ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa guerra dei semiconduttori

L’Antitrust cinese dovrà sbrogliare il maxi-deal Nvidia sui chip di Arm

C’è una divisione cinese della Arm di Cambridge acquisita da Nvidia per 40 miliardi di $, un ok aprirebbe agli americani il mercato cinese

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Per l’Antitrust cinese, la State Autorithy for Market regulation (SAMR), nata solo tre anni fa sulle ceneri di due precedenti Authorities, è la prova del nove: dovrà esprimere un parere vincolante su una questione presentata formalmente sull’acquisizione da record da 40 miliardi di dollari di Arm, sofisticata società di chip nata a Cambridge, dalla parent company giapponese Softbank a settembre scorso, da parte del big dei semiconduttori americano Nvidia. Arm ha una filiale, Arm China. La decisione dell’antimonopolio è attesa a marzo. Se l’Antitrust darà il via libera, agli americani si aprirà il mercato dei cinese dei chip.

Nvidia ha mosso le pedine anche in Cina.

La guerra mondiale dei chip si sposta in Cina. In particolare, nell’ambito delle competenze dell’Antitrust cinese, la potente SAMR. L’applicazione è stata fatta in tempi recenti e rivelata dagli avvocati cinesi di Nvidia, ci vorranno 18 mesi, una decisione potrebbe arrivare, se tutto va per il verso giusto, a marzo.

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Il punto è: cosa farà l’Antitrust cinese? Durissima in casa con i campioni del FinTech, da Alibaba a Tencent a JD.com, l’Antimonopolio per la prima volta ha sul tavolo una decisione importante che riguarda però una società americana che acquisisce una società britannica un tempo partecipata dai giapponesi con una sede in Cina.

Il terreno per Nvidia in Cina è stato, finora, molto accidentato, anche a causa del rifiuto del ceo di Arm China Allen Wu di farsi da parte, generando una catena di potenziali conflitti di intesse. Non solo.

Dando il disco verde, indirettamente SAMR darebbe il via libera all’ingresso degli americani nel mercato cinese dei semiconduttori proprio attraverso la branch cinese di Arm.

La variante cinese di Arm

Certo, a febbraio anche la Federal Trade Commission americana ha aperto un’indagine sul deal, che porterebbe a integrare i prodotti Arm in quelli Nvidia, aumentando anche le potenzialità di Arm. Una mossa seguita anche da altri big dei semiconduttori, tuttavia per Arm c’è in ballo anche la variante cinese.

La compagine di Arm China è risultata da sempre poco chiara, di fatto Allen Wu è risultato il vero arbitro della situazione, un Ceo che tra l’altro ha incrementato la propria fortuna personale di 7.5 miliardi di dollari e che ovviamente ha remato contro il deal.

Wu ha anche proposto al board la creazione di un fondo a parte per gestire sconti sui diritti di proprietà intellettuale in cambio di sviluppo di chip in Cina. Tirando dritto anche davanti al no della società.

Per l’Antitrust cinese davvero un banco di prova molto complesso.

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