previdenza

L’Ape sociale premia soprattutto i disoccupati

Nei primi due anni e mezzo di applicazione, due terzi degli assegni erogati a chi è rimasto senza lavoro. Penalizzati dalle regole gli addetti a mansioni gravose

di Matteo Prioschi


Pensioni: con la manovra proroga per Opzione donna e Ape sociale

2' di lettura

Per l’Ape sociale si prospetta la proroga di un anno, grazie a una modifica normativa prevista nella legge di bilancio 2020 ora all’esame del Parlamento, dando così la possibilità di utilizzare questo scivolo verso la pensione anche nel 2020. Tuttavia non ci si deve dimenticare che il prossimo 30 novembre è l’ultimo giorno utile per presentare la domanda se si maturano i requisiti quest’anno.

Dall’avvio avvenuto il 1° maggio 2017, al 30 giugno 2019, l’anticipo pensionistico è stato riconosciuto a 50.526 persone. L’Ape sociale è un assegno a carico dello Stato erogato a vantaggio di quattro categorie di lavoratori, ritenuti meritevoli di tutela, a partire dai 63 anni di età e fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia o anticipata.

Si tratta di disoccupati che hanno esaurito la relativa indennità da almeno tre mesi, lavoratori con invalidità civile almeno al 74%, quelli che assistono parenti conviventi con handicap grave e gli addetti a mansioni gravose.

Barriera all’ingresso
Un’opzione a cui però non è facile accedere. I dati contenuti in un allegato al rendiconto sociale Inps 2018, elaborato dal consiglio di indirizzo e vigilanza dell’istituto, testimoniano che, a fronte delle 50mila domande accettate, se ne contano oltre 56mila respinte, di cui la metà relative al 2017, l’anno del debutto. Nel 2018 i due valori sono stati quasi equivalenti, mentre nei primi sei mesi di quest’anno le richieste approvate superano di oltre il 50% quelle scartate.

Si evidenziano difficoltà dovute alla rigidità della normativa, per quanto riguarda in particolare, i lavori gravosi

Un problema che riguarda soprattutto chi svolge mansioni gravose. Si tratta, per esempio, degli addetti alle pulizie, degli autisti di mezzi pesanti, degli operai del settore edile, degli insegnanti della scuola dell’infanzia e degli asili nido. La difficoltà consiste nel riuscire a certificare, anche con l’intervento del datore di lavoro, di aver svolto una delle mansioni che dà diritto all’Ape per almeno 7 anni negli ultimi 10 oppure per almeno 6 negli ultimi 7 anni.

I risultati
Nonostante queste persone abbiano accumulato almeno 36 anni di contributi (e non i 30 previsti per le altre categorie tutelate), corrono quindi il rischio concreto di non riuscire ad accedere allo scivolo verso la pensione. È quanto è successo a 9.226 lavoratori che hanno presentato domanda entro lo scorso mese di giugno, a fronte di 4.370 che invece hanno superato tutti i controlli.

IL BILANCIO A FINE GIUGNO 2019 Lo stato di lavorazione delle domande di Ape sociale


Nettamente più elevata la percentuale di richieste accettate rispetto alle presentate (intorno al 60%) per gli invalidi e chi si prende cura di parenti (i cosiddetti care giver), che comunque rappresentano una quota minoritaria della platea dell’Ape sociale. L’anticipo, nei fatti, si è rivelato essere soprattutto una sorta di prosecuzione dell’indennità di disoccupazione, dato che delle 110mila domande arrivate oltre 72mila sono di senza lavoro e delle 50mila accolte quasi 32mila riguardano queste persone.

Quindi non tanto uno strumento per sgravare dal peso del lavoro chi, dopo una lunga carriera, un impiego ancora ce l’ha, ma un anticipo di pensione come ammortizzatore sociale. A conferma che in Italia, nonostante i tentativi di riforma del mercato del lavoro, la pensione anticipata o strumenti analoghi servono in buona parte a compensare le inefficienze delle politiche attive.

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