Arezzo

L’argentiere Raspini cresce a due cifre

L’azienda dell’architetto-imprenditore si posiziona nella fascia di prezzo intermedia con proposte ispirate allo stile animalier e alla natura

di Silvia Pieraccini

Anello collezione Moon Flower in argento e labradorite arcobaleno

2' di lettura

«Prima del fatturato da mettere in bilancio, mi interessa il “fatturato delle idee”». Giovanni Raspini è il solito fiume in piena di creatività ed entusiasmo. Nel distretto orafo di Arezzo, dove disegna e produce, è da sempre una mosca bianca perché non lavora l’oro ma l’argento; perché non fa produzioni industriali come le catene, ma gioielli artigianali dal forte contenuto stilistico e dall’identità inconfondibile; e soprattutto perché ha scelto la strada di investire sul marchio proprio, anziché quella di lavorare no-brand o per terzi.

Una strada che negli ultimi tempi sta portando risultati sorprendenti: «L’azienda sta esprimendo una potenzialità superiore a quella che avevo previsto anni fa», dice Raspini, architetto-stilista-imprenditore che ha avviato il ricambio generazionale inserendo nell’azienda che porta il suo nome le figlie Costanza (al marketing) e Giannina (al retail). Il 2019 sarà un altro anno di crescita a doppia cifra, intorno al 12-15%, col fatturato che supererà la soglia dei 18 milioni e, se il Natale non farà brutti scherzi, toccherà i 18,5. L’utile (2 milioni netti nel 2018) crescerà in modo proporzionale. Quest’anno Raspini ha assunto 20 persone tra commessi e operai, per un totale che ormai supera quota 90 dipendenti.

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Tutto questo – ed è l’altra caratteristica che ne fa una mosca bianca – esportando poco (l’8-9%) e dunque vendendo quasi tutto in Italia, nelle gioiellerie e in 16 monomarca e corner (come quelli aperti all’interno di Coin Excelsior a Milano e Roma). L’estero è affidato alle boutique di Londra, Mosca, Montecarlo e Parigi dentro Printemps Haussmann.

«Il nostro gioiello ha grande creatività – spiega Raspini citando le collezioni ispirate al bambù, al corallo, al coccodrillo e allo stile animalier e naturalistico – ma mantiene un prezzo compreso tra 150 e 300 euro, e dunque si posiziona in una fascia intermedia che non è quella dell’oreficeria generica e indifferenziata, né quella dei gioielli importanti. Siamo in mezzo, in un terreno accessibile». Un terreno che Raspini vuol continuare ad arare (nonostante abbia aperto da poco un monomarca in via della Spiga a Milano, strada del lusso, che considera «un punto di arrivo nel mio lavoro»). «Le parole proibite nella nostra azienda sono lussuoso, esclusivo, prestigioso – spiega Raspini – mentre preferiamo inclusivo, accessibile. Mi piacciono le cose che stupiscono, che suscitano desiderio di possesso». La produzione è quasi tutta interna, realizzata nello stabilimento di Pieve al Toppo sulla cui entrata troneggia un coccodrillo argentato. «Fare made in Italy è l’unica possibilità che abbiamo per competere - dice -. Noi continuiamo a investire».

Oggi i gioielli rappresentano il 95% del fatturato di Raspini, che però non abbandona le produzioni dell’arte della tavola che hanno dato origine all’azienda. «Io sono nato argentiere – conclude l’imprenditore – e non voglio che qui si dimentichi come si fa una bella cornice o un bel secchio-champagne. Argentiere e gioielliere sono due mestieri diversi che dialogano pochissimo, ma non voglio abbandonare il mondo della tavola e della casa».

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