la vera sfida delle entrate

L’arma dei dati per obiettivi più ambiziosi

E’ in gioco la capacità di svolgere analisi su margini di ricavo, transazioni e comportamenti anomali

di Salvatore Padula


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3' di lettura

Dati, ancora dati, sempre più dati. Tra alcune settimane, un ulteriore strumento si aggiungerà all’armamentario del fisco – insaziabile (anche) quando si tratta di chiedere e raccogliere nuove informazioni dai contribuenti – per contrastare l’infedeltà dei contribuenti, in particolare quella che viene definita l’”evasione senza consenso”, associata quindi all’omessa dichiarazione di una certa operazione.

L’obbligo generalizzato di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi all’agenzia delle Entrate – obbligo che scatta il 1° gennaio per tutti i soggetti con volume d’affari inferiore a 400mila euro che svolgono attività di «commercio al minuto e assimilate» e che avrà un rodaggio di sei mesi, con moratoria sulle sanzioni – si accompagna ad altre misure della manovra, come la lotteria degli scontrini al debutto da luglio, che intendono mettere sotto osservazione le transazioni verso i consumatori finali.

Il bersaglio più sicuro...

Domanda: basterà? L’invio telematico dei corrispettivi risponde all’esigenza di contrastare un fenomeno a quanto pare piuttosto diffuso. Un fenomeno che, in parte, replica dinamiche analoghe a quelle che il meccanismo della fatturazione elettronica mira a fare emergere per le transazioni business to business.

Si tratta delle situazioni in cui al consumatore finale viene regolarmente rilasciato lo scontrino fiscale o la ricevuta, ma i documenti non vengono annotati, o lo sono solo parzialmente, sul registro dei corrispettivi. Solita beffa: il registro dei corrispettivi viene soppresso, ma nella pratica continuerà a essere utilizzato dai contribuenti perché in determinate situazioni – come nel caso dei resi – si crea un disallineamento tra i dati reali e quelli dell’amministrazione.

Com’è facile intuire, oggi solo un controllo puntuale da parte dell’amministrazione può fare emergere il mismatch tra scontrino rilasciato e annotazione sul registro dei corrispettivi. Ma i controlli, si sa, non sono così frequenti. Ecco allora che con la trasmissione telematica si dovrebbe risolvere almeno questo problema, perché il registratore di cassa di nuova generazione (Rt, registratore telematico) invierà “automaticamente” e in tempo quasi reale i dati degli scontrini all’amministrazione. E non potrà quindi più esserci alcuna discrasia tra gli “scontrini battuti” e quelli effettivamente annotati nel registro dei corrispettivi (tecnicamente, lo scontrino fiscale scompare e viene sostituito da un documento commerciale che potrà servire come “prova d’acquisto” per la garanzia oppure per un cambio merce).

...e quello più problematico

L’invio obbligatorio e automatico dei corrispettivi appare invece piuttosto debole per contrastare chi gli scontrini non li emette affatto. Un po’ come accade per la fattura elettronica, questi strumenti consentono di intercettare truffe e frodi, chi dichiara e non versa, oppure chi versa meno del dovuto, chi fa compensazioni che non deve fare. A ben vedere, preoccupa quel che ribadisce l’Ufficio parlamentare di bilancio nel suo «Rapporto sulla politica di bilancio 2020». E cioè che questi strumenti potrebbero addirittura «incentivare forme di evasione con consenso (cioè quelle in cui esiste un accordo tra acquirente e venditore), ampliando anziché riducendo l’evasione nelle cessioni con il consumatore finale».

Il tema è rilevante. E sposta l’attenzione su come l’amministrazione riuscirà a utilizzare le (nuove) informazioni di cui dispone e con quali nuove competenze. Insomma, siamo a un bivio. Se tutti questi dati saranno utili solo per intercettare le irregolarità di chi emette scontrini/fatture e poi non dichiara, allora avremo fatto un passo utile, ma decisamente parziale. Se invece si avrà la capacità di andare oltre il semplice controllo incrociato dei versamenti e se le Entrate saranno davvero in grado di usare questi dati in modo innovativo per l’analisi del rischio fiscale, allora lo sforzo – specie quello chiesto ai contribuenti onesti – sarà almeno giustificato.

La sfida è sulla capacità di svolgere analisi sull’attendibilità dei margini di ricavo, sugli scostamenti rispetto a comportamenti considerati normali, sul numero e sulla frequenza delle transazioni, anche in relazione a determinati periodi dell’anno (il black friday o le feste natalizie, per esempio) e persino in relazione alle fasi del ciclo economico. Si dovrà poi capire se e come questa attività verrà coordinata con l’uso dell’archivio di rapporti finanziari. E, particolare non irrilevante, che cosa ne farà l’amministrazione finanziaria di tutti i dati (almeno potenziali) relativi ai pagamenti tracciabili.

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