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L’appello delle telco alla Ue: «I giganti del web devono contribuire alle reti»

Lettera inviata alla Commissione europea da parte dei 16 ceo dei principali gruppi di telefonia del Vecchio Continente. La richiesta è di coinvolgere le web company, «principali generatori del traffico dati» nella realizzazione delle nuove reti

di Andrea Biondi

(Funtap - stock.adobe.com)

2' di lettura

«Scriviamo oggi con un senso di urgenza, mentre la Commissione europea guarda alle priorità per l’ultimo, e importante, parte del suo mandato quinquennale». È uno dei passaggi della lettera indirizzata alla Commissiore europea da parte dei big delle Tlc del Vecchio Continente. E ora che «viviamo in tempi senza precedenti», la richiesta è chiara e messa nero su bianco: i giganti del web devono condividere i costi di rete. Crisi energetica e obiettivi della Ue in materia di cambiamento climatico non lasciano spazio a dubbi.

Ci sono anche Pietro Labriola, ceo Tim e Alberto Calcagno, ad Fastweb, fra i 16 firmatari della lettera inviasta oggi e che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare. Ad apporre la loro firma ci sono i ceo di Deutsche Telekom, Orange, Telefonica, Vodafone Group. Di base c’è una stretta connessione con le partite della sostenibilità e del risparmio energetico. «La digitalizzazione – scrivono i ceo – può ridurre le emissioni di CO2 fino al 20%. In questo contesto, la Ue dovrebbe intensificare i suoi sforzi per rendere la rete energetica europea più intelligente e accelerare l’adozione digitale in tutti i settori industriali. Noi siamo pronti».

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La tenuta dei conti del settore

Accanto a questo c’è il tema della sostenibilità finanziaria e della tenuta del settore dal punto di vista dei conti economici. «Le nostre aziende – si legge ancora – hanno mostrato, e continueranno a mostrare, determinazione nel promuovere il nuovo mercato europeo obiettivi di connettività (ovvero, copertura completa delle reti ad altissima capacità come fibra e 5G, entro il 2030). Il raggiungimento di questi obiettivi richiede sforzi crescenti da parte del nostro settore, che attualmente investe circa 50 miliardi di euro/anno in Europa, ma deve essere abilitato a fare di più e più velocemente, se si vuole raggiungere gli obiettivi in ​​modo tempestivo».

Le telco: dai Big Tech un contributo «equo»

C’è tutto questo alla base della richiesta che le Big Tech diano il loro contributo: «Riteniamo che i più grandi generatori di traffico dovrebbero contribuire in modo equo agli ingenti costi che attualmente impongono alle reti europee. Dobbiamo garantire che l’Europa non soffra della scarsità di infrastrutture digitali. Un contributo equo andrebbe a vantaggio in primo luogo dei consumatori, poiché aiuterebbe a consentire un rollo-out (delle reti, ndr.) più rapido e inclusivo, portando maggiore copertura, resilienza e qualità».

Un calendario «tempestivo»

È per questo che le telco dicono di accogliere «le dichiarazioni della vice presidente Vestager e la consultazione annunciata dal Commissario Thierry Breton. Si getteranno le basi per una solida iniziativa legislativa che affronti efficacemente la questione. Siamo favorevoli a un calendario tempestivo che consenta all'Europa di ottenere risultati entro la fine dell'attuale mandato della Commissione».

Google: impatto negativo per i consumatori

Non si è fatta attendere la replica di Google. Per Matt Brittin, presidente di Emea business & operations di Google, quella su cui insistono i big delle tlc «non è un’idea nuova e sconvolgerebbe molti dei principi di Internet aperto». Si tratta di argomenti, ha aggiunto Brittin, «simili a quelli che abbiamo sentito 10 o più anni fa e non abbiamo visto nuovi dati che cambino la situazione». Conclusione: se ciò dovesse avvenire «potrebbe avere un impatto negativo sui consumatori, soprattutto in un momento di aumento dei prezzi»

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