consumi di energia

L’aria condizionata rinfresca le città. Ma alla fine alimenta il climate change

di Elena Comelli


Caldo record, ecco come il clima é diventato emergenza mondiale

4' di lettura

Ogni secondo, dieci condizionatori sono venduti nel mondo e la loro diffusione continuerà a questo ritmo per i prossimi 30 anni, in base alle previsioni dell'International Energy Agency. Dal Duemila a oggi il loro

numero è raddoppiato e da qui al 2050 dovrebbe più che triplicare, da 1,6 miliardi a 5,6 miliardi di unità installate negli edifici globalmente.

L'energia che sarà necessaria per alimentarli equivale alla produzione elettrica complessiva di Stati Uniti, Europa e Giappone. La crescita maggiore avverrà nei Paesi emergenti, dove abitano i 3 miliardi di persone esposte alle temperature più calde del globo, che nei prossimi anni sono destinate ad aumentare, e dove solo l'8% degli edifici ad oggi è climatizzato. I Paesi più climatizzati sono invece gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea, dove il 90% degli edifici ha l'aria condizionata, ma anche la Cina, oggi al 60%, è bene avviata sulla stessa strada.

L'energia richiesta dalla climatizzazione degli Usa equivale ai consumi complessivi di tutta l'Africa. L'Europa, per ora, è un nano della climatizzazione, con 110 milioni di unità contro 400 milioni negli Usa.

Inventato nel 1902 dall'ingegnere americano Willis Carrier, il condizionatore d'aria ha profondamente cambiato la società contemporanea, rimodellando la geografia, l'urbanistica, le attività culturali, i modelli di consumo, la socialità e perfino le abitudini sessuali: prima dell'aria condizionata, il caldo estivo era spesso considerato troppo intenso e quindi c'era un forte calo nel numero delle nascite nove mesi dopo, in aprile e maggio. Con la climatizzazione, invece, le variazioni stagionali del tasso di natalità sono scomparse.

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Quando apparve per la prima volta, all'inizio del XX secolo, l'aria condizionata non serviva al benessere degli esseri umani, ma delle macchine. Per risolvere il problema del caldo che intralciava i processi di stampa, per colpa dell'espansione della carta in corso d'opera, la tipografia Sackett & Wilhelms di Brooklyn incaricò Carrier di realizzare un dispositivo in grado di controllare l'umidità e la temperatura ambiente.

La macchina, che faceva passare l'aria attraverso i tubi contenenti un refrigerante a base di ammoniaca, è pronta in pochi mesi e incontra un successo immediato. Tessile, tabacco, pasta, gomma da masticare, farina, cioccolato: in meno di dieci anni tutte le industrie la cui produzione soffre di fluttuazioni termiche si convertono all'aria condizionata, dando all'ingegnoso inventore l'opportunità di costruire un impero, che oggi conta 55mila dipendenti.

Da Hollywood ai centri commerciali

In breve la climatizzazione entra anche nei cinema, che d'estate si svuotavano, e accompagna l'età dell'oro di Hollywood. Grazie alle insegne piene di orsi polari e cubetti di ghiaccio, l'estate diventa al contrario una stagione d'incassi record. La diffusione negli uffici segue a ruota, quando si dimostra che la produttività degli impiegati aumenta del 24%, nei mesi più caldi, grazie all'aria condizionata. Questo passaggio dà il via all'espansione verso la Sun Belt, dove i terreni non costano nulla, di molte attività industriali ed economiche, trainando la rinascita del Sud. «La produttività è al massimo e i lavoratori cercano di farsi assumere negli impianti dotati di aria condizionata», si vanta, nel 1931, la Carrier Corporation, che ha appena trasferito una parte delle sue attività in Messico.

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Da lì in poi non c'è più limite: la climatizzazione conquista treni, ristoranti, alberghi e negozi, con una dinamica sempre uguale. È molto difficile per i piccoli commerci di quartiere resistere a un concorrente con l'aria condizionata, per cui tutti si convertono rapidamente. L'impatto sulle abitudini della popolazione e sulla progettazione architettonica è immenso. Si afferma la tendenza a vivere più all'interno delle case, il boom della televisione e la crisi degli stadi di baseball. Dall'aria condizionata nascono i grandi centri commerciali, i grattacieli di vetro e cemento con le finestre tappate e il boom di città come Las Vegas o Miami, che senza i condizionatori non avrebbero mai potuto svilupparsi. In Asia, metropoli in piena crescita come Dubai o Singapore, non potrebbero esistere senza l'invenzione di Carrier.

Effetto politico negli Usa

La climatizzazione, secondo alcuni, avrebbe avuto addirittura un impatto politico sugli Stati Uniti, cambiando la composizione elettorale di Stati chiave della Sun Belt come l'Arizona, il Texas e la Florida, che fino agli anni Sessanta erano sempre stati democratici. La diffusione dell'aria condizionata nelle abitazioni, cominciata appunto negli anni Sessanta con i primi apparecchi domestici non troppo cari, avrebbe spinto dal Nord verso questi Stati un'ondata di anziani danarosi, facendoli diventare repubblicani e portando così Ronald Reagan alla presidenza nell'81, in base a una teoria lanciata dal politologo Nelson Polsby.

Da allora, la diffusione dell'aria condizionata è aumentata ancora e al giorno d'oggi nelle case degli americani i climatizzatori sono più delle lavatrici, al punto tale da condizionare il clima delle città. A Phoenix, ad esempio, è stato misurato un impatto di 1-2 gradi sulla temperatura cittadina durante la notte, dovuto ai climatizzatori che funzionano a pieno ritmo, innescando un circolo vizioso: più fa caldo fuori e più bisogna spingere sul raffrescamento degli ambienti interni. Con la crisi del clima, l'effetto del circolo vizioso diventa ancora più evidente: ci raffreschiamo consumando talmente tanta energia da mandare il pianeta arrosto.

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