al 19% del PIL; il Lussemburgo pari a oltre il 5.760%, l'Olanda al 535% e l'Irlanda al 311%. Valori così elevati non trovano spiegazione nei fondamentali economici di tali Paesi, ma sono in larga parte riconducibili alla presenza di società veicolo».

Il peso delle multinazionali
Il neo presidente dell'Antitrust aggiunge che le imprese a controllo estero rappresentano oltre un'impresa su quattro del Lussemburgo, mentre generano il 73,6% del margine operativo lordo complessivo prodotto dalle imprese in Irlanda a fronte del 12,7% in Italia. Uno studio commissionato dal Ministero delle Finanze olandese mostra che i soli flussi finanziari (dividendi, interessi e royalties) che attraversano le società di comodo olandesi ammontano a 199 miliardi di euro (il 27% del PIL del Paese). La riduzione degli introiti dovuta agli egoismi di pochi impedisce di abbassare le tasse alle imprese e ai cittadini, anzi spesso impone ai governi che la subiscono politiche fiscali più severe».

I «tax ruling»
Il presidente dell'Antitrust critica anche «i cosiddetti tax ruling, che possono conferire un vantaggio specifico a talune imprese idoneo a distorcere la concorrenza. Negli ultimi anni, la Commissione europea ha individuato numerosi tax ruling in violazione delle norme sugli aiuti di Stato, imponendo, tra l'altro, all'Irlanda di recuperare 14,3 miliardi di euro da Apple, nonché al Lussemburgo di recuperare 282,7 milioni di euro da Amazon e 23,1 milioni di euro da Fiat Finance and Trade. Tali accordi fiscali, in molti casi avvolti da segretezza, minano il patto di fiducia tra i Paesi membri e gettano un'ombra sulla leale partecipazione al mercato unico».

«È indispensabile, dunque, ritrovare un approccio strategico comune a livello europeo per porre fine alle distorsioni del mercato attualmente esistenti, assicurando che l'imposta sia versata nel luogo in cui gli utili ed il valore sono generati. Minano il mercato unico anche le pratiche di dumping sociale e contributivo che - osserva Rustichelli - “favorite dalle delocalizzazioni, si sostanziano nello sfruttamento delle minori tutele previste per i lavoratori nei paesi dell'Est”. Rustichelli osserva che tali fenomeni “appaiono ancora più inaccettabili quando incoraggiati attraverso l'utilizzo di risorse pubbliche che, anziché essere rivolte a promuovere lo sviluppo dei territori, vengono strumentalmente impiegate in danno di altri Paesi; ovvero quando la decisione di un'impresa di trasferire altrove la produzione venga assunta dopo aver ricevuto aiuti pubblici per effettuare investimenti produttivi».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...