La crisi del debito

L’Argentina in bilico rinvia l’ultimatum ai creditori

Il ministro dell’Economia, Guzman, ammette che entro il 2 giugno non sarà facile chiudere la trattativa.

di Roberto Da Rin

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(AFP)

Il ministro dell’Economia, Guzman, ammette che entro il 2 giugno non sarà facile chiudere la trattativa.


2' di lettura


Un altro rinvio. L'Argentina rimane impantanata in una trattativa complessa mirata a scongiurare il default e molto probabilmente estenderà al 10 o al 12 giugno la data ultima per l'accettazione o il rifiuto dei creditori. Accettazione della proposta governativa.


La trattativa concerne la ristrutturazione di 67 miliardi di dollari di debito sovrano emesso in valuta americana e in euro. La scadenza dovrebbe essere il 2 giugno. L'offerta iniziale avanzata dal governo di Fernandez e respinta in blocco da tutti i principali gruppi di obbligazionisti , prevedeva queste condizioni: un periodo di grazia di tre anni, nel corso dei quali non sarebbero stati effettuati i pagamenti di cedole e di capitale; il taglio degli interessi dei due terzi fino al 2,33% massimo, in calo dal 7% medio attuale. E il taglio del capitale del 5,4%.

L’annuncio di Guzman

Il ministro dell'Economia argentino, Martin Guzman, ha annunciato che nonostante l'avvicinamento registrato con un gruppo di creditori nel negoziato per la ristrutturazione del debito estero “c'è ancora un lungo cammino da percorrere”.


Nel comunicato ministeriale si afferma che uno dei gruppi di creditori, “Ad Hoc” che include i fondi di investimento Monarch e Bhk Capital non ha accettato l'offerta. Il gruppo Ad Hoc “si sarebbe mosso nella direzione giusta rispetto all'offerta precedente ma l'avvicinamento è insufficiente in relazione alle necessità del paese”. E poi ancora: “Ci aspettiamo di proseguire il dialogo con questo gruppo di creditori che fino ad oggi sono quelli che hanno una posizione più lontana rispetto alle restrizioni che ci condizionano”, ha aggiunto il ministro, che ha precisato di poter rivelare questi dettagli in considerazione del fatto che “è scaduta la clausola di confidenzialità della proposta”.


Il rialzo insufficiente

La nuova offerta prevede queste condizioni: la durata di alcuni dei 10 bond che sarebbero emessi al posto dei 21 da ristrutturare verrebbe accorciata, così come il periodo di grazia sarebbe ridotto di un anno e gli interessi offerti si mostrerebbero più generosi. Nel dettaglio, i primi pagamenti dovrebbero scattare già da fine 2021 e non più da fine 2022 e al posto delle nuove obbligazioni in scadenza nel 2030, 2036, 2043 e 2047 se ne avrebbero altre in scadenza nel 2030, 2035, 2042 e 2046.


L'intesa resta però ancora difficile da raggiungere e il braccio di ferro con i creditori non vede una soluzione immediata.
Guzman ha ribadito, nei giorni scorsi, che l'Argentina “intende prendere solo impegni che crede di poter rispettare”; il ministro ha spiegato che “prima dobbiamo accordarci con i creditori che debbono capire le difficoltà in cui si trova il Paese. E' anche per questo che prima abbiamo lavorato insieme al Fondo monetario internazionale (Fmi) per valutare quale è la nostra capacità di rimborso”. La complessità del negoziato, ha quindi detto, “è data dal fatto che vi sono vari creditori e che sono molto diversi gli uni dagli altri, con priorità e esigenze differenti”. Per cui, ha aggiunto, “esiste un lavoro di coordinamento fra debitore e creditori, ma anche fra gli stessi creditori”.

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