puglia

L’Aqp investe ma non ha sorgenti

Il maggiore gestore del Sud ha impegnato 213 milioni di un piano di 1,4 miliardi

di Vincenzo Rutigliano

3' di lettura

Si gioca su tre assi il futuro della governance della risorsa acqua in Puglia. Da qui al 2050 i fabbisogni idrici cresceranno del 40% e per farvi fronte la Regione dovrà, nell’ordine, cercare nuove fonti o integrare quelle esistenti, continuare a risanare le reti e riutilizzare le acque depurate. Obiettivi non da poco, per i quali serviranno progetti, risorse, certezza gestionale di lungo periodo, visione ampia, interregionale.

Aqp, il soggetto gestore del servizio idrico integrato fino al 31 dicembre 2023, il suo piano ce l’ha: 1,384 miliardi di investimenti in 7 anni per ammodernare reti, fare r&s, continuare ad essere la più grande stazione appaltante del Sud. Questa enorme “macchina dell’acqua” con azionista unico la Regione Puglia vuole investire soprattutto nel potenziamento della infrastruttura – serbatoi, grandi adduttori – per 488 milioni, nel sistema delle fognature per 365 e nei depuratori per 346, senza contare quasi 40 milioni tra tecnologie in grado di ridurre i rifiuti dei depuratori e informatizzazione del sistema. Il piano di investimenti andrà poi all'esame dell'Aip, l'autorità idrica titolare del servizio idrico integrato, che a sua volta è impegnata nell'elaborazione del Piano d'Ambito 2020-2035 che dovrebbe essere pronto per fine anno dopo l’adeguamento dei piani tariffari alle direttive Arera. Piani tariffari decisivi per finanziare, pro quota, insieme a fondi Ue, statali e regionali, gli investimenti per 1,384 miliardi previsti fino al 2027 e che riguarderanno soprattutto la ricerca delle perdite fisiche nella rete di 20.000 km . Oggi le perdite fisiche nella rete sono di quasi 100 milioni di metri cubi annui di acqua e «Recuperare le perdite – spiega Vito Colucci, dg Aip - è un dovere anche perchè importiamo acqua da altre regioni». Quello del risanamento delle reti è il secondo pilastro e nel Piano d'Ambito la previsione dovrebbe raggiungere l’obiettivo target di ridurre le perdite di 35 milioni di mc, mentre la ricerca di altre fonti idriche è legata al dissalatore del Tara, al potabilizzatore del San Paolo a Bari e alla derivazione, per il recupero delle acque in eccesso, da Ponte Liscione. Sul recupero delle perdite Aqp ha già investito 213 milioni. Un altro piano per 80 milioni di investimenti è in via di cantierizzazione, un quarto è in gara.

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Il riuso delle acque depurate è l'altra sfida: per gli usi civili ed agricoli vi sono 37 interventi che consentiranno di aumentare, fino a 80 milioni di mc/anno potenziali, il recupero idrico. Sullo sfondo il progetto di un grande acquedotto del Sud, in linea con la previsione della legge di Stabilità 2017 di costituire una società statale per il rafforzamento della struttura di approvvigionamento idrico del Mezzogiorno. L'Aqp è sicuramente la società di gestione del S.i.i, con i bilanci migliori al Sud – l'anno scorso 563,5 milioni di fatturato, +15,3 sul 2018, e utile netto per 29,5 contro i 22,5 dell'anno precedente, e 2020 atteso in linea. Ma la Puglia, anche se il governatore Emiliano ci conta molto, ha sì questo buon modello di gestione della risorsa acqua, ma non ha l'acqua. Quella ce l'hanno le altre regioni – Campania e Basilicata in testa – e quel progetto ha allora bisogno di più tempo, forse sarà più maturo quando la risorsa acqua sarà sempre più rara.

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