filiera ricostruita

L’arachide al 100% made in Italy rilancia i campi emiliani

La ripresa della produzione grazie a un accordo tra Sis, Coldiretti e Noberasco

di Natascia Ronchetti

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Obiettivo 150 ettara, rinasce la filiera dell'arachiede italiana

La ripresa della produzione grazie a un accordo tra Sis, Coldiretti e Noberasco


3' di lettura

Dopo le ondate di maltempo che nelle regioni del Nord, in agosto, hanno flagellato i campi, tra grandine e trombe d’aria, per gli agricoltori emiliani il riscatto passa anche attraverso un ritorno al passato. Una rinascita: quella dell’arachide italiana. Tradizione che sembrava definitivamente persa come ricorda Mauro Tonello, presidente di Sis (Società italiana sementi), dal 1974, anno in cui l’ultima coltivazione, in provincia di Ferrara, cedeva alla pressione dell’aggressiva competizione sui prezzi dei produttori dell’Est Europa. Una pressione così forte da indurre alla resa i coltivatori bolognesi e ferraresi aprendo le porte del mercato italiano a una massiccia importazione. Da Israele, gli Usa, il Brasile. Con un volume equivalente a trentamila ettari. Dopo quasi mezzo secolo, da quell’ultima coltivazione, la partita si è riaperta. Perché ora sugli scaffali dei supermercati e sulle tavole degli italiani, torna l’arachide 100% made in Italy. Ci sono voluti tenacia e determinazione, anni passati a cercare sementi nel mondo e la sperimentazione con piccoli vasi per arrivare alla riscoperta delle due varietà italiane – più piccole, con un baccello diverso – che sembravano scomparse. «E c’è voluto il desiderio di risentire un sapore differente, secondo noi migliore, lontano da quello del prodotto importato» dice Tonello. Una ripresa, nei campi tra Bologna e Ferrara, frutto di un’alleanza tra Sis - azienda del settore sementiero che fa capo al colosso agroindustriale B.F., sede in provincia di Ferrara, a Jolanda di Savoia - Coldiretti e Noberasco, lo storico gruppo alimentare di Carcare (Savona) specializzato nel settore della frutta secca e disidratata. È rinata così la filiera dell’arachide italiana. Partendo da otto aziende agricole, per un totale di cinquanta ettari. «Il raccolto è già iniziato – spiega Tonello – stimiamo una produzione di 25 quintali per ettaro». Ancora pochi per coprire tutto il mercato domestico: la distribuzione, dice Mattia Noberasco, amministratore delegato del gruppo omonimo, «sarà per ora concentrata nel Centro Nord del Paese». Ma il piano di sviluppo è ambizioso. «Anche se dobbiamo prima verificare quale sarà la risposta del consumatore, il prossimo anno potremmo presentarci con circa 150 ettari» anticipa Tonello. Le condizioni per prevedere una crescita consistente, fino a mille ettari entro quattro o cinque anni, ci sono. La nuova arachide competerà sul mercato con le armi della qualità, della salubrità, della sostenibilità, con la tracciabilità lungo tutta la filiera grazie alle tecnologie dell’agricoltura di precisione messe a diposizione da IBF servizi. «Su ogni confezione ci sarà un QR code per consentire al consumatore di accedere a tutte le informazioni» osserva Noberasco. «La vera scommessa è quella di valorizzare un prodotto con un posizionamento di prezzo su una fascia di mercato medio-alta. Quest’anno dovremmo arrivare a una quota di 30-40 tonnellate di arachidi. In questa prima fase, in cui tasteremo il polso del consumatore, dovremo stringere di denti per quanto riguarda la marginalità. Poi valuteremo quanti altri ettari mettere in gioco». Eppure già si parla di sviluppare anche il prodotto biologico. E si progetta in grande: prima il mercato interno, poi l’obiettivo di presentarlo all’estero. Per Noberasco, con 165 dipendenti e un fatturato di 115 milioni, significa proporlo all’Europa, a partire da Francia e Germania, principali sbocchi per l’azienda ligure ,che oggi esporta circa l’8%. I coltivatori interessati ad agganciarsi alla nuova filiera ci sono già, il contratto con Noberasco ha dissipato qualche diffidenza iniziale. E dall’Emilia, regione pilota, le coltivazioni potrebbero estendersi anche al Centro e al Sud del Paese, su quei terreni con un’alta concentrazione di torba che esaltano il sapore dell’arachide. La salubrità è garantita dalla velocità del processo di essiccazione. Mentre per quanto riguarda la sostenibilità, il prodotto ha un’altra particolarità: viene coltivata con la facelia, pianta che attira un gran numero di insetti impollinatori.

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