governo al capolinea

Salvini apre la crisi: elezioni subito. Conte lo sfida: «Venga in Parlamento a spiegare»

Matteo Salvini evoca apertamente le elezioni anticipate. «L'ho ribadito al Presidente Conte: andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c'è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav,e restituiamo velocemente la parola agli elettori». In serata la replica del premier Conte


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5' di lettura

Matteo Salvini apre la crisi di governo ed evoca apertamente le elezioni anticipate. Di Maio si dice pronto ma chiede prima l’approvazione della riforma che taglia il numero dei parlamentari. «L'ho ribadito al Presidente Conte - scrive il leader della Lega in una nota serale - andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c'è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav e dai ripetuti insulti a me e alla Lega da parte degli “alleati”, e restituiamo velocemente la parola agli elettori. Le vacanze non possono essere una scusa per perdere tempo e i parlamentari (a meno che non vogliano a tutti i costi salvare la poltrona) possono tornare a lavorare la settimana prossima, come fanno milioni di Italiani».

In serata è arrivata la replica forte e piccata del premier Conte: «Ieri e questo pomeriggio è venuto a parlarmi Salvini il quale mi ha anticipato l'intenzione di interrompere questa esperienza di governo e di andare a votare per capitalizzare il consenso di cui la Lega gode attualmente», ha spiegato Conte, che ha confermato che andrà in parlamento per verificare l’esistenza o meno della vecchia maggioranza. «Ho letto che il ministro dell'Interno vuole che i parlamentari tornino subito al lavoro. Non spetta a Salvini convocare le Camere, non spetta al ministro dell'Interno decidere i tempi di una crisi politica nella quale intervengono ben altri attori istituzionali», ha proseguito il premier. Infine la stoccata: «Non permetterò più la narrativa di un governo dei no: questo governo ha sempre parlato poco e lavorato molto. Non era in spiaggia. Salvini venga in parlamento per spiegare perchè vuole la crisi».

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In precedenza ha risposto alla scelta di rottura di Salvini ancheLuigi di Di Maio, che contrattacca: «Siamo pronti al voto, non siamo attaccati alle poltrone, la Lega ha preso in giro il Paese». «C'è una riforma a settembre, fondamentale, che riguarda il taglio definitivo di 345 parlamentari. È una riforma epocale, tagliamo 345 poltrone e mandiamo a casa 345 vecchi politicanti. Se riapriamo le Camere per la parlamentarizzazione, a questo punto cogliamo l'opportunità di anticipare anche il voto di questa riforma, votiamola subito e poi ridiamo la parola agli italiani». Per il vice premier pentastellato «Salvini ha fatto cadere il governo che ha fermato gli sbarchi, ridato lavoro, votato la legge anticorruzione, fatta quota 100» e «lo ha fatto cadere perché ha messo i sondaggi davanti agli interessi del paese».

Anche il leader del Pd Zingaretti accetta l’ennesima prova delle urne (l’ultima volta si è votato il 26 maggio per le Europee). «Siamo pronti alla sfida - scrive su Facebook - Nelle prossime elezioni non si deciderà solo quale governo ma anche il destino della nostra democrazia,della collocazione internazionale del nostro Paese. Il Pd chiama a raccolta tutte le forze che intendono fermare idee e personaggi pericolosi. Da subito tutti al lavoro,insieme,per fare vincere l'Italia migliore».

Questa la situazione, ormai compromessa, al termine di una giornata molto tesa: nel pomeriggio c’è stato un vertice tra il leader del Carroccio Matteo Salvini e il premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi e durato un'ora. Quasi in contemporanea, il capo dello Stato ha ricevuto al Quirinale il presidente della Camera Roberto Fico, ulteriore conferma dell'attuale fibrillazione politica.

Confronto a colpi di comunicati
«Mai chiesto né chiederemo poltrone, lontani da qualsiasi ipotesi di rimpasto di governo» si legge nel documento diffuso dalla Lega. «C'è la consapevolezza e la presa d'atto che, dopo le tante cose buone fatte, da troppo tempo su temi fondamentali per il Paese come grandi opere, infrastrutture e sviluppo economico, shock fiscale, applicazione delle autonomie, energia, riforma della giustizia e rapporto con l'Europa tra Lega e 5stelle ci sono visioni differenti. Il voto di ieri sulla Tav ne è solo l'ultima, evidente, irrimediabile certificazione», si legge ancora. Il comunicato stampa leghista non contribuisce però a rendere più decifrabile il quadro politico. Nota «incomprensibile», la replica a stretto giro dei 5 Stelle: «Dicano chiaramente cosa vogliono fare. Siano chiari».

Al Colle colloquio Mattarella-Conte
La crisi politica sfiorata ieri al Senato dopo il voto sulle mozioni Tav e per molti imminente cambia l'agenda della politica. A rischio dunque le ferie del capo dello Stato, Sergio Mattarella - atteso in serata alla Maddalena - , che a fine mattinata ha ricevuto al Quirinale il premier Giuseppe Conte per un colloquio durato circa un'ora. Nel faccia a faccia , riferiscono fonti del Governo, non si sarebbe parlato nè di una possibile crisi nè di dimissioni del premier. I due vicepremier si sono invece chiusi nei loro uffici, tagliando gli appuntamenti pubblici in programma nel corso della giornata: quelli del tour politico estivo sulle spiagge del Sud per Matteo Salvini, gli incontri in Emilia Romagna per Luigi Di Maio.

M5S: governo tecnico ipotesi folle
Il capo politico pentastellato ha quindi incontrato a palazzo Chigi i capigruppo parlamentari del M5S. Sul tavolo, il clima nella maggioranza, reso rovente dal pressing del leader della Lega Matteo Salvini che ieri a Sabaudia è sembrato prospettare, più che un rimpasto - ipotesi oggi nettamente esclusa dalla Lega - il ritorno alle urne: «Se le cose non si possono fare è inutile andare avanti». A fine mattina, fonti pentastellate mettono in guardia da ogni accelerazione: «Chiunque oggi aprisse una crisi di governo, l'8 agosto, si assumerebbe la responsabilità di riportare in Italia un governo tecnico. Sarebbe folle».

Il nodo del taglio ai parlamentari
«I giochini di palazzo non ci sono mai piaciuti e questo dibattito sulle poltrone inizia a stancarmi. Siamo andati al governo non per chiederle, ma per tagliarle. E lo abbiamo messo nero su bianco nel contratto, insieme alla Lega», scrive oggi su Facebook lo stesso Di Maio in un post cui parla, in maniera implicita, dello stato di salute del governo. Archiviare l'Esecutivo Conte con una crisi, spiega, bloccherebbe la riforma per il taglio dei parlamentari (l'ultimo voto parlamentare sulla riforma è in programma alla Camera il 9 settembre), e vorrebbe dire «non voler cambiare nulla».

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Priorità pentastellata
Per Di Maio, il taglio di 345 parlamentari è una bandiera del Movimento, una «riforma epocale contro i privilegi dei politici e in favore del buon senso». E se andrà in porto «alle prossime elezioni molti vecchi politicanti dovranno iniziare a cercarsi finalmente un lavoro», facendo risparmiare «mezzo miliardo di euro da mettere su strade, ospedali, sulla riduzione delle tasse». E conclude: «Manca solo l'ultimo voto e mi auguro nessuno si tiri indietro all'ultimo minuto, sarebbe gravissimo. Anzi, sarebbe un segnale al Paese. Il segnale di chi non vuol cambiare nulla. Le parole sono belle ma non bastano. Servono i fatti».

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