TORINO FILM FESTIVAL

«L'apprendistato» tra fiction e documentario

Nel capoluogo piemontese è stato presentato il nuovo progetto di Davide Maldi, pellicola che segue un ragazzo alle prese con le rigide regole di un collegio alberghiero

di Andrea Chimento


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2' di lettura

Anche quest'anno il Torino Film Festival ha puntato moltissimo sui film italiani, dando spazio a numerosi registi di casa nostra che hanno proposto riflessioni di strettissima attualità.
Tra questi uno dei più interessanti e originali è «L'apprendistato» di Davide Maldi, pellicola a metà tra il documentario e la fiction, che segue un ragazzo alle prese con le rigide regole di un collegio alberghiero.
È un lungometraggio dalla regia precisa e controllata, capace di trasportare lo spettatore in un ambiente claustrofobico e, a tratti, persino inquietante.

Colpisce come, attraverso una messinscena semplice ma efficace, Maldi riesca a coinvolgere, nonostante il suo sia un prodotto tutt'altro che semplice.

Spontaneo e originale
Come diversi altri film italiani di questi anni (si pensi ai lavori di Roberto Minervini, in primis), «L'apprendistato» non bada a semplici etichette che definiscono cosa sia un documentario e cosa non lo sia, ma ciò che interessa a Maldi è dare vita a un lungometraggio spontaneo e originale, capace di non lasciare indifferenti. E proprio qui sta il suo pregio migliore.

Vaccini. 9 lezioni di scienza
Documentario è, invece, «Vaccini. 9 lezioni di scienza» di Elisabetta Sgarbi, inserito nella sezione Festa Mobile.
La Sgarbi ha interpellato nove esperti (presidenti di fondazioni, professori, medici e filosofi) per sviscerare tutto ciò che ruota attorno ai vaccini, dal loro funzionamento alla necessità di un'informazione accurata e chiara sull'argomento.
Figlia di farmacisti, Elisabetta Sgarbi non ha voluto con questo documentario aprire un dibattito sul tema dei vaccini, ma semmai chiuderlo definitivamente, mettendo al centro del discorso la scienza.
In queste “9 lezioni” c'è spazio per un approccio spesso non convenzionale, come dimostra l'uso che i vari esperti fanno di oggetti e giocattoli, capaci di fungere da simboli dei ragionamenti scientifici.
Il risultato è esplicitamente divulgativo e fin troppo didascalico, anche se riesce a interessare creando collegamenti tra i vaccini e altri argomenti fondamentali del dibattito odierno, a partire da quello dei migranti, sviluppato ad esempio dal medico di Lampedusa Pietro Bartolo, e da quello della post-verità, approfondito dal filosofo Massimo Cacciari.

Voglio vivere senza vedermi
Infine, una menzione per un prodotto italiano decisamente più sperimentale: «Voglio vivere senza vedermi» di Bruno Bigoni e Francesca Lolli.

Inserito nella sezione Onde, il film ha una sinossi a dir poco curiosa. In un mondo sempre più dominato dall'indifferenza e dalla violenza, la Morte sceglie di provare a vivere, abbandonando temporaneamente il suo potere.
Uno spunto indubbiamente originale per un prodotto particolare e ambizioso, che spesso segue dei codici più da videoarte che da cinema in senso stretto.

Non sempre gli azzardi vengono premiati e in questo caso il film risulta troppo ostico, ma ha un suo fascino e, per un’operazione come questa, può tranquillamente bastare.

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