ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLo scenario

L’appeal dell’Italia e la ripresa del contract battono la crisi cinese

Tra le misure che il governo ha varato per rilanciare l’economia, il forte sostegno al mercato immobiliare può spingere l’arredo alto di gamma

di Rita Fatiguso

 Tavolo Seashell, design Gino Carollo. La sfida progettuale parte dall’utilizzo del cemento per la base, che assume leggerezza attraverso la sinuosità e la morbidezza delle forme

2' di lettura

Trentatrè misure per domare la tempesta perfetta che sta scuotendo l’economia cinese assediata dalle varianti del Covid-19 e costretta a feroci lockdown. Le ha varate il governo di Pechino e tra queste una è dedicata espressamente al sostegno del mercato immobiliare, sia sul versante della domanda di case, sia dell’indotto.

Il 2021 è stato l’annus horribilis del mattone: il governo di Pechino ha spinto i colossi dell’immobiliare a tenere sotto controllo il loro debito con l’effetto di accelerare i default di molti gruppi, tra cui Evergrande, il secondo real estate developer, schiacciato da 300 miliardi di dollari di debito. Queste società, incluse quelle di calibro più ridotto, hanno sempre sviluppato a latere un’estesa attività di arredamento di interni, che ha subito anch’essa un inevitabile rallentamento. Pechino ha imparato con il tempo ad apprezzare la filosofia dell’arredo con gusto, specie se fatto su misura.

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L’export del made in Italy si è sviluppato in un contesto di crescita del mercato immobiliare, ma oggi le autorità corrono ai ripari, vogliono evitare che la pandemia affossi le attese di un mercato, quello del legno-arredo e del design, che ha retto anche all’urto della prima fase del contagio (si veda il grafico in pagina). A gennaio-dicembre 2021 la Cina era al settimo posto dei Paesi di destinazione del legno-arredo italiano, con una crescita del 22,7% sul 2020 e del 9,4% nel 2020 sul 2019.

Cosa ci aspetta dietro l’angolo? Finora la bilancia commerciale cinese ha resistito, le prospettive rimangono buone, anche perché i cinesi ormai nutrono una vera e propria passione per il mobile di design italiano e sono pronti ad arredare le loro case, specie i cinesi più facoltosi, con cucine, arredobagno e salotti made in Italy. Il valore artigianale continua a essere un elemento di valutazione importante, specie se conservato anche a livello industriale.

Una prova? Dopo un lungo corteggiamento, il mobilificio Former di Cantù è stato appena acquisito dai cinesi di Oppein per 4,6 milioni di euro. Si tratta della prima operazione di M&A dopo mesi di blackout realizzata da parte di un colosso dell’arredamento, fondato a GuangZhou nel 1994 e quotato in borsa a Hong Kong. Oppein è uno dei primi produttori al mondo di mobili a livello globale, con un’attività che spazia dagli arredi per la zona giorno alla zona notte, inclusi armadi cucine e complementi. La notizia è che ha mosso le sue pedine in controtendenza, forse nel momento congiunturale peggiore.

Oppein vale 3 miliardi di dollari, ha 7mila negozi in oltre 2.800 città e dal 2016 è attiva anche nel mercato italiano. «Si va, a livello globale, verso una visione dell’abitazione che ai cinesi piace molto – dice Carlo D’Andrea, l’avvocato che ha curato l’acquisizione –. È singolare che Former, nata nel 1967, cinque anni fa abbia a sua volta acquisito Busnelli, leader negli imbottiti». Con quella mossa, infatti, l’azienda ha potenziato la presenza nei mercati emergenti, in Medio Oriente e nelle maggiori città europee, oltre che in Cina, per i settori residenziali e il contract. Ora dovrà cercare di catturare una ripresa economica e del mercato immobiliare difficile ma non impossibile.

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