Vaticano

Appello del Papa per la pace. Come si muove la Santa Sede nella crisi Russia-Ucraina

L'Osservatore Romano: «Putin ha scelto di forzare la mano»

di Carlo Marroni

(ANSA)

3' di lettura

Un appello per la pace. Nuovo, forse più vibrante e deciso quello di domenica scorsa. Papa Francesco, nelle ora più tese dell'escalation nel Donbass, mette sul piatto della geopolitica mondiale tutta la sua autorevolezza parlando all'udienza generale. Una volta, nel 2013 – appena eletto e già fortissimo nell'immagine planetaria - lo aveva fatto per la Siria, e forse qualche cosa aveva smosso. Forse fu l'Onu, forse Mosca, sta di fatto che lo strike americano, c'era Barack Obama, non partì. Ma ora le cose sono diverse, da una parte la Russia, dall'altra la Nato. Come ai vecchi tempi, solo che quella era guerra fredda al massimo per procura, qua ci sono le bandiere delle case madri.

Dalla Santa Sede ancora fiducia per una soluzione pacifica

Ma Francesco (e tutta la Santa Sede) tiene bene le distanze, e parla di pace rispetto a una crisi, mai di aggressione. Scrive l’Osservatore Romano: «La prospettiva di una soluzione pacifica della crisi nell’est ucraino, e in generale del sempre più aspro braccio di ferro che da mesi contrappone la Russia e l’Occidente, sembra affievolirsi, ma non tramontare del tutto», sottolinea il giornale vaticano. E ancora, decisamente sbilanciandosi più avanti: «Putin ha dunque scelto di forzare la mano, ufficializzando ciò che sul terreno era già nei fatti, ben consapevole dei risvolti che una tale decisione avrebbe comportato».

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Un mesa fa, quando le tensioni iniziavano a salire (ma era diffusa la convinzione che tutto si sarebbe risolto con qualcosa di più circoscritto) il “ministro degli esteri” del Vaticano, mons. Paul Gallagher, diceva in un discorso durante la messa a Sant'Egidio (che pochi giorni fa ha organizzato l'unica manifestazione per la pace fatta in Italia, non se ne faceva una dal 2003, ndr): «È veramente triste vedere popolazioni intere lacerate da tanta sofferenza causata non da disastri naturali o fatti che sono fuori del potere umano, ma dalla “mano dell’uomo”, da azioni compiute non in uno scatto di ira, ma calcolate attentamente e portate avanti in modo sistematico».

Una (potenziale) figura-chiave: il nunzio a Kiev, lituano

Insomma, prudenza e vigile presenza, ma nessuna iniziativa politica, almeno che ad oggi si sappia. Per un ruolo di mediazione ci vuole il consenso da ambo le parti (ci fu nella ex Jugoslavia, e in diverso modo tra Cuba e Usa più di recente), che non c'è. Naturalmente canali ufficiosi non è escluso che siano aperti, passando per il patriarcato ortodosso russo, molto vicino al Cremlino. Va ricordato che il nunzio apostolico a Kiev è da un anno mons. Visvaldas Kulbokas, giovane lituano, che nel 2016 fece da interprete nello storico incontro a Cuba tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca, Kirill. Quindi figura da tenere d'occhio. Non solo: pochi giorni fa l'ambasciatore russo presso la Santa Sede, Alexander Avdeyev – molto ascoltato a Mosca - ha annunciato che «sono in corso preparativi per un secondo incontro tra Papa Francesco e il patriarca Kirill, intorno a giugno-luglio”. Precisando che “il luogo non è ancora stato scelto».

Le dinamiche della chiesa ortodossa e l'egemonia di Mosca sul Donbas

In tutta la vicenda relativa all'Ucraina – dall'annessione della Crimea del 2014 in avanti – la Santa Sede ha sempre tenuto un profilo molto basso, proprio per le implicazioni di rapporti interreligiosi che questo comporta. In quell'area del mondo le confessioni sono una scacchiera. A parte la Chiesa greco-cattolica la Chiesa ortodossa è lacerata tra coloro che si sentono sotto l’ombrello del Patriarcato di Mosca (nell'area del Donbass) e coloro che invece sono fedeli al Patriarcato di Kiev che si è riunito con la Chiesa autocefala, ’benedetta’ dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo. Atto che ha creato un vero e proprio ’scisma’ con Mosca. Per questo si giustifica la cautela di Roma: Francesco ha perseguito un riavvicinamento con il potente patriarcato moscovita (tentato in diversi modi da Giovanni Paolo II e sempre respinto da Alessio), e sogna un viaggio a Mosca, che ad oggi è quantomeno improbabile. Una mediazione diretta è quindi da escludere? Il vescovo cattolico di Mosca, mons. Paolo Pezzi, intervistato da Repubblica non la considera un'ipotesi astratta.

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