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L'app Immuni cambia. Seguirà il modello decentralizzato di Apple e Google

Una scelta ormai definitiva. E anche obbligata. per tutelare con maggiore forza la privacy e la sicurezza dei dati

di Alessandro Longo

Coronavirus: arriva Immuni, la nuova app per tracciare i contagi

Una scelta ormai definitiva. E anche obbligata. per tutelare con maggiore forza la privacy e la sicurezza dei dati


3' di lettura

L'app Immuni per il tracciamento contatti coronavirus cambierà, ormai è deciso: e seguirà il modello più protettivo della privacy (“decentralizzato”), che è anche quello voluto da Google e Apple. Una scelta ormai definitiva, a quanto apprende il Sole24Ore da tutte le fonti direttamente impegnate sull'app. E anche obbligata. Per due motivi: per tutelare con maggiore forza la privacy e la sicurezza dei dati; per avere un'app che vada al meglio, dato che non rispettare le indicazioni di Apple-Google significava probabilmente condannarsi a mal funzionamenti.

Come funzionerà l'app nelle nuove versioni
E com'è questo modello decentralizzato, ossia come funzionerà l'app che lo adotterà?
I cellulari generano al proprio interno, con l'app, un proprio identificativo anonimo. Se lo scambiano ogni volta che entrano in contatto (via bluetooth). Ogni cellulare contiene la lista di questi codici anonimi.
I giochi cominciano quando un operatore sanitario trova un caso di coronavirus. Allora permette al paziente di caricare su un server questi identificativi anonimi con cui il suo smartphone è entrato in contatto. Il server manda a tutti gli smartphone dotati di app la lista dei codici. Se l'app riconosce il proprio in quella lista manda la notifica all'utente (del tipo: “sei stato vicino a un contagiato da covid-19 per un tempo e una distanza sufficienti dal permettere l'infezione”; dà quindi istruzioni su cosa fare, ma su questo aspetto il Governo deve ancora decidere ).

La grande differenza rispetto a com'è ora Immuni
Nel modello (più) “centralizzato” finora adottato da molte app europee e dall'attuale beta di Immuni (già in sperimentazione sul campo), i codici sono invece generati dal server, non dai dispositivi. Ed è una differenza importante perché significa che c'è un luogo dove ci sono sia i dati di contatto sia le chiavi con cui renderli potenzialmente identificabili. È un rischio in più per la privacy.
Immuni però, come detto, quando arriverà – a maggio, probabilmente – sarà già nella versione modificata, compatibile con quanto chiesto da Apple e Google. Ma non c'era nessun vantaggio nell'altro modello? Secondo alcuni sì ed è la possibilità di costruire un “grafo sociale” dei contatti avvenuti e quindi ampliare il raggio degli asintomatici da monitorare. Più centralizzi i dati, più lo puoi fare. È per questo motivo che l'app seconda arrivata nella selezione del ministero, Coronvirus Outbreak Control, aveva un modello ancora più centralizzato rispetto a Immuni. Ma l'orientamento generale ora è di considerare i vantaggi di questa soluzione inferiore ai rischi, anche considerando la capacità limitata di fare i tamponi a tutti coloro che dovessero ricevere notifiche.

Perché si cambia
Scelta obbligata, si diceva. Devono aver pesato le pressioni arrivate da più parti e numerosi esperti (tra cui Stefano Zanero del Politecnico di Milano, Matteo Flora fondatore di The Fool, l'avvocato legal-tech Antonino Polimeni), che facevano notare come solo un modello decentralizzato poteva garantire i principi di minimizzazione dell'uso dei dati; principi invocati di recente, proprio per il contact tracing, dalla raccomandazione della Commissione europea dell'8 aprile 2020 e dal nostro Garante della Privacy.

Una nota del ministero dell'innovazione, ieri, lasciava presagire questa svolta, scrivendo che “Il sistema di contact tracing dovrà essere finalizzato tenendo in considerazione l'evoluzione dei sistemi di contact tracing internazionali, oggi ancora non completamente definiti (PEPP-PT, DP-3T, ROBERT), e in particolare l'evoluzione del modello annunciato da Apple e Google”. Una scelta che probabilmente sarà fatta anche dalla Francia, dove il ministero del Digitale ha già fatto notare nei giorni scorsi che non è possibile far funzionare l'app con il bluetooth senza la collaborazione di Apple (soprattutto) e Google.

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