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L’Argentina evita (per ora) il default. Probabile accordo con i creditori

La scadenza è stata prorogata al 2 giugno. Il governo Fernandez è ottimista. Cruciale il ruolo di mediazione dell’Fmi.

di Roberto Da Rin

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(Reuters)

La scadenza è stata prorogata al 2 giugno. Il governo Fernandez è ottimista. Cruciale il ruolo di mediazione dell’Fmi.


2' di lettura

Fumata bianca. L'Argentina potrebbe evitare il default. Il governo di Alberto Fernandez e i tre consorzi di creditori sono un po'meno distanti e ora si delinea un accordo nella trattativa.
La nuova scadenza dell'offerta di ristrutturazione di quasi 67miliardi di dollari del suo debito estero è stata prorogata dal 22 maggio al 2 giugno 2020.

La moral suasion del Fondo monetario internazionale e l'emergenza sanitaria mondiale offrono una sponda a Buenos Aires.
Il ministero dell'Economia guidato da Martín Guzmán ha confermato di avere “esteso per un ulteriore periodo la scadenza dell'invito fatto ai possessori dei titoli” che il governo intende sostituire con una ristrutturazione piuttosto articolata.

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La proroga

Il termine scadeva oggi alle 17 ora di New York, riguardante anche il pagamento di 500 milioni di dollari di interessi, è stato quindi spostato al 2 giugno. Se allora il negoziato con i creditori arriverà a buon fine, l'annuncio del risultato sarà fatto il 3 giugno e l'avvio della sostituzione dei titoli avverrà dall'8 giugno.

L'annuncio governativo di una proroga dell'offerta di ristrutturazione di soli dieci giorni è interpretato dagli analisti a Buenos Aires come un segnale concreto che il negoziato fra l'equipe del ministero dell'Economia argentino e i consorzi e fondi di investimento che controllano la maggior parte del debito “avanzi verso una soluzione condivisa”.

Il ruolo del Fondo monetario internazionale

Il clima di ottimismo era stato anticipato dal portavoce del Fondo monetario internazionale, Gerry Rice, che aveva registrato “la volontà di entrambe le parti”, di “continuare le discussioni per raggiungere un accordo”. L'offerta iniziale argentina, respinta dai creditori, contemplava lo scambio di 21 titoli onerosi con altri di durata ventennale, un periodo di grazia triennale fino a fine 2022, con l'inizio del pagamento nel 2023 di interessi dello 0,5% in crescita graduale, “fino a livelli sostenibili”, stimati mediamente nel 2,5%. Questo dopo un taglio del 5,4% del capitale originario e del 64% degli interessi. Le controproposte del creditori, a quanto si è appreso, vertono su una riduzione del periodo di grazia, o di un pagamento di una importante somma 'una tantum' durante il triennio, l'aumento dei tassi di interesse medi intorno al 4% e una riduzione della durata dei nuovi titoli.

«Un hard default – spiega Alejandro Catterberg, direttore di Poliarchia, istituto di analisi economica argentino – genererebbe seri problemi di stabilità macrofinanziaria al Paese». Il governo di Fernandez, insediato lo scorso dicembre, ha ereditato un'inflazione vicina al 50% annuo e un pesante indebitamento, senza essere riuscito a risollevarsi dalla recessione. A dispetto dei 55 miliardi di dollari che Christine Lagarde, allora direttrice del Fmi, aveva accordato all'ex presidente argentino, Mauricio Macri.

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