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«Salviamo il clima adesso». L’appello degli scienziati sul Monte Bianco

Un appello di diverse università italiane per fermare la catastrofe climatica globale, proteggere la biodiversità e frenare il consumo di risorse

Clima: "Non possiamo piu' parlare di cambiamenti, e' emergenza"

3' di lettura

Nell’estate del caldo torrido, della siccità e dei ghiacciai che accelerano il loro scioglimento; l’estate del parziale crollo del ghiacciaio della Marmolada, con i suoi morti, un nutrito gruppo di scienziati lancia l’appello per salvare il clima da Monte Bianco.

L’evento «CFC – Climbing For Climate» è alla sua quarta edizione, promosso dalla Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile (RUS) e dal Club Alpino Italiano (CAI). I rettori, i delegati e le autorità rappresentative nazionali salgono sui ghiacciai della “vetta d'Europa” «per lanciare un appello per il potenziamento del contrasto alla crisi climatica, alla crisi ecologica e alla perdita di biodiversità, con particolare riferimento agli ambienti alpini, ma non solo» recita il comunicato.

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Chi partecipa

Venerdì 22 e sabato 23 luglio si tiene l'evento nazionale sul Monte Bianco, organizzato dall'Università degli Studi di Brescia, Club Alpino Italiano (CAI) Sezione di Brescia, Università della Valle d'Aosta, Atenei piemontesi (Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Università del Piemonte Orientale, Università di Scienze Gastronomiche), con i patrocini di Ministero della Transizione Ecologica (MiTE), Conferenza dei Rettori delle Università italiane (CRUI), Comitato Glaciologico Italiano (CGI), Club Alpino Italiano (CAI), Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), Legambiente e Universitas Montium (UNITA) e con la collaborazione di ARPA Valle d’Aosta, Fondazione Montagna Sicura e Comando Truppe Alpine, il Comando dell'Esercito Italiano che per la prima volta partecipa all'evento.

Il disastro della Marmolada

«Il recente disastro della Marmolada ha profondamente colpito e intristito anche chi, come i gruppi delle Università per la ricerca e formazione sull'ecosistema e lo sviluppo sostenibile, è da sempre pienamente avvertito sia della traiettoria del surriscaldamento globale che delle più dolorose implicazioni per le società - continua il comunicato -. Anche le nostre ricerche confermano che ogni decimo di grado di aumento delle temperature medie globali comporta incrementi sempre più catastrofici e irreversibili dei rischi e dei costi della crisi climatica. A tutte le latitudini e per tutte le società, a partire dalle nostre. Il cambiamento climatico, l'aggressione alla biodiversità e agli equilibri naturali stanno uccidendo, direttamente e indirettamente, milioni di persone ogni anno, e il bilancio non può che aggravarsi. Proprio perché consapevoli da molto tempo di questa traiettoria, il nostro impegno scientifico, divulgativo e di promozione della consapevolezza dell'intensità di questi rischi non può che aumentare dopo i fatti della Marmolada».

«Salire sulla montagna insieme»

I ghiacci del Monte Bianco stanno fondendo rapidamente, come ogni ghiacciaio al mondo, per effetto del riscaldamento climatico causato della emissioni di gas serra in atmosfera. «Salire sulla montagna insieme, con impegno e un po' di fatica, ci dà modo di riflettere su cosa è essenziale, quali energie e risorse possiamo utilizzare meglio e meno» recita l’appello.

L’appello

Non c'è più tempo, dicono gli organizzatori. Secondo le analisi raccolte dall'IPCC, per conservare una probabilità del 50% di limitare il surriscaldamento globale al di sotto di 1.5°C entro il 2100, le emissioni residue di gas serra ammontano a circa 500 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente. «Agli attuali tassi di emissione, si tratta di poco più di dieci anni. Le emissioni globali devono iniziare a ridursi entro il 2025 e scendere del 43% rispetto al 2019 entro il 2030. Si tratta di scadenze ormai prossime, difficilmente traguardabili in assenza di una consistente accelerazione nelle azioni di mitigazione. Perfino l'azzeramento delle emissioni climalteranti nette al 2050 rischia di essere compromesso dall'insufficiente ambizione e concretezza dei piani nazionali».

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