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L’arredo punta su export e bonus

di Giovanna Mancini

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(FOTOGRAMMA)


4' di lettura

Il settore dell’arredamento italiano che si presenta alla 56esima edizione del Salone del Mobile di Milano (dal 4 al 9 aprile alla Fiera di Rho) sembra essersi lasciato alle spalle gli anni bui della recessione. Un universo di 29mila piccole e medie aziende, che dà lavoro a oltre 130mila addetti e che nel 2016 ha visto consolidare la ripresa avviata nel 2015, raggiungendo un valore della produzione di circa 20 miliardi, con un aumento del 2,3% sull’anno precedente.

Tutti i comparti hanno chiuso il 2016 con un segno positivo, grazie al significativo recupero del mercato italiano (+3,1%) trainato dal bonus mobili, ma grazie soprattutto alla scelta – perseguita tenacemente negli anni della crisi – di investire sui mercati esteri, che valgono oggi il 51,3% del settore arredamento nel suo complesso, ma addirittura il 75% per quello dell’illuminazione. Settore, quest’ultimo, che sarà protagonista, insieme all’ufficio, del Salone di quest’anno e che nel 2016 ha registrato una crescita dell’1%, sfiorando quota 2,2 miliardi. Un vero boom di vendite è quello registrato dalle aziende di mobili per l’ufficio, che era stato uno dei comparti dell’arredo più colpiti dalla crisi: nel 2016 il fatturato è cresciuto del 7,5%, con un picco dell’11% sul mercato interno.

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La ripresa dell’Italia è un’ottima notizia per il comparto, ma l’internazionalizzazione resta prioritaria per le imprese e per la federazione che le rappresenta, FederlegnoArredo (Fla).

Il ruolo strategico del Salone
Lo stesso Salone del Mobile è un tassello fondamentale di questa strategia, come ricorda il presidente di FederlegnoArredo, Emanuele Orsini. «Ci attendiamo un’importante presenza di operatori dall’estero – dice – anche grazie al lavoro di promozione fatto oltreconfine con il sostegno dell’Ice e del Mise». L’appeal internazionale della fiera riflette quello del design made in Italy, e si legge nei numeri: l’anno scorso i visitatori professionali in arrivo dall’estero sono stati quasi il 70% del totale e quest’anno il 34% delle oltre 2mila aziende espositrici arriva da oltreconfine.

«Dobbiamo mantenere la centralità di Milano – afferma il presidente del Salone del Mobile Claudio Luti – e lo sforzo delle aziende deve essere investire per portare al Salone innovazione e creatività, mantenendo Milano con unico luogo al mondo dove si trovano le idee e i prodotti nuovi, espressione della creatività e capacità industriale della filiera».

Focus mercati esteri
Rafforzare il brand Salone, dunque, assieme quello made in Italy, per poi poterli esportare e consolidare anche all’estero, come avviene da oltre dieci anni con iSaloni WorldWide di Mosca e, dallo scorso novembre, con il Salone del Mobile di Shanghai, che ha riscosso un grande successo. «Torneremo in Cina il prossimo novembre – dice Orsini – aumentando il numero degli espositori. La Cina è un mercato straordinario, anche nel 2016 ha segnato una crescita del 21,9% e credo che possa raddoppiare entro due o tre anni, raggiungendo i 600-700 milioni».

Tutto pronto per il Salone del Mobile di MIlano

Confermato anche il Salone di Mosca, sebbene il mercato russo continui a dare segnali di incertezza. Ma le aspettative sono di un miglioramento, riscontrabile nel dato delle esportazioni che, sebbene ancora in forte calo nel 2016 (-13,5%), hanno in parte contenuto le perdite (-27% nel 2015).

Il 2016 ha visto anche l’importante conferma della locomotiva Usa che, dopo il +22% del 2015, ha segnato l’anno scorso un ulteriore +8,8%. Bene anche la Francia (primo mercato del design italiano, con 1,3 miliardi di esportazioni, in crescita del 4,9%) e il ritorno della Spagna (+8,5%). Altri mercati su cui si concentra l’attenzione delle aziende e dell’associazione sono l’Iran e il Sudafrica.

Se l’anno scorso l’export di arredo è aumentato meno di quanto previsto (era difficile, del resto, replicare gli ottimi risultati del 2015), la crescita dell’1,6% registrata dal Centro studi Fla è comunque un risultato importante e, pur in mancanza di dati ufficiali, il sentiment tra gli imprenditori è che il 2017 sia partito con una forte accelerazione, soprattutto sui mercati extra europei, a conferma dei numeri pubblicati dall’Istat e relativi a tutto il manifatturiero italiano.

Italia ritrovata (grazie al Bonus)
Tuttavia Orsini sottolinea l’importanza del dato italiano: quella crescita del 3,1% davvero inaspettata, dopo anni di pesanti perdite. La ripresa, spiega Orsini, è legata soprattutto al bonus mobili, che nei primi due anni e mezzo di applicazione (giugno 2013-dicembre 2015) ha generato un fatturato di 3,2 miliardi, salvaguardando 10mila posti di lavoro «a costo zero per il governo», sottolinea il presidente. Che per questo chiede al governo non solo di rinnovare ulteriormente questa misura, ma anche di renderla stabile: «Purtroppo abbiamo perso un’occasione, con il mancato rinnovo del bonus per le giovani coppie – spiega –. Un solo anno non basta: misure di questo genere hanno bisogno di tempo per generare effetti reali. Per questo puntiamo almeno a stabilizzare il bonus tradizionale». Anche perché questo incentivo non sembra aver perso il suo appeal: secondo le stime di Fla, nel 2016 dovrebbe generare valore per ulteriori 1,2 miliardi di euro.

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