La gestione dei grandi patrimoni

lo studio

L’appeal è maggiore se la società è seguita dagli analisti finanziari

di Antonio Criscione


3' di lettura

Le imprese piccole e medie hanno frequentemente una proprietà concentrata. Come si coniuga questo aspetto con la visione degli investitori? Si potrebbe dire che c’è una preferenza “pragamatica” per la trasparenza. O almeno è quanto emerge da uno studio realizzato dall’Ufficio Studi Economici di Consob, e da IR Top Consulting sulla Governance e trasparenza nelle società small cap, in un confronto tra i titoli del listino Mta e quelli dell’Aim. Dallo studio emergono rilevano assetti proprietari concentrati, con la presenza di un azionista con una partecipazione superiore al 50% più elevata su Aim Italia e Mta rispetto a Star; una percentuale di investitori istituzionali con quote rilevanti (>5%) superiore in Aim Italia.

Un dato piuttosto generalizzato è dunque quello della concentrazione proprietaria. Le small cap dell’Mta e le società Aim Italia sono frequentemente controllate da un azionista con una partecipazione superiore al 50%. La presenza degli investitori istituzionali va dal 21% per gli emittenti Mta e il 25% per l’Aim. Quanto agli investitori, sono sono in prevalenza asset managers, soprattutto stranieri nelle società dell’Mta e italiani nelle società Aim. Quanto ai cda, in linea con le previsioni legislative, sono più numerosi per le società Mta che per quelle Aim (9 contro 6 di media). Le differenze sono ancora più marcate dal punto di vista qualitativo. Infatti, i board delle società Mta presentano una maggiore incidenza di amministratori indipendenti (45% versus 26%), mostrano una presenza femminile più elevata (36% versus 22%) in società che, tranne due casi, sono tutte diverse gender (mentre sono tali solo 59 emittenti Aim). Un passo di avvicinamento alle regole Mta è stato fatto dalle società Aim per quanto riguarda il voto di lista, introdotto nel 66 per cento dei casi, pur non essendo obbligatorio.

Lo studio presenta anche una ricognizione delle preferenze di un panel di investitori istituzionali rispetto alle caratteristiche della composizione dei CdA delle società considerate. E da questo punto di vista è notevole che venga considerata più l’esperienza di settore e l’esperienza nel cda, che le qualifiche rilevanti. Anche la proprietà concentrata (e spesso coincidente con la gestione) non sembra impensierire più di tanto gli investitori istituzionali, che anzi la ritengono un fattore di possibile successo per quanto riguarda il conseguimento degli obiettivi pianificati dal management. Un elemento che per le aziende ha un impatto positivo sul controllo dei rischi e sulla trasparenza, mentre per gli investitori ciò è causa di inefficienza.

Quanto alla trasparenza dei dati, come evidenzia l’Ufficio Studi IrTop, nei primi nove mesi del 2018 la pubblicazione di comunicati price-sensitive ha interessato maggiormente gli emittenti Aim. La disclosure volontaria risulta più frequente sull’Mta. Infatti, il 35% delle Star e il 32% delle società Small Cap ha pubblicato un piano industriale contenente previsioni per il 2018 rispetto al 22% degli emittenti Aim. Un aspetto che impatta molto da vicino il giudizio degli investitori è la copertura o meno di analisti finanziari. Questi sono più frequenti nel gruppo Star, mentre rappresentano il 51% degli emittenti Aim. Su 23 investitori istituzionali sentiti, ben 19 dicono che questa limitata coverage disincentiva gli investimenti. In 13 hanno dichiarato che stanno cercando di superare qusto limite informativo, nella maggior parte dei casi aumentando la coverage, ma anche con il dialogo diretto con i Cda.

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