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L’Arabia Saudita punta alle «super banche» e nel Golfo è fusione-mania


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3' di lettura

Se dai contatti avviati si arriverà a un accordo vero e proprio, in Arabia Saudita potrebbe nascere un soggetto finanziario con attività per 182 miliardi di dollari. L’abboccamento riguarda il più grande istituto di credito saudita, la National Commercial Bank, e Riyad Bank: dalla fusione scaturirebbe il terzo più grande gruppo del Paese.

In una nota, la Ncb fa sapere che non è scontato che dai colloqui avviati scaturisca per forza un’intesa per la fusione, ma che in ogni caso le mosse sono coordinate con la banca centrale saudita e lo scenario non prevede – almeno per ora – la creazione di esuberi o tagli del personale.

Quello che coinvolge National Commercial Bank e Riyad Bank non è il primo e unico fronte aperto nel settore finanziario dell’Arabia Saudita, che sta esplorando potenziali fusioni per incrementare il proprio comparto dei servizi finanziari: nella complessiva ridefinizione del settore finanziario saudita rientra anche la partita che ha visto coinvolte due mesi fa Saudi British Bank e Alawwal Bank, il cui accordo aveva dato vita al terzo più grande gruppo dell’Arabia.

Il fondo sovrano del regno possiede circa il 44% della National Commercial Bank e il 22% di Riyad Bank, secondo i dati di Bloomberg. La National Commercial Bank ha un valore di mercato di 38 miliardi di dollari e nel corso del 2018 ha visto la propria quotazione crescere del 28%, mentre la Riyad Bank si ferma a 14 miliardi ma ha messo a segno un progresso del 44%. Quella che riguarda questi due istituti è una partita che rientra nella più ampia strategia del fondo sovrano saudita (che detiene partecipazioni in alcuni dei maggiori istituti di credito), il quale sta da tempo valutando quali banche potrebbero dare vita a operazioni di fusione generando soggetti con massa critica in grado di competere con i concorrenti su scala globale e non solo nell’ambito del Golfo.

Secondo la ricostruzione di Bloomber nell’intera area del Golfo è in atto una sorta di “mania della fusione” in parte dettata anche dalla necessità di sfoltire il comparto e renderlo più forte ed efficiente. Va tuttavia sottolineato che non sarebbe questa un’urgenza specifica dell’Arabia Saudita, dove, a fronte di un bacino di circa 30 milioni di persone si contano meno di 30 istituti di credito locali e internazionali. Diversa, invece, la situazione negli Emirati Arabi Uniti, che contano una cinquantina di 50 banche per meno di 10 milioni di abitanti.
Uno scenario confermato anche da Aarthi Chandrasekaran, analista con base a Dubai presso Shuaa Capital PSC: «Il consolidamento non è mai stato al centro delle preoccupazioni delle banche saudite, dato che le filiali pro capite sono tra le più basse dell’area. Il mercato non è così affollato come quello degli Uae».

Tre delle banche statali di Abu Dhabi sono attualmente in trattativa per dare vita a un unico soggetto con 110 miliardi di dollari di attività. I negoziati seguono la fusione tra le due maggiori banche di Abu Dhabi dello scorso anno e la fusione di fondi sovrani del marzo scorso. Sul fronte dell’Arabia Saudita, invece, la filiale di Hsbc Holdings a ottobre ha acquisito una concorrente di proprietà della Royal Bank of Scotland Group, nell’ambito di un’operazione da 5 miliardi di dollari per creare il terzo istituto del regno.
In attesa di vedere come si evolverà la trattativa tra National Commercial Bank e Riyad Bank, altre banche del Golfo sono impegnate in progetti di fusione: Kuwait Finance House e Ahli United Bank; National Bank of Bahrain e Bahrain Islamic Bank; Bank Dhofar e National Bank of Oman; Alizz Islamic Bank e Oman Arab Bank.

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